Impatto dell’intelligenza artificiale sui mercati finanziari e assicurativi italiani
Impatto dell’intelligenza artificiale sui mercati finanziari e assicurativi italiani

Impatto dell’intelligenza artificiale sui mercati finanziari e assicurativi italiani

Dal timore di una bolla alla percezione di una trasformazione strutturale

Il dibattito internazionale sull’intelligenza artificiale ha cambiato rapidamente direzione. In una fase iniziale l’attenzione era concentrata sul rischio di sopravvalutazione dei titoli legati all’IA, con timori di una correzione imminente dopo l’espansione dei multipli e la corsa delle quotazioni. In un momento successivo, tuttavia, la prospettiva si è ribaltata: non più soltanto il dubbio che l’IA fosse una moda passeggera, bensì l’interrogativo opposto, ovvero se l’impatto di tali tecnologie potesse risultare effettivamente dirompente, profondo e ravvicinato nel tempo.

A catalizzare questa inversione di sentiment è intervenuta la diffusione virale di un intervento pubblicato sulla piattaforma X dall’imprenditore statunitense Matt Shumer, che ha assimilato l’evoluzione dell’IA ai primi giorni della pandemia da Covid, inizialmente sottostimata e poi capace di determinare, in poche settimane, cambiamenti radicali. Contestualmente sono stati resi noti nuovi progetti e investimenti in ambito tecnologico e finanziario, tra cui lo sviluppo di modelli avanzati di intelligenza artificiale da parte di operatori come Anthropic e Alibaba e il lancio, nel settore del wealth management, di soluzioni innovative come Hazel.

Le dinamiche di mercato partite da Wall Street si sono estese alla Cina e, in rapida successione, hanno influenzato anche le piazze europee, inclusa Piazza Affari.

Reazione del mercato italiano: focus su risparmio gestito e intermediazione

Vendite massicce nel comparto del risparmio gestito

In Italia, il primo settore finanziario a subire un impatto significativo è stato quello del risparmio gestito. In una sola seduta di Borsa, nella giornata di mercoledì 11 febbraio, alcune società di primo piano hanno registrato flessioni rilevanti: FinecoBank e Banca Mediolanum hanno perso poco più del nove per cento, Banca Generali il sette virgola sei per cento, Azimut il quattro virgola cinque per cento. Due giorni dopo, venerdì 13, una dinamica analoga ha interessato BPER Banca e Banca Popolare di Sondrio.

L’innesco della reazione è riconducibile al contesto statunitense, in particolare al lancio da parte della fintech Altruist di Hazel, soluzione di pianificazione patrimoniale basata su intelligenza artificiale, in grado di automatizzare anche aspetti fiscali complessi. Il mercato ha interpretato l’evento come un segnale di possibile disintermediazione dei tradizionali canali di consulenza, con conseguente compressione delle commissioni e aumento della pressione competitiva sulle reti di consulenti finanziari.

Limiti alla disintermediazione nel contesto regolamentare italiano

L’interpretazione immediata dei mercati è stata tuttavia più rapida che accurata. In ambito nazionale gli operatori richiamano un elemento strutturale che differenzia in modo netto il contesto italiano da quello statunitense. Gli intermediari finanziari, infatti, agiscono già quali sostituti d’imposta e gestiscono in modalità automatizzata una parte rilevante degli adempimenti fiscali dei clienti. Ciò riduce la portata potenziale di modelli che promettono una rivoluzione in chiave esclusivamente fiscale, rendendo meno immediata la prospettiva di disintermediazione tipica dei mercati anglosassoni.

Su tale linea si è espresso Gian Maria Mossa, amministratore delegato di Banca Generali, il quale ha contestato la tesi secondo cui l’intelligenza artificiale sarebbe destinata a sostituire il consulente finanziario, in particolare nel contesto italiano, in cui la gestione del risparmio è tradizionalmente percepita come ambito familiare e fortemente relazionale. I risultati economici e commerciali sembrano al momento confermare questa impostazione: nel 2025 la consulenza finanziaria ha registrato una raccolta netta pari a 60,8 miliardi di euro, dato massimo storico secondo Assoreti, mentre Banca Generali ha chiuso l’esercizio con un utile record di 445,8 milioni di euro e masse in gestione in aumento del nove virgola tre per cento a 113,5 miliardi di euro.

In tale contesto anche analisti internazionali, tra cui Barclays, hanno qualificato come eccessiva la reazione di vendita che ha colpito il comparto.

L’IA come fattore di efficienza e non di sostituzione integrale

Una disruption graduale: il ruolo dei gruppi più digitalizzati

Secondo l’analisi di Alberto Villa, responsabile equity research di Intermonte, la crescente adozione dell’intelligenza artificiale all’interno delle reti di consulenza può certamente incrementarne la produttività, ma non elimina il fabbisogno di fiducia, competenza e relazione personale. Il rischio, evidenzia Villa, è che i mercati stiano incorporando nello stesso arco temporale scenari estremi, sottovalutando la gradualità e la selettività del processo di trasformazione.

L’IA, integrata con criterio nei processi aziendali, può trasformarsi in un fattore competitivo, soprattutto per i gruppi già fortemente digitalizzati. In questa prospettiva, realtà come FinecoBank potrebbero risultare avvantaggiate, potendo sfruttare infrastrutture tecnologiche avanzate per incorporare soluzioni di IA in modo efficiente, dall’analisi dei portafogli alla personalizzazione dei servizi alla clientela.

Impatto sul settore assicurativo: tra nuovi strumenti e vecchie barriere

La riflessione non riguarda solo il risparmio gestito. Il comparto assicurativo, rappresentato in Italia da operatori di grandi dimensioni quali Generali e Unipol, si colloca in una posizione peculiare. In Borsa tali titoli non hanno, per il momento, subito scosse paragonabili a quelle del risparmio gestito. Tuttavia, le compagnie si trovano di fronte a un duplice profilo di impatto.

Da un lato, l’intelligenza artificiale è in grado di affinare i modelli predittivi nella gestione dei sinistri, consentendo analisi più accurate dei rischi, valutazioni più rapide e un miglior utilizzo dei dati storici e in tempo reale. Dall’altro lato, può ridurre le barriere all’ingresso in segmenti assicurativi caratterizzati da prodotti standardizzati, con la potenziale comparsa di nuovi operatori digitali, anche non tradizionalmente assicurativi.

Resta determinante, tuttavia, la specificità del modello distributivo italiano, nel quale la componente agenziale conserva un ruolo centrale sia nel ramo danni sia nel ramo vita. Ancora una volta, il fattore relazionale e la gestione di esigenze complesse limitano la possibilità di una sostituzione secca del modello esistente tramite soluzioni puramente algoritmiche. Villa sottolinea come, nel ramo danni, l’IA possa incidere soprattutto nella riduzione dei costi e nell’efficientamento dei processi, mentre nel ramo vita può rafforzare la qualità della consulenza. Il vero discrimine non è tra sostituzione o sopravvivenza, bensì tra operatori che investiranno con decisione nelle nuove tecnologie e soggetti che resteranno arretrati.

Settori internazionali più esposti e specificità del listino italiano

Andamento di immobiliare, logistica e software negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti la correzione azionaria correlata all’IA ha interessato diversi comparti. I trust quotati specializzati nel real estate hanno risentito del timore di una ulteriore automazione del lavoro e di un possibile impatto sulla domanda di spazi tradizionali per uffici. Parallelamente, i titoli Saas, Software as a service, sono stati oggetto di forti vendite anche a seguito delle dichiarazioni del ceo di Mistral, secondo cui oltre il cinquanta per cento del software aziendale potrebbe migrare, in prospettiva, verso soluzioni native basate sull’intelligenza artificiale.

In tale contesto l’ETF iShares Expanded Tech Software Sector ha perso oltre il venti per cento dall’inizio dell’anno, a testimonianza della profondità del riprezzamento in atto nel segmento software.

La diversa esposizione di Piazza Affari

La struttura del mercato italiano presenta caratteristiche differenti. Il peso del comparto immobiliare quotato è modesto e la rappresentanza del settore software è contenuta, con una presenza ridotta di società specializzate rispetto ai listini statunitensi. Assume quindi maggiore rilievo, nel contesto domestico, il segmento della logistica e della manifattura.

Ignazio Castiglioni, amministratore delegato di Hat Sgr, evidenzia come l’intelligenza artificiale possa agire da acceleratore di efficienza nella gestione dei magazzini, nel coordinamento delle flotte e nell’ottimizzazione dei percorsi di trasporto. In questo caso non si prospetta, secondo Castiglioni, un cambiamento strutturale del modello di business, bensì un potenziale incremento dei margini per quegli operatori che investiranno tempestivamente in soluzioni avanzate di IA. Analoghe opportunità si intravedono nel manifatturiero italiano, dove l’automazione intelligente e l’analisi dei dati potrebbero contribuire a colmare storici deficit di produttività.

La questione strategica della sovranità tecnologica europea

Dipendenza dagli hyperscaler e ruolo dei player emergenti

Al di là delle dinamiche di Borsa, permane un nodo strategico di fondo. Le istituzioni europee richiamano con sempre maggiore frequenza il tema della sovranità digitale, ma il quadro competitivo globale mette in evidenza la forte dipendenza del continente da pochi grandi fornitori di infrastrutture e servizi cloud statunitensi, i cosiddetti hyperscaler.

Nel tentativo di costruire un polo tecnologico europeo alternativo, realtà come Mistral stanno cercando di ritagliarsi uno spazio autonomo nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale di nuova generazione. Tuttavia, la distanza dimensionale rispetto agli operatori statunitensi è significativa: la società francese ha raccolto 1,7 miliardi di euro nel 2025 in un round di finanziamento guidato da ASML, mentre Google ha destinato 100 miliardi di dollari al solo progetto Gemini. I rapporti di forza in termini di capitalizzazione, investimenti e capacità di calcolo restano quindi fortemente sbilanciati.

Ridefinizione dei fondamentali e selezione dei modelli di business

La narrativa di mercato, in questo quadro, si è progressivamente spostata dalla dicotomia tra presenza o meno di una bolla speculativa alla domanda se l’intelligenza artificiale sia effettivamente in grado di modificare i fondamentali economici di interi settori. Se la risposta tende verso l’affermazione, la conseguenza naturale è una più severa selezione tra modelli di business flessibili, capaci di integrare tecnologie avanzate, e strutture rigide, caratterizzate da costi fissi elevati e da un basso grado di digitalizzazione.

Ignazio Castiglioni, in tale prospettiva, individua tra i potenziali beneficiari le realtà di private banking e wealth management dotate di significative capacità di investimento tecnologico, il comparto della logistica industriale e la sanità privata, tutti ambiti nei quali l’adozione dell’IA può rafforzare l’efficienza senza sacrificare la centralità del capitale umano. Al polo opposto si collocano i modelli organizzativi meno adattabili, che rischiano di vedere erosa la propria competitività.

Una risposta ancora emotiva dei mercati

L’esame complessivo delle recenti oscillazioni di Piazza Affari evidenzia come la reazione degli investitori sia stata in larga misura guidata dall’emotività e dall’effetto annuncio, più che da un’analisi puntuale delle peculiarità normative e operative del sistema finanziario e assicurativo italiano. Le forme concrete di integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e distributivi, la tempistica effettiva di diffusione e la capacità dei singoli operatori di governare tale transizione restano profili da valutare con attenzione, oltre l’onda lunga delle prime impressioni di mercato.