Dal denaro fisico ai pagamenti digitali: il contesto di riferimento
La trasformazione tecnologica ha inciso profondamente sulle modalità di pagamento, riducendo progressivamente l’utilizzo di banconote e monete a favore di strumenti digitali quali carte di pagamento fisiche e virtuali, app, wallet e stablecoin. Nel sistema dei pagamenti al dettaglio dell’area dell’euro, mezzi sempre più smaterializzati hanno occupato lo spazio tradizionalmente riservato al contante, che rischia di ridursi a oggetto residuale pur conservando il proprio valore di mezzo di pagamento legale.
In questo quadro la Banca centrale europea ha avviato il progetto dell’euro digitale, concepito come una forma elettronica di moneta di banca centrale destinata ai pagamenti al dettaglio, utilizzabile sia online sia offline, tramite carta fisica o applicazione. L’euro digitale dovrà affiancarsi alle banconote e alle monete, mantenendo tutte le funzioni essenziali del contante massimo livello di sicurezza, affidabilità del valore, protezione della privacy e inclusività, senza porsi come sostituto del denaro fisico ma come strumento complementare nello scenario dei pagamenti.
Sovranità monetaria e dipendenza dai circuiti di pagamento extraeuropei
L’esigenza di un presidio europeo nei pagamenti al dettaglio
La crescente “digitalizzazione del portafoglio” non riguarda soltanto il passaggio da banconote e monete a carte e app, ma anche il ruolo dei soggetti che presidiano le infrastrutture di pagamento. Nell’area dell’euro e nell’Unione europea il ricorso a carte e soluzioni di pagamento per acquisti sia fisici sia online è fortemente concentrato su circuiti e provider con sede extraeuropea, quali Visa, Mastercard, PayPal, Google Pay, Apple Pay, Amazon Pay e, sempre più, soluzioni basate su stablecoin o altre criptoattività.
In prospettiva, se tale tendenza non venisse bilanciata da un’infrastruttura europea robusta, l’area dell’euro rischierebbe di dipendere, per una parte strutturale dei pagamenti al dettaglio, da soggetti non sottoposti direttamente all’ordinamento dell’Unione, con ricadute potenzialmente rilevanti sulla sovranità monetaria, sulla sicurezza dei pagamenti e sulla capacità di trasmettere efficacemente la politica monetaria dell’Eurosistema.
L’allarme della BCE: il contante come mezzo di pagamento sovrano in ritirata
In un recente intervento, Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE e responsabile del progetto euro digitale, ha richiamato esplicitamente tale rischio. Ha ricordato che il contante, definito “nostro mezzo di pagamento sovrano”, sta perdendo terreno con l’accelerazione della digitalizzazione e che circa due terzi delle operazioni con carte effettuate nell’area dell’euro sono oggi gestite da società extraeuropee. Tredici paesi dell’area dell’euro dipendono interamente da circuiti internazionali di carte e, anche nei paesi che conservano un circuito nazionale per carte o pagamenti nel commercio elettronico, come l’Italia, i dati dimostrano una riduzione progressiva delle quote di mercato in favore dei grandi operatori globali.
Declino relativo del contante e implicazioni per l’area dell’euro
Evoluzione delle abitudini di pagamento
Il contante in euro, introdotto nel 2002, continua a costituire moneta con corso legale e resta essenziale per una parte rilevante della popolazione, ma la sua incidenza sui pagamenti quotidiani è in riduzione costante. Le indagini condotte dalla BCE nell’ambito del progetto SPACE mostrano che, nell’eurozona, circa l’ottanta per cento dei pagamenti nei negozi avveniva in contanti nel 2016. Questa quota è scesa al settantadue per cento nel 2019, al cinquantanove per cento nel 2022 e al cinquantadue per cento nel 2024, con una tendenza che rende prevedibile il sorpasso definitivo dei pagamenti digitali, già avvenuto in termini di valore, anche per numero di operazioni.
Tale declino relativo non implica la scomparsa del contante ma segnala un mutamento strutturale dell’ecosistema dei pagamenti. In assenza di un presidio pubblico adeguato nella dimensione digitale, la progressiva marginalizzazione del contante fisico può comportare conseguenze “preoccupanti se non tragiche” per la piena sovranità monetaria dell’area dell’euro e per la capacità dell’Eurosistema di assicurare a tutti i cittadini un mezzo di pagamento effettivamente sicuro, accessibile e universalmente accettato.
L’euro digitale come strumento strategico di politica monetaria e di inclusione
Finalità generali del progetto
La BCE considera l’euro digitale una risposta strategica alle trasformazioni in atto. Tra il 2021 e il 2023 è stata condotta una fase di indagine finalizzata a valutare costi, benefici e possibili criticità della creazione di una versione digitale della moneta di banca centrale destinata al pubblico. Le analisi hanno portato a ritenere necessario procedere alla progettazione di un contante elettronico che mantenga le funzioni essenziali del contante fisico in un contesto completamente digitalizzato.
L’euro digitale è concepito come mezzo di pagamento al dettaglio sicuro, affidabile, universalmente accettato nell’area dell’euro, fruibile senza costi per l’utilizzatore finale, con protezione della privacy paragonabile a quella garantita dalle banconote. Sarà utilizzabile in modalità online e offline, anche tramite carta fisica per chi non abbia dimestichezza con strumenti più avanzati, così da assicurare un elevato grado di inclusività finanziaria.
Privacy, assenza di sorveglianza e limiti ai saldi detenibili
Uno dei profili più delicati riguarda la tutela dei dati personali. La BCE ha chiarito che, attraverso l’euro digitale, non acquisirà informazioni direttamente riconducibili all’identità dei singoli utilizzatori per le operazioni di pagamento, ma solo dati pseudonimizzati o codificati, sufficienti per finalità di sicurezza, prevenzione degli illeciti e gestione tecnica del sistema. Viene pertanto esclusa la creazione di un sistema di sorveglianza centralizzata sui pagamenti individuali, comunemente evocato con la formula “grande fratello”.
Altro aspetto centrale è la compatibilità dell’euro digitale con la stabilità del sistema bancario. Per evitare che i depositi presso gli intermediari vengano sostituiti in misura significativa da saldi in euro digitale, sono previsti limiti stringenti all’ammontare detenibile sia nella modalità online sia, in particolare, nella disponibilità offline. In tal modo si intende garantire che l’euro digitale non diventi strumento di disintermediazione bancaria ma si integri con il sistema esistente, preservando il ruolo delle banche nella raccolta e nell’erogazione del credito.
Relazione con il sistema bancario e opportunità per gli intermediari
La BCE ha più volte sottolineato che il successo del progetto dipenderà dal coinvolgimento attivo degli intermediari e dei prestatori di servizi di pagamento. La piattaforma tecnica dell’euro digitale dovrebbe consentire alle banche e agli altri operatori di ampliare la propria offerta di servizi digitali, raggiungere nuova clientela e sviluppare soluzioni innovative costruite sull’infrastruttura pubblica di base. In questa prospettiva l’euro digitale non è progettato come un concorrente degli intermediari, ma come fondamento comune sul quale essi possano innestare prodotti e servizi a valore aggiunto.
Il percorso normativo dell’euro digitale nel diritto dell’Unione
La necessità di un quadro legislativo specifico
La BCE non dispone, in via autonoma, del potere di emettere una versione digitale dell’euro destinata al pubblico senza una base giuridica chiara nel diritto dell’Unione. L’introduzione dell’euro digitale richiede pertanto l’approvazione di un regolamento dell’Unione europea che ne definisca le caratteristiche essenziali, lo status di moneta a corso legale, i diritti e gli obblighi di utenti e prestatori di servizi, nonché i profili di governance e supervisione.
In questo contesto spetta ai co-legislatori, Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea, definire la disciplina primaria, tenendo conto delle indicazioni tecniche e di policy formulate dalla Commissione europea e dalla stessa BCE.
Le tappe istituzionali: Commissione, Consiglio e Parlamento
La Commissione europea ha adottato nel giugno 2023 una proposta legislativa sull’euro digitale, con l’obiettivo di istituire un quadro giuridico specifico nel diritto dell’Unione. Tale proposta ha delineato i principi generali relativi alla natura dell’euro digitale come moneta di banca centrale, al suo utilizzo come mezzo di pagamento al dettaglio nell’area dell’euro e alle forme di cooperazione tra BCE, intermediari e altri prestatori di servizi di pagamento.
Successivamente il Consiglio dell’Unione europea ha approvato nel dicembre 2025 la propria posizione, sostanzialmente in linea con l’impostazione della Commissione. Il Parlamento europeo è chiamato ora ad approvare il Regolamento sull’euro digitale, la cui entrata in vigore è programmata per il mese di maggio dell’anno in corso, salvo modifiche del calendario legislativo.
Con l’adozione della posizione del Parlamento prenderà avvio il cosiddetto trilogo, ossia il negoziato tra Parlamento europeo, Commissione e Consiglio volto a definire un testo condiviso. La durata stimata di questa fase è di circa sei mesi, con l’obiettivo di giungere alla versione definitiva del regolamento tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Solo a valle di tale iter la BCE sarà giuridicamente legittimata a introdurre l’euro digitale come moneta ufficiale dell’area dell’euro in forma elettronica.
Dall’esplorazione alla fase pilota: la roadmap operativa
Fase di studio e sperimentazione tecnica
Dopo la fase di indagine condotta tra il 2021 e il 2023, la BCE ha avviato una successiva fase di preparazione e test, in corso dal novembre 2023 e destinata a concludersi nell’ottobre 2025. In tale periodo l’Eurosistema sta esaminando diverse soluzioni tecniche per l’architettura dell’euro digitale, valutando scenari di utilizzo online e offline, modelli di distribuzione attraverso gli intermediari e modalità di integrazione con le infrastrutture di pagamento esistenti.
A partire da novembre 2025, l’attenzione si concentrerà sempre di più sul coinvolgimento operativo degli addetti ai lavori, in particolare intermediari bancari e non bancari, prestatori di servizi di pagamento e altri financial services providers, allo scopo di testare sul campo flussi, interfacce e procedure.
La fase pilota e l’introduzione graduale dell’euro digitale
Una fase pilota specifica è programmata con durata di dodici mesi a partire dalla metà del 2027, successivamente all’entrata in vigore del regolamento del Parlamento europeo che conferirà all’euro digitale lo status di moneta avente corso legale nell’area dell’euro. In questa fase si prevede di sperimentare in parallelo le modalità di utilizzo online e offline, in coerenza con le caratteristiche di base delineate da Commissione europea, Consiglio dell’Unione europea e BCE.
Il cronoprogramma complessivo, così come attualmente delineato, prevede che la fase pilota si sviluppi tra il 2027 e il 2028. Al termine di tale periodo, e una volta completata la verifica sul funzionamento operativo, sui profili di sicurezza, sulla protezione dei dati e sull’effettiva inclusività dello strumento, l’euro digitale potrà essere messo a disposizione del pubblico, con ingresso progressivo nei pagamenti quotidiani auspicabilmente a partire dal 2029.
Un nuovo equilibrio tra contante fisico e contante elettronico di banca centrale
L’evoluzione descritta non prefigura la sostituzione forzata del contante ma un ridisegno dell’equilibrio tra forme fisiche e digitali della moneta di banca centrale. Il contante continuerà a svolgere un ruolo essenziale per determinate categorie di utenti e per specifiche esigenze, mentre l’euro digitale è destinato a costituire il corrispettivo elettronico del denaro pubblico in un ambiente in cui gli strumenti digitali rappresentano la forma prevalente di pagamento.
In tale prospettiva il progetto dell’euro digitale si inserisce in una più ampia strategia europea per assicurare che la transizione verso la piena digitalizzazione dei pagamenti avvenga nel segno della sovranità monetaria dell’area dell’euro, della sicurezza giuridica, della tutela dei dati personali e della parità di accesso per tutti i cittadini, indipendentemente dal livello di alfabetizzazione digitale o dalla posizione geografica.