Risposte generate dall’intelligenza artificiale e tutela del pluralismo informativo: il ruolo di Agcom e dell’Unione europea
Risposte generate dall’intelligenza artificiale e tutela del pluralismo informativo: il ruolo di Agcom e dell’Unione europea

Risposte generate dall’intelligenza artificiale e tutela del pluralismo informativo: il ruolo di Agcom e dell’Unione europea

L’intervento dell’Autorità italiana: verso una segnalazione alla Commissione europea

L’evoluzione dei motori di ricerca verso modelli basati su intelligenza artificiale generativa pone in primo piano il rapporto tra grandi piattaforme digitali ed editori. In questo contesto l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sta predisponendo una segnalazione formale alla Commissione europea in qualità di Coordinatore nazionale dei Servizi Digitali ai sensi del Digital Services Act.

Durante il convegno “Epistemia, conoscenza, AI e società” organizzato dall’Università La Sapienza, il presidente Agcom Giacomo Lasorella ha anticipato l’imminente iniziativa istituzionale, richiamando espressamente il caso delle funzionalità “AI Mode” di Google e ricordando che un primo passo analogo è già stato compiuto dall’Autorità omologa tedesca. Secondo Lasorella ci si troverebbe di fronte a un caso particolarmente evidente di impatto sui meccanismi di formazione e circolazione dell’informazione.

Tre componenti del Consiglio Agcom Laura Aria, Massimiliano Capitanio e Antonello Giacomelli hanno tuttavia precisato che il procedimento non è stato ancora deliberato e che l’istruttoria è in corso. La questione sarà discussa in una prossima riunione del Consiglio, nella quale dovrà essere valutata l’eventuale trasmissione alla Commissione europea di una segnalazione formale sulla condotta della piattaforma.

AI generativa nei risultati di ricerca e diritti informativi dei cittadini

Il cuore del problema non riguarda soltanto i rapporti economici tra editori e piattaforme, ma anche la struttura stessa dell’ecosistema informativo europeo. Il presidente Lasorella, riflettendo sugli effetti della consultazione di contenuti tramite modalità quali “AI Mode”, ha richiamato il rischio che l’utente si limiti alla risposta sintetica prodotta dall’algoritmo, senza accedere ai singoli articoli giornalistici.

In questa prospettiva è stata evocata la possibile compressione del diritto dei cittadini a fruire di una pluralità di fonti informative, diritto che trova riconoscimento nell’articolo 3 dell’European Freedom Act, a tutela del pluralismo e della libertà di informazione nello spazio europeo. Il tema non è solo quantitativo, in termini di accesso, ma anche qualitativo: se la risposta generata dall’intelligenza artificiale diventa il punto di arrivo della ricerca, si modifica l’architettura stessa del dibattito pubblico e del controllo democratico.

Il reclamo di Fieg e il coinvolgimento dei Coordinatori dei Servizi Digitali

L’attivazione di Agcom trae origine da un reclamo formale presentato a metà ottobre dalla Federazione italiana editori giornali nell’ambito del nuovo quadro europeo dei servizi digitali. Fieg ha chiesto ad Agcom, in quanto Coordinatore nazionale dei Servizi Digitali, di promuovere un’istruttoria davanti alla Commissione europea sull’operato di Google, prospettando una possibile violazione del Digital Services Act con effetti pregiudizievoli per utenti, consumatori e imprese editoriali.

Nel documento di reclamo gli editori descrivono il comportamento della piattaforma come idoneo a incidere pesantemente sulle dinamiche di traffico online. L’inserimento di risposte sintetiche automaticamente generate all’interno della pagina dei risultati di ricerca ridurrebbe il flusso di clic verso i siti che originariamente hanno prodotto i contenuti, con conseguente diminuzione della visibilità delle testate e dei ricavi collegati. Questo fenomeno, secondo la Federazione, mette a rischio il rifinanziamento del giornalismo professionale e la stessa diversità delle fonti informative disponibili per il pubblico.

Fieg segnala inoltre che un’azione parallela è stata intrapresa a livello europeo da Enpa l’Associazione europea degli editori. Analoghi reclami sono stati presentati ai Coordinatori dei Servizi Digitali di altri Stati membri, in un’ottica di possibile intervento coordinato della Commissione, volto a garantire un’applicazione omogenea del Digital Services Act rispetto alle nuove funzionalità basate su intelligenza artificiale.

AI Overviews e AI Mode: come cambiano la pagina dei risultati

Dalla mera indicizzazione alla risposta automatica

Nel reclamo della Federazione italiana editori giornali Google viene qualificato come un vero e proprio “traffic killer” a causa delle nuove funzionalità denominate AI Overviews e AI Mode. Secondo gli editori queste soluzioni non si limitano a organizzare e indicizzare i contenuti prodotti da terzi, ma li rielaborano attraverso modelli di intelligenza artificiale, restituendo all’utente una risposta unitaria e autosufficiente che compare direttamente nella parte superiore della pagina dei risultati, la cosiddetta posizione zero.

La sintesi generata dall’algoritmo integra informazioni provenienti da una molteplicità di fonti e si presenta come un testo coeso che soddisfa in modo immediato la domanda dell’utente. Da qui l’accusa di comportamento parassitario: la piattaforma sfrutterebbe il valore informativo e l’investimento economico delle redazioni senza convogliare traffico verso i siti di origine, con una sorta di disintermediazione alla rovescia, in cui non è più il motore di ricerca a rinviare ai contenuti ma i contenuti a essere assorbiti nella sua risposta.

Effetti osservati nei mercati in cui AIO è già operativo

Il nodo non è esclusivamente teorico. Nei Paesi in cui AI Overviews è già stato introdotto in modo stabile l’impatto sui flussi di traffico sembra significativo. L’integrazione della funzionalità nella ricerca Google in diversi Stati europei a partire da marzo 2025 ha collocato i testi generati dall’IA nella parte più alta della pagina, spesso occupando l’intera area visibile allo scorrimento iniziale e relegando più in basso i link organici ai siti di notizie.

Alcuni editori nel Regno Unito hanno segnalato riduzioni nei tassi di clic fino all’ottantanove per cento rispetto al periodo precedente all’introduzione delle risposte sintetiche. Negli Stati Uniti la percentuale di ricerche di notizie che si concludono senza alcun clic verso siti esterni le cosiddette ricerche zero click sarebbe passata, secondo le stime citate nel dibattito, dal cinquantasei al sessantanove per cento, con una perdita complessiva di traffico organico per i siti di informazione quantificata in circa seicento milioni di visite l’anno.

Le argomentazioni difensive di Google e la visione della piattaforma

Di fronte alle contestazioni degli editori Google rivendica la legittimità e la funzione innovativa delle proprie soluzioni di intelligenza artificiale. Diego Ciulli, head of Government Affairs and Public Policy di Google in Italia, ha escluso che AI Overviews e AI Mode possano essere letti come sostitutivi della stampa o del lavoro giornalistico. Secondo Ciulli le nuove modalità rappresentano una naturale evoluzione del motore di ricerca, orientata a migliorare il modo in cui l’utente formula e organizza le proprie ricerche, non a ridurre l’accesso all’informazione o a scoraggiare l’approfondimento presso le fonti originarie.

Dal punto di vista della piattaforma la sintesi offerta dall’IA dovrebbe fungere da porta di ingresso verso contenuti più articolati, non da punto di arrivo definitivo. L’idea è che l’utente, ottenuta una prima risposta ordinata e contestualizzata, possa scegliere consapevolmente quali fonti consultare per un esame più completo. In questa prospettiva il venir meno della lettura dei giornali sarebbe non solo indesiderabile, ma anche contrario agli stessi obiettivi dichiarati delle funzionalità basate su intelligenza artificiale.

Un equilibrio ancora da definire tra innovazione tecnologica e diritti informativi

Lo scenario che si delinea è quello di una transizione accelerata dall’indicizzazione classica dei contenuti alla mediazione algoritmica basata su modelli generativi. Da un lato gli editori invocano l’applicazione rigorosa del Digital Services Act e richiamano la tutela del pluralismo prevista dall’articolo 3 dell’European Freedom Act. Dall’altro le piattaforme sostengono che l’innovazione offerta da strumenti come AI Overviews e AI Mode rafforzi la capacità degli utenti di orientarsi nell’eccesso di informazioni disponibili.

La valutazione che attende Agcom e, a livello sovranazionale, la Commissione europea dovrà misurarsi proprio con questi due poli: da una parte la sostenibilità economica dell’informazione professionale e il diritto dei cittadini a un accesso effettivo e plurale alle notizie, dall’altra la legittima evoluzione tecnologica dei servizi digitali e dei motori di ricerca nell’era dell’intelligenza artificiale.