Mercato del lavoro in rallentamento e segnali di fragilità nelle fasce più giovani
Mercato del lavoro in rallentamento e segnali di fragilità nelle fasce più giovani

Mercato del lavoro in rallentamento e segnali di fragilità nelle fasce più giovani

I dati diffusi dall’Istat delineano un quadro meno solido di quanto spesso rappresentato nel dibattito politico. A febbraio gli occupati diminuiscono di 29 mila unità rispetto al mese precedente, con una contrazione più evidente tra i 25 e i 34 anni, fascia che registra un arretramento dello 0,6%. La flessione interessa anche il segmento immediatamente successivo e si riflette sugli indicatori principali: il tasso di occupazione scende al 62,4%, quello di disoccupazione sale al 5,3% e il tasso di inattività resta fermo al 33,9%.

Il confronto politico sulle misure per il lavoro

Il dato statistico alimenta una lettura critica da parte delle opposizioni, che contestano l’idea di un mercato del lavoro in piena tenuta. Parallelamente, il Governo valuta ulteriori interventi per rafforzare la qualità dell’occupazione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato la ministra del Lavoro Marina Calderone per esaminare le misure già adottate a sostegno di occupazione e salari. Secondo fonti di Palazzo Chigi, nel colloquio è stata avviata una riflessione su nuovi strumenti diretti a potenziare le politiche del lavoro e a contrastare il lavoro povero, con un possibile provvedimento normativo in prossimità del 1° maggio.

La tenuta su base annua e la crescita dei contratti stabili non basta a compensare le criticità

Nel raffronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, l’occupazione mostra ancora un lieve incremento pari allo 0,1%. Tuttavia, questo dato positivo risulta attenuato dalla forte diminuzione dei contratti a termine, che segnano un calo dell’8,5% per un totale di 226 mila occupati in meno. In controtendenza crescono invece i lavoratori autonomi, sia nel confronto mensile sia in quello annuo. Rimane stabile la dinamica degli over 50, che continuano ad aumentare e confermano una progressiva trasformazione della composizione della forza lavoro.

Le letture delle forze di opposizione

Per Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro nella segreteria nazionale del Pd, i numeri impongono di abbandonare ogni narrazione rassicurante, perché le difficoltà del mercato del lavoro appaiono rilevanti sia sul piano congiunturale sia su quello tendenziale. Più dura la posizione dei parlamentari del M5S delle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato, che parlano di un mercato del lavoro divenuto patologico nell’era Meloni, denunciando in particolare la progressiva esclusione dei giovani e un conseguente invecchiamento forzato degli occupati.

La trasformazione della platea occupazionale

La lettura dei dati conferma effettivamente uno spostamento strutturale. A febbraio gli occupati over 50 hanno raggiunto quota 10 milioni 393 mila, con un aumento di 432 mila unità rispetto allo stesso mese del 2025. Il confronto di lungo periodo rende il fenomeno ancora più evidente: nel febbraio 2006 gli occupati in questa fascia erano 5 milioni 63 mila. Ne emerge un mercato del lavoro che si regge sempre più sulla permanenza al lavoro delle generazioni mature, mentre per i più giovani l’ingresso e la stabilizzazione restano i punti più critici del sistema.

Il nodo della qualità dell’occupazione

Il quadro complessivo mostra quindi una tensione crescente tra quantità e qualità del lavoro, con indicatori che non consentono interpretazioni semplificate. Il rallentamento di febbraio, la debolezza delle fasce giovanili, la riduzione dei contratti a termine e la centralità degli over 50 compongono un insieme di elementi che richiede attenzione normativa e politica. È in questa direzione che si collocano le interlocuzioni tra Palazzo Chigi e il Ministero del Lavoro, mentre il confronto parlamentare resta aperto sulle misure più idonee a incidere davvero sulle condizioni dell’occupazione.