Ordinamento forense, nuovo impulso parlamentare alla revisione della disciplina
La riforma della professione forense, identificata con il numero 2629, torna al centro dell’agenda parlamentare con un passaggio decisivo nelle prossime settimane. Secondo quanto riferito da fonti politiche, il presidente della commissione Giustizia della Camera, Ciro Maschio, ha comunicato che nella prossima settimana verrà messo ai voti l’intero pacchetto degli emendamenti presentati. Si tratta di un segnale concreto che riattiva il percorso di aggiornamento dell’ordinamento degli avvocati, con l’ipotesi di un approdo in Aula nel mese di giugno.
Il quadro politico e il disegno complessivo delle riforme professionali
L’annuncio arriva a breve distanza dall’informativa resa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Parlamento, nel corso della quale è stato richiamato tra gli obiettivi dell’Esecutivo il completamento dell’ambizioso percorso di riforma degli ordinamenti professionali. La revisione della professione forense non rappresenta infatti un intervento isolato, ma si inserisce in una strategia più ampia di riassetto delle professioni.
Nel settembre del 2025 Palazzo Chigi ha infatti dato il via ad altri tre provvedimenti: il disegno di legge 1663, relativo al riordino generale di 15 categorie professionali e attualmente all’esame della commissione Giustizia del Senato, dove risultano ancora mancanti i pareri sulle proposte di modifica; il testo riguardante i profili sanitari; e il provvedimento di aggiornamento dello statuto dei dottori commercialisti ed esperti contabili, identificato con i numeri 2700 e 2628, ora all’esame delle commissioni Affari sociali e Giustizia della Camera.
Le interlocuzioni con l’Avvocatura e il ruolo del Ministero della giustizia
Il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, ha riferito di aver ricevuto rassicurazioni da rappresentanti della maggioranza sulla volontà di procedere spediti nell’esame del testo, dopo una fase di rallentamento alternata a momenti di accelerazione. La riattivazione del confronto parlamentare era già stata sollecitata nei mesi scorsi dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che aveva spinto i componenti della II commissione di Montecitorio a imprimere un’accelerazione ai lavori.
Secondo quanto emerso da ambienti parlamentari di centrodestra, l’obiettivo del Guardasigilli era quello di arrivare all’approvazione della riforma da parte dell’Assemblea prima del referendum del 22 e 23 marzo, nel quale ha prevalso il no. In quella occasione l’Avvocatura aveva sostenuto il sì, come già ricordato da ItaliaOggi il 19 febbraio.
Le prospettive del testo e il nodo dei tempi
Il recupero del dossier 2629 segnala la volontà politica di non disperdere il lavoro finora svolto e di riportare la disciplina forense al centro dell’agenda istituzionale. La votazione degli emendamenti costituirà il passaggio necessario per definire il perimetro della riforma e consentire al provvedimento di proseguire il proprio iter nelle sedi competenti.
In questo scenario, l’attenzione resta concentrata sulla tenuta dei tempi parlamentari e sulla capacità della maggioranza di tradurre in una scelta normativa il percorso di revisione già tracciato per le professioni regolamentate, con la professione forense chiamata ora a misurarsi con il prossimo passaggio decisivo in Commissione.