Riduzione dell’utile operativo e ritorno ai livelli del periodo Dieselgate
Il principale costruttore automobilistico europeo attraversa una fase di marcata contrazione della redditività. Nel 2025 il gruppo Volkswagen ha registrato un utile operativo pari a 8,9 miliardi di euro, valore che risulta sostanzialmente dimezzato rispetto all’esercizio precedente. Il margine operativo è così tornato su livelli paragonabili a quelli sperimentati nel periodo critico del Dieselgate, con evidenti ripercussioni sulle strategie industriali e occupazionali del gruppo con sede a Wolfsburg.
Piano di risparmio e annuncio degli esuberi
A fronte di questo scenario, la società ha reso noto un intervento di razionalizzazione dei costi di vasta portata. Il management ha annunciato la previsione di circa 50.000 esuberi entro il 2030, nell’ambito di un programma volto a conseguire risparmi per circa 6 miliardi di euro. I colloqui con le rappresentanze sindacali sono programmati per la seconda metà dell’anno, in un contesto già segnato da una fase di confronto particolarmente rigorosa con il sindacato tedesco Ig Metall.
Già nel corso dell’anno precedente le trattative con Ig Metall avevano portato all’individuazione di circa 35.000 esuberi, concentrati in prevalenza sul marchio Volkswagen. Il nuovo intervento di riduzione dell’organico non interesserà soltanto la casa madre, ma si rifletterà anche su altri brand del gruppo, tra cui Audi, Porsche e la controllata specializzata nello sviluppo software Cariad.
La prospettiva del vertice aziendale
L’amministratore delegato Oliver Blume ha qualificato il programma in corso come un piano trasformativo di risparmi destinato a coinvolgere ogni area dell’impresa. Presentando il bilancio, nella veste congiunta di amministratore delegato del gruppo e di Porsche, Blume ha sottolineato come il 2025 sia stato caratterizzato da un contesto macroeconomico e geopolitico complesso, segnato dall’intensificarsi dei dazi, da tensioni internazionali e da un livello particolarmente elevato di concorrenza sui mercati globali.
Il ruolo della Cina nel ridimensionamento dei risultati
Uno dei principali fattori che continuano a incidere negativamente sulla performance del costruttore tedesco è l’andamento del mercato cinese. Dopo anni in cui i risultati del gruppo nella Repubblica Popolare si attestavano stabilmente intorno ai 4 5 miliardi di euro, nel 2025 l’apporto all’utile si è ridotto al di sotto della soglia del miliardo, fermandosi a 958 milioni di euro.
L’analista di Metzler Pal Skirta ha evidenziato che il vero banco di prova sarà rappresentato dal 2027. Solo allora sarà possibile verificare se la nuova offensiva di prodotto dei marchi del gruppo consentirà un effettivo recupero delle quote di mercato in Cina. In questa prospettiva, la società prevede già per quest’anno l’introduzione di 20 nuovi modelli, con aspettative particolarmente elevate riposte nella nuova versione elettrica della Polo.
Impatto di Porsche sui conti di gruppo
La riduzione complessiva dei profitti di Volkswagen è stata fortemente influenzata dalla dinamica dei risultati di Porsche. Gli ingenti investimenti in nuovi modelli, pari a circa 5 miliardi di euro nell’ultimo esercizio, hanno inciso in modo significativo sulla redditività del marchio di lusso. L’utile operativo di Porsche è infatti precipitato da 5,3 miliardi di euro dell’anno precedente a 90 milioni di euro, con una contrazione che ha avuto un effetto diretto sul bilancio consolidato del gruppo.
Dazi statunitensi e componenti straordinarie
Un ulteriore elemento che grava sui conti di Volkswagen è costituito dalla politica dei dazi adottata dagli Stati Uniti. Il gruppo ha quantificato in circa 3 miliardi di euro l’impatto economico riconducibile agli effetti una tantum e ai prelievi doganali applicati alla frontiera statunitense. In assenza di tali oneri straordinari, il risultato operativo del gruppo sarebbe ammontato a circa 17,7 miliardi di euro, valore che evidenzia la distanza rispetto ai dati effettivamente registrati.
Nuove tensioni geopolitiche in Medio Oriente
Alle tensioni geopolitiche e alla guerra dei dazi che hanno contrassegnato lo scorso anno si aggiunge ora l’instabilità derivante dal conflitto in Medio Oriente, con particolare riferimento alla situazione in Iran. L’amministratore delegato Blume ha richiamato l’attenzione sul rilievo di tale area per i marchi premium del gruppo, in particolare Porsche, Audi e Lamborghini, evidenziando come ci si attenda un impatto negativo sulle vendite, pur precisando che non è ancora possibile procedere a una quantificazione attendibile delle ricadute economiche.
Nell’ultimo esercizio le esportazioni di veicoli di lusso dirette verso il Medio Oriente e l’Africa avevano registrato una crescita di circa il 10 per cento, con 421.000 unità vendute in tali mercati. Tale volume rappresenta tuttavia solo il 5 per cento delle vendite complessive del gruppo, con un peso relativo ancora limitato ma strategico per il posizionamento dei marchi nella fascia alta del mercato automobilistico.
Una ristrutturazione in equilibrio tra esigenze economiche e tutela degli asset strategici
Nell’insieme, il quadro che emerge è quello di un gruppo impegnato in una profonda riorganizzazione, nel tentativo di coniugare il contenimento dei costi con la salvaguardia della propria capacità di investimento, della presenza nei mercati chiave e del valore dei brand premium e generalisti che compongono il portafoglio Volkswagen.