Il quadro dell’assemblea e le posizioni degli investitori istituzionali
Il quadro dell’assemblea e le posizioni degli investitori istituzionali

Il quadro dell’assemblea e le posizioni degli investitori istituzionali

Mps, assemblea e assetto del voto: il ruolo decisivo dei principali soci nella scelta del nuovo consiglio

Alla vigilia dell’assemblea di Mps chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione, il confronto tra i soci appare sempre più serrato. L’attenzione è concentrata soprattutto sul comportamento dei principali investitori istituzionali, destinati a incidere in modo rilevante sull’esito della votazione. Tra le indicazioni emerse nelle ultime ore, Norges ha confermato il proprio orientamento favorevole alla lista Plt, presentata dalla famiglia Tortora e con Luigi Lovaglio indicato per la carica di amministratore delegato.

In senso opposto si colloca invece Vanguard, che secondo indiscrezioni sarebbe orientato a sostenere la lista espressa dal consiglio uscente, nella quale Fabrizio Palermo è candidato alla guida della banca. La composizione effettiva del voto resta tuttavia incerta, poiché fino all’apertura dell’assemblea continueranno a essere possibili nuovi depositi di titoli. Per questo motivo, la stima di partecipazione resta prudenziale e si attesta attorno al 70% del capitale.

Il peso delle grandi partecipazioni e le possibili ricadute sul voto

Il profilo delle posizioni assunte dai grandi gestori assume particolare rilievo anche per l’entità delle partecipazioni detenute. Norges risulta titolare del 2,4% del capitale di Mps, Blackrock è salito al 5,1% e Vanguard detiene il 3,1%. Tra queste indicazioni, la scelta di Blackrock, guidato da Larry Fink, spicca per il suo valore sistemico, anche perché si pone in contrasto con le raccomandazioni formulate dai proxy advisor Iss e Glass Lewis, entrambi favorevoli alla lista del consiglio uscente.

La decisione del gestore americano sembra collegata non solo alla presenza di Lovaglio tra i candidati, ma anche alla strategia industriale che mira a portare avanti il progetto di integrazione tra Mps e Mediobanca, inserito nel piano annunciato un anno fa in occasione dell’approvazione dell’aumento di capitale funzionale all’Ops su Piazzetta Cuccia. Un ruolo non secondario avrebbe inoltre avuto il contributo di Vittorio Grilli, già consulente di Lovaglio nel periodo della scalata a Mps e successivamente divenuto presidente di Mediobanca.

Le decisioni attese da Delfin e Banco Bpm

Un passaggio particolarmente delicato riguarda le riunioni dei consigli di amministrazione di Delfin e Banco Bpm, chiamati a definire il rispettivo orientamento di voto. Delfin, primo azionista di Mps con il 17,5%, è considerata la partecipazione più influente dell’intero confronto, mentre Banco Bpm detiene un ulteriore 3,7% del capitale.

La holding riconducibile agli eredi Del Vecchio potrebbe infatti risultare determinante nell’indirizzare la composizione del futuro vertice. Se il voto dovesse convergere sulla candidatura di Lovaglio, il peso di Delfin diventerebbe decisivo per rafforzare la posizione di chi avrebbe auspicato la sua conferma alla guida del gruppo. Tuttavia, secondo alcune fonti, appare più plausibile una scelta di astensione oppure di sostegno ad Assogestioni, anche in considerazione dei possibili riflessi reputazionali e dei rischi connessi al contesto giudiziario, nel quale risultano indagati Milleri e Lovaglio con Caltagirone per ipotesi di concerto sulla scalata a Mediobanca.

Gli effetti della nuova disciplina sulla composizione del consiglio

Anche nell’ipotesi in cui la lista del consiglio uscente dovesse risultare la più votata, il meccanismo di composizione dell’organo amministrativo resterebbe complesso. La nuova disciplina prevede infatti un ballottaggio sui 20 nominativi indicati dalla lista prevalente, con l’effetto che circa metà dei candidati resterebbe esclusa dal consiglio, composto complessivamente da 15 membri, mentre i seggi residui sarebbero attribuiti alle minoranze.

La stessa logica si applicherebbe ai nomi di vertice, incluso il presidente Nicola Maione e il candidato amministratore delegato Fabrizio Palermo, che non sembrano rappresentare la prima scelta di Delfin per i rispettivi incarichi. In questo scenario, il voto dei grandi soci può incidere non soltanto sulla prevalenza di una lista, ma anche sulla concreta fisionomia del nuovo assetto apicale della banca.

Le valutazioni del fronte Caltagirone

Nella stessa giornata si sono riuniti anche i consigli di amministrazione della holding Caltagirone e della non quotata Fgc, entrambe titolari dei pacchetti riconducibili all’imprenditore romano e complessivamente pari al 13,5%. I consigli avrebbero fatto proprio il parere del comitato degli indipendenti istituito a gennaio, composto dall’ex ministro dell’economia Giovanni Tria, dall’ex presidente Consob Giuseppe Vegas e dall’avvocato cassazionista Roberto Santi.

Allo stato, non emergono elementi idonei a modificare l’orientamento originario a sostegno della lista espressa dal consiglio uscente, mentre il voto finale resta affidato agli ultimi equilibri tra fondi internazionali, investitori strategici e soci industriali. In questo contesto, sarà la combinazione tra le adesioni già emerse e le decisioni ancora da assumere a definire la prossima architettura di governance di Mps.