Un sostegno mirato, non un nuovo bonus generalizzato
Un sostegno mirato, non un nuovo bonus generalizzato

Un sostegno mirato, non un nuovo bonus generalizzato

Il tema degli incentivi torna al centro del dibattito sull’automotive, ma con un perimetro molto più ristretto rispetto al passato. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy sta infatti valutando un intervento selettivo, destinato non alle autovetture in generale, bensì ai veicoli commerciali e ad alcune categorie ben individuate. L’obiettivo dichiarato è duplice: favorire il rinnovo del parco circolante e sostenere una domanda ancora debole, in un mercato che non ha ancora recuperato una dinamica stabile.

Nel corso di un intervento a una conferenza di Federauto dedicata alle criticità del comparto, il ministro Adolfo Urso ha chiarito l’orientamento dell’Esecutivo. Dopo aver rivendicato il ruolo dell’Italia nella revisione delle regole ambientali europee, ha spiegato che l’intenzione è quella di predisporre «incentivi mirati per i veicoli commerciali e alcune categorie specifiche in modo da facilitare il rinnovo del parco circolante e sostenere la ripresa del mercato».

Tra le ipotesi allo studio potrebbe rientrare anche la riqualificazione elettrica dei veicoli commerciali con motore a combustione interna, soluzione che il Ministero considera coerente con una strategia di transizione meno uniforme e più aderente alle esigenze operative delle imprese.

Le valutazioni in corso e i limiti dell’intervento

Fonti ministeriali precisano che le analisi sono ancora aperte e che non risultano definiti né gli importi né i tempi di attuazione. Resta però esclusa, almeno per ora, ogni prospettiva di incentivo rivolto alle automobili private. La scelta si colloca in netta continuità con la linea già seguita dal Ministero, che aveva promosso lo scorso anno il pacchetto predisposto dal Ministero dell’Ambiente, con contributi fino a 11mila euro per l’acquisto di un veicolo completamente elettrico e una dotazione complessiva poco inferiore ai 600 milioni di euro.

Quel plafond si esaurì nel giro di 24 ore, segnando un forte impatto sul mercato nell’immediato. L’effetto di quella misura sembra aver sostenuto il primo trimestre di quest’anno, chiuso con quasi 486 mila immatricolazioni e una crescita del 9,4% rispetto al 2025. Tuttavia, i segnali più recenti mostrano un rallentamento della spinta iniziale, confermato anche dalle rilevazioni meno favorevoli sulle aspettative dei concessionari.

La posizione del governo sugli aiuti all’acquisto

Urso ha ribadito in più occasioni la contrarietà a incentivi universali, considerati «inefficaci» per rilanciare la produzione nazionale. Secondo questa impostazione, gran parte dei benefici finirebbe per favorire modelli importati e, nel segmento elettrico, soprattutto prodotti cinesi. Da qui la scelta di orientare gli strumenti pubblici sul lato dell’offerta, con misure più coerenti con la struttura industriale italiana.

I numeri del settore spiegano la prudenza dell’Esecutivo. Il 2024 si è chiuso con appena 238 mila automobili prodotte, in calo del 19,8%, e con 474 mila veicoli complessivi. Per l’anno in corso si prospetta un recupero soltanto parziale, ancora lontano dall’obiettivo del milione di unità che il governo continua a indicare come traguardo raggiungibile in prospettiva.

Il confronto europeo e il nodo della transizione ambientale

Nel suo intervento, il ministro ha inoltre rilanciato le critiche alle «folli idee» del Green Deal europeo, riaffermando il ruolo di primo piano svolto dall’Italia nel processo di revisione delle norme. Pur riconoscendo l’apertura al cambiamento del quadro regolatorio, il governo giudica insufficiente la proposta presentata dalla Commissione.

Le modifiche proposte da Bruxelles

La Commissione europea ha prospettato una riduzione dell’obiettivo di taglio delle emissioni di CO2 previsto per il 2035, portandolo dal 100 al 90%. La proposta dovrà ora essere esaminata e negoziata dal Parlamento europeo e dagli Stati membri, in un contesto in cui le posizioni appaiono ancora molto distanti tra loro.

Resta quindi aperta la partita sui futuri strumenti di sostegno al settore, tra esigenze industriali, vincoli ambientali e capacità effettiva delle imprese di reggere la transizione, mentre il confronto politico ed economico continua a concentrarsi sul punto di equilibrio tra decarbonizzazione e tenuta produttiva.

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