Un quadro più ordinato, ma non meno delicato
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Un quadro più ordinato, ma non meno delicato

Rc Auto e natanti: il contenzioso cambia volto tra selezione delle cause, peso delle riserve e disuguaglianze territoriali

Il Bollettino statistico IVASS sul contenzioso assicurativo nel comparto R.C. Auto natanti 2024 restituisce un’immagine meno affollata rispetto al passato, con cause pendenti in diminuzione e riserve complessivamente più contenute rispetto al 2020. Il dato, però, non va letto come un semplice segnale di fisiologico alleggerimento. Dietro la riduzione numerica emergono ancora differenze marcate nella distribuzione geografica delle controversie, nella loro intensità economica e nella capacità del sistema di assorbirle.

Il confronto disponibile resta necessariamente limitato all’esercizio 2020, poiché IVASS segnala l’assenza dei dati relativi al triennio 2021 2023 senza ulteriori precisazioni. Ne deriva una base comparativa ridotta, che impone prudenza nell’interpretazione delle dinamiche osservate.

Cause pendenti e valore economico della lite

A fine 2024 le controversie ancora aperte nel settore Rc Auto e natanti risultano pari a 175.223, con una flessione del 12,7% rispetto all’inizio dell’anno e del 18,7% rispetto al 2020. La componente civile rappresenta la quasi totalità del fenomeno, arrivando al 98,6% del totale. L’indice di smaltimento si colloca al 30,3%, un livello sostanzialmente allineato a quello registrato nel 2020.

Accanto alla quantità, resta rilevante la dimensione economica del contenzioso. Gli importi a riserva sfiorano i 4,5 miliardi di euro e il riservato medio si attesta a 25.545 euro. La media, tuttavia, è fortemente condizionata dalle controversie penali e dai sinistri con danni alla persona, che innalzano sensibilmente l’esposizione complessiva. Il dato conferma che, nel contenzioso assicurativo, non conta soltanto il numero delle liti, ma soprattutto la loro qualità e il tipo di pretesa azionata.

Il primo grado come snodo decisivo

Il baricentro del fenomeno resta il contenzioso civile di primo grado, che assorbe il 93,8% delle cause e l’87,7% degli importi riservati. All’interno di questo segmento si coglie una netta differenza tra Giudice di pace e Tribunale. Davanti al primo si concentra l’86,2% delle cause, mentre il peso economico maggiore si sposta sul secondo, dove il riservato medio raggiunge circa 110 mila euro, contro quasi 10 mila euro nel giudizio innanzi al Giudice di pace.

La lettura è chiara: il contenzioso seriale continua a concentrarsi nei procedimenti di valore più contenuto, ma il rischio patrimoniale vero si addensa nelle controversie più complesse, dove il costo potenziale della decisione diventa sensibilmente più alto.

Imprese vigilate e imprese non vigilate

Il bollettino evidenzia anche una significativa differenza tra imprese vigilate e non vigilate. Le prime concentrano il 93,8% delle riserve complessive, con importi medi più elevati ma anche con indicatori di smaltimento più efficienti. Questo dato segnala che l’assetto organizzativo, la gestione tecnica delle riserve e la capacità di definizione delle pratiche incidono in modo diretto sull’equilibrio del contenzioso.

La distribuzione territoriale delle controversie

Uno degli elementi più rilevanti dell’analisi riguarda la forte disomogeneità geografica. L’incidenza della riserva per contenzioso civile di primo grado sul totale nazionale è pari al 22%, ma cresce al 33,4% nel Sud e si riduce al 14,1% nel Nord. La Campania si distingue in modo particolare, con un’incidenza del 40,4% e un assorbimento di circa un quarto degli importi riservati del contenzioso civile, pur in presenza del riservato medio più basso, pari a 14.588 euro.

La lettura di questo dato è significativa. Nelle regioni meridionali il ricorso al giudice appare più frequente anche per controversie di gravità ordinaria, mentre nel Nord l’azione giudiziaria sembra più selettiva e orientata ai casi di maggiore impatto economico. In questa prospettiva, la geografia del contenzioso non rappresenta un elemento accessorio, ma un fattore strutturale che incide su costi, strategie difensive e politiche di liquidazione.

Esiti processuali e convenienza della definizione anticipata

Nel 2024 sono state definite 71.879 cause civili di primo grado. Le transazioni incidono per il 44,6%, le rinunce agli atti per il 10,8%, le soccombenze della compagnia per il 22,9% e le sentenze favorevoli all’impresa per il 21,7%. Le rinunce hanno generato un risparmio stimato in circa 59 milioni di euro, mentre le pronunce favorevoli alle compagnie hanno comportato un beneficio economico di circa 101 milioni di euro.

IVASS collega la riduzione del contenzioso anche al passaggio al ricorso previsto dalla riforma Cartabia, che avrebbe inciso sulle cosiddette cause fantasma, rendendo necessario il deposito dell’atto e il pagamento anticipato del contributo unificato. La chiave interpretativa è plausibile e, sul piano operativo, coerente con la logica di un accesso più selettivo al giudizio. Eppure un limite resta evidente: la mancanza dei dati 2021 2023 impedisce di misurare con precisione il peso effettivo di tale riforma sul calo osservato. Il segnale, dunque, è significativo, ma non consente letture affrettate.

Un sistema che premia la selezione del rischio

Nel complesso, il nuovo quadro mette in evidenza un sistema nel quale la scelta di agire in giudizio diventa più ponderata e, al tempo stesso, più costosa sul piano strategico. Le imprese che dispongono di strutture più solide sembrano meglio attrezzate a governare sia il volume delle controversie sia la loro evoluzione economica. Dove il contenzioso è più concentrato territorialmente, invece, la pressione sulle riserve resta elevata e il margine di manovra più stretto. In questo equilibrio ancora fragile si misura oggi la reale tenuta del settore assicurativo Rc Auto e natanti.

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