Mercato del lavoro in equilibrio precario e finanza pubblica sotto osservazione Ocse
Mercato del lavoro in equilibrio precario e finanza pubblica sotto osservazione Ocse

Mercato del lavoro in equilibrio precario e finanza pubblica sotto osservazione Ocse

Occupazione in crescita e disoccupazione ai minimi

Livelli occupazionali record e tasso di disoccupazione in calo

Il mercato del lavoro italiano presenta, sul piano statistico, un quadro favorevole. A gennaio il tasso di disoccupazione si attesta al 5,1% configurando il valore più contenuto dall’avvio delle serie mensili dell’Istat, che risale al 2004. Nello stesso mese gli occupati aumentano di 80 mila unità e raggiungono complessivamente 24 milioni e 181 mila persone, livello che rappresenta anch’esso un massimo nel periodo di osservazione. Il tasso di occupazione sale al 62,6% mentre la disoccupazione giovanile scende al 18,9%.

La ministra del Lavoro Marina Calderone qualifica tali risultati come «un traguardo inedito» posto a dimostrazione «del dinamismo e della resilienza» del mercato del lavoro italiano. Il riferimento istituzionale insiste dunque sulla tenuta complessiva del sistema occupazionale, anche in presenza di una congiuntura economica non particolarmente espansiva.

L’aumento degli inattivi e il rischio di scoraggiamento

Se il profilo della disoccupazione appare rassicurante, la dinamica dell’inattività introduce elementi di criticità. Rientrano in questa categoria coloro che non lavorano e non sono alla ricerca di un’occupazione. Nel solo mese di gennaio si registra un incremento di 35 mila inattivi che determina un aumento del relativo tasso fino al 33,9%. Tale indicatore, meno immediato del tasso di disoccupazione, risulta però fondamentale per misurare l’effettivo grado di partecipazione al mercato del lavoro.

Confronto tendenziale e trasformazioni strutturali

Occupazione quasi stabile ma calo marcato della disoccupazione

L’osservazione nel medio periodo evidenzia un quadro più articolato. Tra gennaio 2025 e gennaio 2026 gli occupati crescono di 70 mila unità mentre i disoccupati si riducono di 384 mila. Contestualmente gli inattivi aumentano di 322 mila persone. La sostanziale simmetria tra la riduzione dei disoccupati e l’aumento degli inattivi suggerisce un fenomeno di progressivo scivolamento da una condizione di disoccupazione attiva a una situazione di rinuncia o scoraggiamento nella ricerca di lavoro.

Rispetto alle fasi precedenti, l’espansione occupazionale risulta decisamente attenuata. Dopo un periodo caratterizzato da incrementi mensili dell’ordine di 300 mila 400 mila 500 mila unità, si assiste a una progressiva riduzione dei nuovi occupati su valori compresi tra 50 mila e 70 mila al mese. Il mercato del lavoro continua dunque a crescere ma appare vicino a una soglia di saturazione con quote significative di popolazione che restano ai margini dei processi produttivi.

Tipologie contrattuali e distribuzione per età

La composizione interna dell’occupazione conferma alcune tendenze ormai consolidate. Aumentano i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato più 71 mila unità e crescono in modo rilevante anche i lavoratori autonomi più 195 mila. A fronte di ciò si registra una riduzione degli occupati a termine pari a 196 mila unità. Il sistema produttivo sembra quindi orientarsi verso una maggiore stabilità formale dei rapporti di lavoro, con un contestuale rafforzamento della componente autonoma che assorbe parte del calo dei contratti temporanei.

Sotto il profilo anagrafico l’incremento occupazionale si concentra prevalentemente nelle fasce di età più avanzate. Gli over 50 fanno segnare un aumento di 358 mila occupati. All’opposto si registra una contrazione tra i giovani e nella fascia centrale della forza lavoro. Nella classe 15 24 anni gli occupati diminuiscono di oltre 120 mila unità in un anno, nella classe 25 34 anni si osserva un calo di 5 mila persone e tra i 35 49 anni una riduzione di 162 mila occupati. Il baricentro dell’occupazione si sposta quindi progressivamente verso le coorti più anziane con potenziali ricadute sull’evoluzione della produttività e sulla sostenibilità dei sistemi previdenziali.

Persistenza del divario di genere

Il quadro occupazionale italiano resta caratterizzato da profondi squilibri di genere. Il tasso di inattività femminile supera il 43% mentre il tasso di occupazione delle donne continua a risultare inferiore di 17,4 punti percentuali rispetto a quello maschile. Tali dati evidenziano una partecipazione al lavoro ancora fortemente asimmetrica che incide sia sulla crescita economica potenziale sia sull’autonomia economica delle donne.

Il contesto macroeconomico delineato dall’Ocse

Indebitamento globale e posizione dell’Italia

Le dinamiche del mercato del lavoro si collocano all’interno di uno scenario internazionale caratterizzato da un livello di indebitamento senza precedenti. L’Ocse segnala che il debito globale continua a crescere e ha raggiunto la cifra record di 17 mila miliardi di dollari nel 2025, con una previsione di aumento fino a circa 18 mila miliardi nel 2026. Il debito complessivo mondiale si attesta a 109 mila miliardi di dollari pari a circa il 93% del prodotto interno lordo globale.

In questo contesto l’Italia occupa una posizione particolarmente delicata. Il rapporto debito prodotto interno lordo risulta, secondo l’organizzazione con sede a Parigi, il secondo più elevato dell’area Ocse dopo il Giappone. Pur essendo stato nel 2025 inferiore di 11 punti al picco registrato durante la pandemia, il livello di esposizione finanziaria del Paese rimane tra i più alti in assoluto.

Le raccomandazioni Ocse su bilancio e crescita

Alla luce di tali parametri l’Ocse richiama l’Italia alla necessità di preservare «una traiettoria di bilancio credibile» e di adottare «una politica di bilancio e monetaria credibile e rafforzare le prospettive di crescita». La credibilità delle scelte di finanza pubblica viene così posta al centro del giudizio internazionale sulla sostenibilità del debito italiano. Una gestione prudente dei conti, accompagnata da interventi idonei a stimolare la crescita potenziale, appare condizione imprescindibile per ridurre nel tempo il rapporto debito prodotto interno lordo.

Interdipendenza tra lavoro, crescita e sostenibilità del debito

Partecipazione al lavoro e base imponibile

La coesistenza di un tasso di disoccupazione ai minimi e di una forte espansione degli inattivi pone una questione cruciale per la politica economica. Un’elevata partecipazione al mercato del lavoro non incide solo sul benessere individuale ma anche sull’ampiezza della base imponibile e sulla capacità dello Stato di finanziare, con risorse interne, il servizio del debito pubblico. L’uscita di ampie fasce di popolazione dal circuito lavorativo, specie nelle coorti giovanili e femminili, tende al contrario a comprimere il gettito potenziale e a gravare sui sistemi di welfare.

Struttura occupazionale e resilienza economica

La prevalenza crescente degli occupati più anziani e la riduzione della componente giovanile nella forza lavoro sollevano interrogativi sulla sostenibilità di lungo periodo della crescita italiana. Un mercato del lavoro sbilanciato verso le età più elevate potrebbe risultare meno flessibile nell’assorbire innovazioni tecnologiche e cambiamenti organizzativi, con riflessi negativi sulla produttività. Al tempo stesso il rafforzamento del lavoro autonomo e la riduzione dei contratti a termine delineano una trasformazione del tessuto produttivo che richiede strumenti di tutela e politiche attive adeguate.

Il ruolo del giudizio Ocse nelle scelte interne

Le indicazioni dell’Ocse sulla necessità di mantenere una «politica di bilancio e monetaria credibile» non si limitano a un richiamo formale, ma incidono sul posizionamento dell’Italia nei confronti dei mercati internazionali e degli altri partner dell’area. La combinazione di un mercato del lavoro che mostra segnali di consolidamento e di un debito pubblico strutturalmente elevato rappresenta il perimetro entro cui dovranno essere calibrate le prossime decisioni in materia di spesa pubblica, riforme strutturali e misure di stimolo all’occupazione.