Recupero del credito e patto arbitrale: quando la clausola incide davvero sulla strategia contrattuale
Recupero del credito e patto arbitrale: quando la clausola incide davvero sulla strategia contrattuale

Recupero del credito e patto arbitrale: quando la clausola incide davvero sulla strategia contrattuale

Nel governo del rischio di insolvenza, la redazione del contratto non può essere considerata un momento meramente formale. La scelta della clausola compromissoria incide in modo diretto sulle modalità di tutela del credito, sui tempi di attivazione delle pretese e sulla concreta possibilità di ottenere una soddisfazione rapida ed efficace.

Efficienza apparente e limiti operativi

La clausola arbitrale viene spesso presentata come soluzione più snella rispetto al contenzioso ordinario. Tale impostazione, però, non è sempre confermata dalla pratica. La procedura arbitrale può comportare costi significativi, richiedere tempi non necessariamente contenuti e porre problemi nella gestione delle iniziative cautelari.

Inoltre, la presenza del patto compromissorio può riflettersi anche sull’azione monitoria, con conseguenze che vanno valutate in sede di negoziazione del testo contrattuale. Non si tratta, quindi, di un meccanismo automaticamente vantaggioso. Si tratta piuttosto di uno strumento che, se mal calibrato, rischia di rallentare proprio quel recupero che si intende agevolare.

La centralità della fase di formulazione del contratto

Per un’impresa, la tutela della liquidità non dipende soltanto dalla qualità della reazione a un inadempimento, ma dalla struttura delle clausole predisposte in via preventiva. È in questa fase che si definiscono i margini di manovra in caso di contestazione o mancato pagamento.

La valutazione della clausola arbitrale, dunque, non può prescindere dalla natura del rapporto, dall’ammontare potenzialmente esposto e dall’esigenza di conservare strumenti rapidi di aggressione del credito. Una clausola formalmente corretta può rivelarsi in concreto poco funzionale se priva di coerenza con l’obiettivo economico perseguito dalle parti.

Quando l’arbitrato è una scelta sostenibile

L’arbitrato può rappresentare una soluzione utile soltanto quando risponde a esigenze effettive di riservatezza, specializzazione del giudicante e gestione negoziale della lite. In assenza di tali presupposti, l’affidamento eccessivo sulla clausola compromissoria può trasformarsi in un ostacolo alla tutela del credito.

Il punto non è attribuire all’arbitrato un valore in astratto, ma verificarne la compatibilità con la fisiologia del rapporto obbligatorio e con la necessità di preservare la capacità di recupero. La migliore architettura contrattuale è quella che non sacrifica l’efficacia della pretesa sull’altare di una presunta rapidità. Anzi, proprio qui si misura la qualità della scelta.

Il ruolo della prevenzione nella gestione del rischio

Ogni rapporto commerciale dovrebbe essere costruito tenendo conto non solo dell’esecuzione, ma anche dell’eventuale fase patologica. La previsione di una clausola arbitrale merita quindi un vaglio specifico, perché può incidere sulla struttura delle azioni esperibili e sul perimetro delle misure attivabili.

Per questo il tema non riguarda soltanto gli strumenti processuali, ma la governance complessiva del credito. È nel contratto che si decide se il recupero sarà agevole oppure complesso, lineare oppure frammentato, tempestivo oppure differito. Ed è sempre dal contratto che bisogna ripartire quando la tutela del credito entra nella sua fase più delicata.

Approfondimenti e analisi operative sul rapporto tra clausola arbitrale e recupero crediti sono disponibili nel contributo pubblicato su Diritto Bancario a cura di Elisa Confalonieri e Francesco Concio, Partner del Gruppo.

L’articolo Clausola arbitrale e recupero crediti: tra efficienza e criticità operative. La Scala per Diritto Bancario proviene da Iusletter.