La copertura assicurativa dei danni da eventi naturali sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nella gestione del rischio d’impresa. Un recente Discussion Paper di ANIA, elaborato su un campione di oltre 2,3 milioni di imprese e integrato con dati di bilancio e indicatori territoriali di pericolosità fisica, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari Venezia e l’Università di Messina, offre un quadro puntuale della domanda di polizze CAT NAT da parte delle società di capitali italiane.
Lo studio mette in evidenza un dato di fondo: la consapevolezza del rischio naturale non si traduce automaticamente in una maggiore propensione ad assicurarsi. In un Paese esposto a terremoti, alluvioni, esondazioni e frane, la domanda di coperture specifiche resta contenuta, con livelli di adesione nettamente inferiori rispetto a quelli registrati in altri ordinamenti europei.
La fragilità del territorio italiano è un elemento ormai noto. Gli eventi calamitosi degli ultimi anni hanno mostrato con chiarezza quanto elevato possa essere l’impatto economico di questi fenomeni e quanto limitata sia, da sola, la capacità di risposta del settore pubblico. L’alluvione in Emilia Romagna del maggio 2023, con danni superiori a 9 miliardi e decine di migliaia di sfollati, così come gli episodi verificatisi in Toscana nel novembre 2023 e nelle Marche nel settembre 2022, hanno reso evidente che la protezione assicurativa non è più una variabile accessoria.
La struttura del tessuto produttivo incide più dell’esposizione pura
L’analisi condotta da ANIA evidenzia che la diffusione delle polizze CAT NAT varia in modo significativo in base alla dimensione dell’impresa, al settore di attività e alla localizzazione geografica. Le società di capitali di maggiori dimensioni risultano in media più assicurate, mentre micro e piccole imprese presentano tassi di copertura sensibilmente più bassi.
Il campione esaminato conferma una sottoassicurazione marcata. Nel 2024 risulta coperta soltanto una quota minoritaria delle imprese considerate, pari a circa il 17% per il rischio terremoto e al 19% per alluvioni ed esondazioni, mentre la protezione contro frane e smottamenti resta su livelli ancora più ridotti. Anche la presenza di una polizza incendio non comporta necessariamente l’estensione automatica alla componente catastrofale.
Questa dinamica non dipende unicamente dal costo del prodotto. Pesano in modo decisivo la capacità organizzativa dell’impresa, la sua familiarità con gli strumenti di risk management, il ruolo degli intermediari e il grado di interlocuzione con banche e partner commerciali. La dimensione aziendale, in particolare, continua a rappresentare un fattore discriminante nella scelta assicurativa.
Esposizione territoriale e comportamento assicurativo non coincidono sempre
Uno degli elementi più significativi emersi dal Paper è il disallineamento tra rischio effettivo e domanda di copertura. L’analisi territoriale mostra che non sempre le aree maggiormente esposte sono anche quelle con la maggiore diffusione di polizze CAT NAT. In diversi territori caratterizzati da un elevato rischio idraulico, sismico o da frana, il ricorso all’assicurazione rimane limitato.
Le elaborazioni statistiche confermano una relazione positiva tra esposizione al rischio e probabilità di assicurarsi, soprattutto in relazione a terremoti e alluvioni. Tuttavia, tale relazione appare debole. Il rischio fisico, dunque, incide, ma non è sufficiente a generare un mercato maturo della protezione. Il protection gap, vale a dire la distanza tra protezione necessaria e protezione effettivamente acquistata, resta ampio.
Questo dato suggerisce che il problema non riguarda soltanto l’offerta di polizze, ma anche il modo in cui il rischio viene percepito dalle imprese. Molti operatori continuano a confidare in una bassa probabilità di accadimento, nell’intervento successivo delle istituzioni o nella capacità di assorbire internamente il danno. È una valutazione che, alla luce dell’intensificarsi degli eventi estremi, mostra limiti sempre più evidenti.
Dal rischio ignorato alla gestione preventiva
Il tema assume particolare rilievo alla luce dell’obbligo assicurativo introdotto per le imprese in relazione a determinati rischi catastrofali. La previsione normativa può ampliare in modo significativo la platea dei soggetti coperti, ma il suo effetto dipenderà dalla concreta struttura delle polizze, dalla trasparenza contrattuale e dalla sostenibilità economica dei premi.
La copertura assicurativa, per essere realmente efficace, deve inserirsi in una strategia più ampia di prevenzione e continuità operativa. Adeguamento degli immobili, manutenzione, pianificazione delle emergenze, valutazione corretta dei beni e analisi dei punti di vulnerabilità sono elementi che non possono essere separati dalla protezione assicurativa. Sul piano giuridico e gestionale, prevenzione e trasferimento del rischio devono procedere insieme.
Il ruolo delle imprese e del sistema assicurativo
Il messaggio che emerge dallo studio è chiaro: la crescita del mercato CAT NAT non può essere affidata soltanto alla spinta normativa. Serve una maggiore consapevolezza da parte delle imprese, ma anche un’offerta assicurativa capace di dialogare con le esigenze reali del tessuto produttivo. In questo percorso hanno un ruolo decisivo anche gli intermediari, il sistema bancario e le istituzioni, chiamati a sostenere una diversa cultura della protezione.
La copertura contro le catastrofi naturali non deve essere letta come un mero adempimento, ma come uno strumento di stabilità economica e continuità aziendale. Proprio questa è la prospettiva che consente di comprendere il valore sistemico delle polizze CAT NAT, soprattutto in un contesto in cui il rischio naturale non rappresenta più un’eccezione, ma una componente strutturale dell’attività d’impresa.
È in questo quadro che il mercato assicurativo, la disciplina normativa e la gestione d’impresa finiscono per intrecciarsi in modo sempre più stretto, rendendo la protezione dai rischi naturali una questione centrale per la tenuta dell’intero sistema produttivo italiano.
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