Dati dichiarati alla Securities and Exchange Commission statunitense
La documentazione depositata da Intesa Sanpaolo presso la Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti evidenzia una rilevante esposizione verso asset digitali, in particolare Bitcoin, attraverso operazioni di trading proprietario. I dati fotografano la situazione alla fine del 2025, ossia in un momento antecedente alle più recenti correzioni di mercato che hanno portato il valore del Bitcoin intorno a 67mila dollari.
Investimenti in ETF su Bitcoin e altre criptovalute
L’operatività della banca emerge soprattutto tramite fondi quotati che replicano l’andamento di criptovalute. In particolare risultano:
- investimenti per circa 96,1 milioni di dollari in ETF collegati a Bitcoin, tra cui l’Ark 21Shares Bitcoin ETF e l’Ishares Bitcoin Trust ETF
- un ulteriore impegno di quasi 4,4 milioni di dollari in un ETF con sottostante la criptovaluta Solana
Queste posizioni confermano un utilizzo prevalente di veicoli regolamentati come gli Exchange Traded Fund per l’accesso ai mercati cripto, in funzione sia di gestione del rischio sia di maggiore trasparenza rispetto alla detenzione diretta di token.
Strumenti derivati e partecipazioni in società del settore digitale
Opzione put con sottostante correlato a Bitcoin
Nella stessa documentazione è indicata la presenza di un’opzione di vendita con sottostante di 184,6 milioni di dollari riferita a Strategy, società altamente esposta a Bitcoin e quindi caratterizzata da una dinamica di prezzo strettamente correlata all’andamento di tale criptovaluta. La struttura di questa posizione consente alla banca di esporsi ai movimenti del mercato mantenendo la possibilità di mitigare gli effetti di eventuali ribassi significativi.
Partecipazione in Circle Internet Group
Viene inoltre segnalata una partecipazione pari a circa 4,4 milioni di dollari in Circle Internet Group, piattaforma specializzata in valute digitali e infrastrutture legate all’ecosistema delle criptovalute. Tale investimento rientra in una strategia più ampia di presidio delle infrastrutture tecnologiche connesse alla finanza digitale.
Strategia interna di Intesa Sanpaolo sugli asset digitali
Da tempo il gruppo ha avviato una linea di attività dedicata agli asset digitali, affidata a un desk specializzato nel trading e negli investimenti in criptovalute e strumenti collegati. Già nel gennaio 2025 era stata resa nota l’acquisizione di 11 Bitcoin da parte della banca, per un controvalore complessivo di poco superiore a 1 milione di dollari in quella fase di mercato. Il successivo ridimensionamento delle quotazioni ha portato tale lotto a un valore di poco superiore a 700mila dollari, evidenziando la volatilità intrinseca di tali strumenti.
Sperimentazioni su nuovi prodotti di investimento
Parallelamente, il gruppo guidato da Carlo Messina risulta impegnato in attività di test finalizzate alla possibile introduzione di un nuovo strumento quotato, con struttura analoga a un ETF, avente a oggetto criptovalute. L’eventuale lancio di un prodotto di questo tipo sarebbe verosimilmente rivolto a una clientela con profili Mifid compatibili con l’elevato rischio di mercato e operativo proprio degli asset digitali.
Confronto con altri operatori e quadro regolamentare interno
L’operatività di Unicredit
Nel panorama nazionale si registra un approccio diversificato tra i principali istituti. Unicredit, ad esempio, offre già dall’estate precedente un certificato destinato alla clientela professionale, collegato all’Ishares Bitcoin Trust ETF. Si tratta di una soluzione che consente l’esposizione indiretta al Bitcoin tramite uno strumento strutturato, soggetto alla disciplina applicabile ai prodotti complessi e alla relativa profilazione degli investitori.
Posizione delle autorità italiane Bankitalia e Consob
Le scelte dei grandi gruppi bancari italiani devono confrontarsi con un quadro regolamentare e di vigilanza ancora improntato a forte prudenza. Banca d’Italia e Consob, nelle rispettive comunicazioni istituzionali, continuano a sottolineare i rischi associati alle criptovalute, quali:
- marcata volatilità dei prezzi e rischio di perdita integrale del capitale investito
- criticità di natura operativa e tecnologica, inclusi rischi di cyber attack e problemi di custodia
- assenza di un emittente identificabile e di tutele assimilabili a quelle previste per gli strumenti finanziari tradizionali
In tale contesto gli intermediari vigilati sono chiamati a calibrare con estrema attenzione la propria offerta, sia sul piano delle politiche di rischio interne sia sotto il profilo degli obblighi informativi verso la clientela, con particolare attenzione al rispetto della normativa MiFID e alle indicazioni di vigilanza prudenziale.
Prospettive operative per gli istituti bancari italiani
L’evoluzione delle iniziative di Intesa Sanpaolo e Unicredit nel comparto delle criptovalute si colloca in un equilibrio delicato tra innovazione finanziaria e cautele regolamentari. I dati comunicati alla Securities and Exchange Commission, gli investimenti in ETF e derivati collegati a Bitcoin e ad altre criptovalute, nonché le partecipazioni in operatori dell’ecosistema digitale, delineano una fase in cui i maggiori gruppi bancari italiani testano forme di esposizione al settore, mantenendo però un’attenzione costante alle indicazioni di Banca d’Italia e Consob e alla sostenibilità, nel medio periodo, di tali strategie all’interno dei presidi di vigilanza e di governo dei rischi.