Remunerazione degli azionisti tra dividendi e buyback nel mercato italiano
Remunerazione degli azionisti tra dividendi e buyback nel mercato italiano

Remunerazione degli azionisti tra dividendi e buyback nel mercato italiano

Centralità del cash return nelle società quotate italiane

Nel mercato azionario italiano la fase di distribuzione degli utili rappresenta ormai un momento strutturale di valutazione delle strategie di remunerazione degli azionisti. Le stime diffuse da Bloomberg segnalano come Piazza Affari presenti livelli di rendimento da dividendo tra i più elevati in Europa, con un dividend yield medio atteso intorno al 3,6% per il 2026 e in crescita verso il 4,5% nel 2027. Su un orizzonte biennale, i ritorni cumulati prospettici risultano frequentemente compresi in un intervallo tra il 10% e oltre il 20%.

Il dividend yield, inteso quale rapporto tra dividendo distribuito e prezzo dell’azione, tende fisiologicamente ad aumentare nelle fasi di flessione delle quotazioni, in quanto l’investitore corrisponde un prezzo inferiore a fronte di un dividendo nominale invariato. Questo meccanismo rende i titoli ad alto dividendo particolarmente visibili nei periodi di accentuata volatilità, quando la componente cedolare assume un ruolo di parziale stabilizzazione dei rendimenti complessivi.

Il ruolo trainante del settore bancario

Livelli di distribuzione e ritorni cumulati

Tra i principali emittenti che guidano la dinamica dei rendimenti si confermano gli intermediari bancari. Intesa Sanpaolo e Mediobanca presentano proiezioni di ritorni complessivi a doppia cifra su base biennale, mentre Banco Bpm figura tra gli emittenti con i più elevati livelli di rendimento prospettico da dividendo. Le strategie di distribuzione non si limitano tuttavia alla sola componente ordinaria, ma si integrano con articolati programmi di riacquisto di azioni proprie.

In questo contesto si collocano i piani di Unicredit, che ha deliberato programmi di buyback per importi nell’ordine di 4,75 miliardi di euro, e di Intesa Sanpaolo, che affianca ai dividendi piani di riacquisto tali da portare il ritorno complessivo riconosciuto agli azionisti oltre il 15% su base biennale. In casi come Azimut, la combinazione di dividendi e buyback determina rendimenti cumulati prospettici che si attestano intorno al 25% nello stesso orizzonte temporale.

Secondo Giorgio Medda, amministratore delegato di Azimut Holding, «siamo passati da anni in cui il sistema bancario era in forte difficoltà a una fase in cui è tornato a fare denaro in modo stabile e sostanzioso». Tale cambiamento di scenario ha favorito una significativa intensificazione delle politiche di distribuzione e una più marcata attenzione verso la restituzione di capitale agli azionisti.

Payout ratio elevati e profili di sostenibilità

La maggiore capacità reddituale del comparto bancario ha condotto, in diversi casi, a payout ratio prossimi al 100% degli utili. Ciò comporta che quasi integralmente il risultato di esercizio venga destinato agli azionisti, riducendo gli spazi per il rafforzamento patrimoniale e per il reinvestimento interno. Sul punto Alberto Villa, responsabile equity research di Intermonte, richiama l’esigenza di un approccio prudente: «La sostenibilità di questi livelli dipenderà dalla capacità di mantenere utili elevati e da un contesto macro che, al momento, resta incerto».

L’elevata distribuzione, sebbene oggi supportata da risultati economici solidi, rimane dunque condizionata alla tenuta dei margini reddituali nel medio periodo e alla capacità delle banche di preservare adeguati livelli di capitale regolamentare, in un quadro normativo che permane stringente e in evoluzione.

Utility ed energia come pilastri dell’income investing

Accanto al comparto bancario, il secondo asse portante della remunerazione degli azionisti nel mercato italiano è costituito dalle società dell’energia e delle utility. Eni, Enel, Saipem e A2a rappresentano emittenti che storicamente hanno adottato politiche di dividendo tendenzialmente stabili e prevedibili, confermando il loro ruolo di titoli idonei a strategie di income investing in un contesto macroeconomico ancora caratterizzato da elementi di incertezza.

Secondo Villa «la stagione dei dividendi si prospetta molto generosa per le società italiane, in particolare per quelle incluse nel Ftse Mib, con un rendimento da dividendo atteso superiore al 5%». Una remunerazione prospettica di tale entità contribuisce a rendere il mercato italiano tra i più competitivi in ambito europeo, anche in ragione della sua composizione settoriale maggiormente orientata verso comparti maturi e relativamente meno esposti ai cicli di crescita tecnologica.

La combinazione strutturata tra dividendi e buyback

Dalla distribuzione dell’utile alla gestione strategica del capitale

L’elemento più innovativo dell’attuale fase non risiede esclusivamente nei livelli assoluti di dividendo, ma nella crescente integrazione tra distribuzioni ordinarie, extra dividendi e programmi di riacquisto di azioni proprie. Le emittenti si muovono sempre più nella direzione di una strategia organica di capital management, idonea a ottimizzare il ritorno complessivo per gli azionisti.

Azimut costituisce un caso particolarmente significativo. Nel corso di una recente conference call con gli analisti, il gruppo ha reso noto un piano di restituzione di capitale agli azionisti pari a 1,3 miliardi di euro da realizzarsi nei successivi 18 mesi, suddiviso tra 800 milioni di euro in forma di dividendi e 500 milioni di euro mediante buyback. Medda qualifica tale impostazione come «una capital allocation strategy orientata al futuro», in quanto combina iniziative di crescita, tra cui l’operazione Tnb che il gruppo conta di perfezionare entro fine anno, con la remunerazione pressoché continuativa del capitale apportato dagli azionisti.

Una simile configurazione delle politiche di capitale riflette anche un contesto caratterizzato da utili particolarmente robusti e da una diffusa disponibilità di liquidità. Come osserva lo stesso Medda, «ci troviamo di fronte a un periodo di abbondanza di liquidità». In assenza di operazioni straordinarie di dimensione tale da assorbire in modo significativo il capitale in eccesso, la restituzione agli azionisti diviene, nella prospettiva gestionale, la soluzione più immediata e coerente con gli obiettivi di valorizzazione del titolo.

Avvicinamento ai modelli statunitensi

Il coordinamento tra dividendi e buyback avvicina progressivamente il modello europeo alle prassi da tempo consolidate nel mercato statunitense, dove i due strumenti sono concepiti come componenti complementari della remunerazione degli azionisti. Anche le società italiane, soprattutto quelle a maggiore capitalizzazione, stanno adottando un approccio integrato al cash return, non limitandosi alla distribuzione periodica dell’utile ma intervenendo sulla struttura del capitale mediante il riacquisto e la successiva eventuale cancellazione di azioni proprie.

Questo mutamento di prospettiva determina un mercato sempre più orientato al ritorno monetario per l’investitore, con un flusso complessivo che combina cedole e plusvalenze potenzialmente favorite dalla riduzione del flottante a seguito dei programmi di buyback.

Variabili macroeconomiche e rischio geopolitico

L’attuale generosità nelle politiche di distribuzione non è tuttavia esente da fattori di rischio. Le tensioni geopolitiche, l’evoluzione dei tassi di interesse e la possibilità di un rallentamento del ciclo economico globale incidono direttamente sui margini operativi e, quindi, sulla capacità di generare utili ricorrenti. Un eventuale deterioramento del quadro macro potrebbe imporre una revisione delle politiche di payout, soprattutto laddove queste ultime risultino già oggi molto spinte.

Il mercato, allo stato, sembra prezzare uno scenario di normalizzazione graduale, privo di shock tali da compromettere in modo marcato la capacità delle società di mantenere gli attuali livelli di remunerazione. Resta comunque aperta la questione della tenuta di lungo periodo di tali politiche, specie per le emittenti che hanno scelto di attestarsi su payout ratio prossimi alla totalità degli utili conseguibili.

Prospettive evolutive del cash return agli azionisti

La coesistenza di dividendi elevati, programmi di buyback di dimensione significativa e disponibilità di liquidità aziendale solleva un interrogativo di fondo che riguarda l’evoluzione futura del mercato italiano. Il quadro attuale, descritto da rendimenti prospettici superiori al 5% per molte società del Ftse Mib e da ritorni biennali spesso nell’ordine del 10% 20%, potrebbe rappresentare tanto l’avvio di uno standard strutturale quanto la fase apicale di un ciclo particolarmente favorevole.

Il vero banco di prova si manifesterà quando il contesto macroeconomico e geopolitico imporrà scelte più nette tra distribuzione agli azionisti e destinazione delle risorse alla crescita interna ed esterna. In quella fase, le politiche di dividend yield e di buyback attuate oggi costituiranno un riferimento imprescindibile per valutare la coerenza delle future decisioni di capital allocation e la capacità delle società quotate di garantire una remunerazione equilibrata e sostenibile nel tempo.

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