Rinnovo del consiglio di amministrazione di MPS e possibili assetti alla presidenza
Rinnovo del consiglio di amministrazione di MPS e possibili assetti alla presidenza

Rinnovo del consiglio di amministrazione di MPS e possibili assetti alla presidenza

Il contesto: verso l’approvazione della lista del consiglio

La procedura per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena è entrata nella fase decisiva. Il consiglio è chiamato ad approvare la lista dei candidati il giorno 3, al termine di un lavoro preparatorio particolarmente intenso che vede coinvolti, tra gli altri, il comitato nomine e l’advisor Korn Ferry.

Le prime indicazioni sui nominativi emersi delineano una strategia chiara da parte dei nuovi soci di riferimento Delfin e il gruppo facente capo a Francesco Gaetano Caltagirone. La linea che si va profilando appare orientata a garantire continuità nella gestione di Luigi Lovaglio come amministratore delegato, affiancandolo però con figure di elevata esperienza, forte competenza tecnica e significativa capacità dialettica all’interno del consiglio di amministrazione.

Il ruolo dei nuovi soci forti e il posizionamento di Passera

Tra i profili che vengono considerati di maggiore rilievo in questa fase rientrano Corrado Passera, l’ex dirigente di UniCredit Carlo Vivaldi e l’amministratore delegato di Acea Fabrizio Palermo, tutti potenzialmente candidabili per incarichi apicali nel futuro assetto di vertice dell’istituto senese.

Particolare attenzione si concentra sulla figura di Corrado Passera. Il suo percorso professionale include ruoli di vertice in Poste Italiane e in Intesa Sanpaolo, l’incarico di ministro dello Sviluppo economico e, più recentemente, la creazione e guida di Illimity, banca di nuova generazione successivamente acquisita da Banca Ifis. Questo curriculum, unito all’età anagrafica e alla consolidata esperienza nel settore, lo rende un candidato naturale per una carica di vertice con funzioni di garanzia e di equilibrio.

Le valutazioni emerse nelle interlocuzioni tra il comitato nomine e Korn Ferry evidenziano come Passera disponga di caratteristiche idonee a una possibile presidenza di MPS, in una fase in cui il gruppo bancario, ampliatosi e divenuto più articolato con l’ingresso di Mediobanca e con la partecipazione del 13,2 per cento di Assicurazioni Generali, necessita di una guida in grado di accompagnare l’evoluzione verso un nuovo polo bancario strutturato.

Il profilo di Corrado Passera e le aspettative sul ruolo

Chi conosce la traiettoria professionale di Passera sottolinea come difficilmente egli accetterebbe un ruolo meramente esecutivo o marginale. In passato, durante il governo Renzi, aveva persino tentato di acquisire il Monte dei Paschi tramite una cordata a capitale prevalentemente estero, operazione che non ebbe seguito e fu superata dall’intervento pubblico di salvataggio dell’istituto.

Alla luce della sua storia manageriale e istituzionale, della complessità crescente del gruppo e del contesto di governance attuale, la sua eventuale nomina alla presidenza assumerebbe un significato non solo operativo ma anche istituzionale, configurandolo come figura di sintesi tra le diverse componenti azionarie e tra banca e autorità di vigilanza.

I criteri di orientamento e le richieste della vigilanza

Le linee guida diffuse da MPS

Banca MPS ha recentemente reso noti i propri criteri di orientamento per la composizione del consiglio di amministrazione, criteri che individuano specifiche esigenze in termini di professionalità, indipendenza, diversificazione delle competenze e adeguatezza complessiva dell’organo. Tali criteri, resi pubblici nei giorni scorsi, sono stati successivamente oggetto di richieste di rafforzamento da parte della Banca centrale europea.

Il ruolo della BCE e la ricerca di una presidenza autonoma

Fonti vicine al dossier evidenziano come la vigilanza europea segua con estrema attenzione il processo di composizione del nuovo consiglio. La BCE attribuirebbe particolare importanza alla individuazione di una presidenza caratterizzata da un’elevata autonomia e da un profilo fortemente istituzionale, in grado di consolidare l’immagine e la stabilità dell’istituto.

La funzione di presidente, secondo questa prospettiva, dovrebbe contribuire a superare tensioni e criticità interne, svolgendo un ruolo di equilibratore tra il management esecutivo, il consiglio di amministrazione e l’azionariato, oltre che tra la banca e l’insieme delle istituzioni coinvolte.

I rapporti interni tra vertice, consiglio e soci rilevanti

Le dinamiche tra amministratore delegato e consiglio

La nuova presidenza è chiamata a inserirsi in un contesto nel quale le relazioni interne non appaiono sempre lineari. Tra Luigi Lovaglio e l’attuale consiglio di amministrazione si sono registrate, nel tempo, divergenze e momenti di tensione, fisiologici in fasi di profondo risanamento e ristrutturazione ma comunque bisognosi di un presidio di governance forte.

Il rapporto con i soci forti Delfin e Caltagirone

La presenza di soci privati fortemente qualificati come Delfin e il gruppo Caltagirone aggiunge un ulteriore livello di complessità. In particolare, tra Lovaglio e Caltagirone è stata più volte segnalata una scarsa sintonia. Una presidenza dotata di autorevolezza e indipendenza potrebbe contribuire a gestire in modo ordinato il confronto tra l’amministratore delegato e i principali azionisti privati, salvaguardando al contempo l’equilibrio complessivo della governance.

Il quadro istituzionale e le indagini sull’azione di concerto

Sullo sfondo delle scelte di governance pesa l’indagine aperta presso la Procura di Milano relativa a una presunta azione di concerto. L’inchiesta riguarda, tra gli altri, lo stesso amministratore delegato Luigi Lovaglio, Francesco Gaetano Caltagirone e il presidente di Delfin Francesco Milleri e coinvolge indirettamente anche il Ministero dell’economia e delle finanze, ancora azionista significativo della banca.

In questo scenario, un presidente in grado di rafforzare i rapporti con il sistema istituzionale e regolatorio e di presidiare il rispetto delle regole in materia di abusi di mercato, partecipazioni rilevanti e vigilanza prudenziale rappresenta un fattore di stabilità particolarmente apprezzato dagli organi di controllo.

I rapporti con Mediobanca, Generali e la filiera finanziaria

L’integrazione con la filiera bancario assicurativa

Il nuovo consiglio di amministrazione dovrà anche governare la delicata integrazione relazionale e strategica con Mediobanca e con Assicurazioni Generali, due istituzioni centrali nel panorama finanziario italiano. La collaborazione con il nuovo management di Mediobanca assume rilievo in un momento in cui l’istituto di Piazzetta Cuccia si prepara a lasciare il listino borsistico dopo circa settant’anni di quotazione.

Parallelamente, sul versante assicurativo, restano aperte le valutazioni strategiche rispetto a Generali, dove l’amministratore delegato Philippe Donnet è in carica dal 2016. Da anni Delfin e il gruppo Caltagirone, entrambi azionisti di peso nel Leone di Trieste, manifestano un orientamento critico nei confronti dell’attuale gestione, con tentativi ripetuti di favorire un cambio ai vertici.

Il ruolo di una presidenza forte nei rapporti di sistema

In questo contesto, una presidenza dotata di una rete consolidata di relazioni nel mondo bancario, industriale e istituzionale potrebbe agevolare un dialogo costruttivo con Mediobanca e Generali, garantendo che le scelte strategiche di MPS siano coerenti con una corretta integrazione nella filiera bancario assicurativa nazionale, senza compromettere l’autonomia gestionale della banca senese.

La posizione degli azionisti privati e la figura di Nicola Maione

Le informazioni circolate finora non consentono di cogliere appieno le intenzioni dettagliate degli azionisti privati, che mantengono un profilo di grande riservatezza sulle scelte specifiche di lista. Si ritiene tuttavia che una presidenza forte affidata a Corrado Passera potrebbe essere considerata positivamente, anche da chi ha apprezzato finora l’attività di mediazione svolta da Nicola Maione.

Maione, avvocato con studio a Roma, è stato indicato dal Ministero dell’economia e delle finanze nel consiglio di amministrazione nel 2017 e ha gestito con equilibrio una fase particolarmente complessa per la banca, contribuendo a mantenere un dialogo aperto tra l’azionista pubblico, il management e il mercato. Il suo profilo resta di interesse e si ipotizza che possa essere destinato a ulteriori incarichi di rilievo, ad esempio alla presidenza di una società partecipata dal governo che prevede il rinnovo dei vertici nel prossimo mese di aprile.

La composizione della lista e le prossime tappe procedurali

Dalla lista lunga alla lista definitiva

In questa fase, sia Passera sia Maione risultano inclusi nella cosiddetta lista lunga dei candidati, attualmente composta da circa trenta nominativi. Il consiglio di amministrazione, nella riunione del giorno 3, dovrà ridurre questa rosa a venti candidati che andranno a costituire la lista ufficiale da sottoporre all’assemblea.

La definizione dell’equilibrio complessivo in termini di competenze settoriali, indipendenza, presenza di figure espressione dei principali soci e rispetto dei criteri di orientamento e delle indicazioni della BCE costituirà il fulcro della deliberazione consiliare.

L’assemblea del 15 aprile e le nuove regole della Legge Capitali

Il passaggio decisivo è fissato per il 15 aprile, data in cui l’assemblea dei soci di MPS sarà chiamata a deliberare sui singoli componenti del consiglio di amministrazione, applicando per la prima volta le nuove prescrizioni introdotte dalla cosiddetta Legge Capitali. Le modifiche normative prevedono, tra l’altro, una diversa disciplina delle liste e delle modalità di voto, rafforzando il ruolo dell’assemblea nelle scelte di governance e incidendo in modo sostanziale sulla dinamica dei rapporti tra azionisti di maggioranza relativa, soci di minoranza e mercato.

La combinazione tra i nuovi strumenti offerti dalla Legge Capitali, le indicazioni di vigilanza della BCE, la presenza di soci privati di rilievo e l’esigenza di stabilizzare definitivamente il posizionamento di MPS nel sistema bancario nazionale rende il processo appena avviato una tappa cruciale non soltanto per l’istituto senese ma, più in generale, per l’evoluzione della governance bancaria in Italia.