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Previdenza complementare dalla nascita: il modello del salvadanaio previdenziale tra incentivo pubblico, fiscalità e tutela del risparmio

Il problema giuridico ed economico della previdenza delle nuove generazioni

La proposta di un salvadanaio previdenziale intestato a ogni nuovo nato si colloca nel più ampio dibattito sulla previdenza complementare e sulla capacità del sistema pensionistico di assicurare, nel tempo, prestazioni adeguate anche a chi avrà carriere lavorative discontinue o redditi iniziali contenuti.

Il tema nasce dall’incrocio di tre fattori: maggiore longevità, riduzione delle nascite e ingresso dei giovani nel mercato del lavoro con percorsi contributivi spesso irregolari. In tale scenario, la sola previdenza obbligatoria rischia di non essere sufficiente a garantire un livello di reddito adeguato nella fase successiva alla cessazione dell’attività lavorativa.

Il dato richiamato dall’ANIA è significativo: soltanto il 38% dei lavoratori risulta aderente a un fondo pensione. La limitata diffusione degli strumenti integrativi rende centrale una domanda di policy e di diritto della previdenza: come favorire l’accesso alla previdenza complementare prima che la capacità di risparmio individuale diventi l’unico criterio selettivo di protezione futura.

Il salvadanaio previdenziale come strumento di accesso anticipato

Il modello sostenuto da Giovanni Liverani, presidente dell’ANIA, prevede una dotazione iniziale pubblica attribuita a ciascun neonato e destinata a un piano di previdenza complementare. L’impostazione mira a creare una posizione previdenziale fin dalla nascita, con un orizzonte di investimento molto lungo.

Il capitale iniziale, secondo l’ipotesi illustrata, potrebbe essere incrementato nel tempo dai genitori o dagli ascendenti entro il terzo grado. Tali versamenti dovrebbero essere accompagnati da agevolazioni fiscali specifiche, così da rendere effettiva la partecipazione delle famiglie e non limitare lo strumento a una mera apertura formale della posizione.

La funzione della dotazione pubblica

La dotazione statale avrebbe una funzione di accesso universale. In altri termini, servirebbe a evitare che la previdenza complementare resti riservata soltanto a chi dispone già di redditi sufficienti per contribuire in modo autonomo.

Il punto giuridicamente più delicato riguarda però la crescita successiva del montante. Se il rendimento finale dipendesse quasi esclusivamente dalla capacità delle famiglie di effettuare ulteriori versamenti, il rischio sarebbe quello di trasferire nel futuro pensionistico le disuguaglianze reddituali presenti al momento della nascita. Per questa ragione, l’eventuale disciplina dovrebbe coordinare incentivo pubblico, fiscalità e criteri di tutela dei nuclei economicamente più fragili.

Previdenza complementare, concorrenza e ruolo degli operatori

Un profilo qualificante della proposta riguarda la gestione delle risorse. L’ANIA ha sostenuto l’esigenza di evitare un modello affidato in via esclusiva a un unico soggetto pubblico, preferendo una struttura aperta alla concorrenza tra previdenza pubblica, fondi pensione collettivi e forme pensionistiche individuali assicurative.

Questa impostazione attribuirebbe al settore assicurativo un ruolo rilevante nella gestione di capitali destinati ad accumularsi per periodi molto estesi. La pluralità degli operatori, nella prospettiva indicata, potrebbe incidere su costi, qualità dei prodotti, rendimenti attesi e innovazione delle soluzioni previdenziali.

Il necessario equilibrio tra mercato e protezione dell’aderente

La concorrenza tra operatori, tuttavia, richiede regole chiare in materia di trasparenza, comparabilità dei costi, informazione dell’aderente e coerenza del profilo di investimento con la finalità pensionistica. La previdenza complementare non è un ordinario prodotto di risparmio: ha una funzione sociale, un vincolo temporale lungo e un collegamento diretto con la protezione del reddito futuro.

In questa prospettiva, la scelta degli investimenti dovrebbe restare compatibile con sicurezza, diversificazione, liquidità e rendimento, senza sacrificare la tutela dell’iscritto a obiettivi di allocazione del capitale non coerenti con la finalità previdenziale.

Risparmio paziente e investimenti di lungo periodo

Liverani ha qualificato le risorse della previdenza complementare come risparmio paziente. L’espressione evidenzia la possibilità di impiegare capitali con un orizzonte temporale esteso, potenzialmente utili anche al finanziamento di investimenti strategici.

Tra gli ambiti richiamati rientrano transizione energetica, digitalizzazione e infrastrutture. Si tratta di settori nei quali la durata degli investimenti può essere coerente con il ciclo di accumulo previdenziale, purché la destinazione delle risorse non alteri la natura dello strumento e non esponga gli aderenti a rischi non adeguatamente presidiati.

Il punto centrale, sotto il profilo regolatorio, è impedire che la previdenza complementare venga considerata soltanto come bacino finanziario disponibile. La funzione primaria resta la costruzione di una prestazione pensionistica integrativa, rispetto alla quale ogni impiego delle risorse deve essere valutato in termini di prudenza, sostenibilità e interesse degli iscritti.

Fiscalità assicurativa e stabilità delle regole

La proposta del salvadanaio previdenziale presuppone un quadro fiscale stabile. L’ANIA ha collegato lo sviluppo della previdenza integrativa alla necessità di evitare prelievi straordinari sulle compagnie assicurative, soprattutto in presenza di progetti che richiedono programmazione di lungo periodo.

Il tema fiscale è decisivo per almeno tre ragioni. In primo luogo, gli incentivi possono orientare le famiglie verso l’adesione e i versamenti successivi. In secondo luogo, la stabilità normativa consente agli operatori di strutturare prodotti sostenibili. In terzo luogo, un regime incerto può ridurre l’efficacia stessa della misura, poiché la previdenza complementare richiede fiducia e continuità.

È stato inoltre ricordato il peso economico e sociale del comparto assicurativo: nel 2025 le imprese assicuratrici hanno risarcito 18 milioni di cittadini e imprese per complessivi 42 miliardi di euro, erogando prestazioni previdenziali e assicurative per oltre 93 miliardi.

Rapporti con le altre proposte in materia previdenziale

L’ipotesi del salvadanaio previdenziale si inserisce in un percorso di riflessione già richiamato dal presidente della COVIP Mario Pepe e dal presidente dell’INPS Gabriele Fava. Si affianca inoltre alla proposta di un Bonus Previdenza per i diciottenni, avanzata dall’ANIA nel luglio scorso.

Le due prospettive rispondono a logiche parzialmente diverse. Il salvadanaio dalla nascita valorizza il tempo di accumulo e l’effetto di lungo periodo dei versamenti. Il Bonus Previdenza per i diciottenni interviene invece in una fase di ingresso nella maggiore età, nella quale può essere più immediata la consapevolezza del rapporto tra formazione, lavoro, contribuzione e pensione.

Profili da disciplinare in una eventuale legge di bilancio

Affinché la misura possa assumere carattere strutturale, l’eventuale intervento in legge di bilancio dovrebbe affrontare alcuni snodi essenziali. Non basta prevedere una dotazione iniziale: occorre definire regole di funzionamento capaci di rendere lo strumento comprensibile, accessibile e controllabile.

Gli elementi tecnici da chiarire

  • ammontare della dotazione pubblica iniziale per ciascun neonato;
  • soggetti legittimati ai versamenti successivi, inclusi genitori e ascendenti entro il terzo grado;
  • regime delle agevolazioni fiscali applicabili ai contributi;
  • criteri di scelta tra fondi pensione collettivi e forme pensionistiche individuali assicurative;
  • modalità di informazione delle famiglie sui costi e sui rischi;
  • presidi per evitare nuove disuguaglianze previdenziali tra nuclei con diversa capacità di risparmio;
  • regole di trasparenza, controllo e rendicontazione della posizione previdenziale.

La concreta efficacia del salvadanaio previdenziale dipenderà da questi passaggi applicativi: il capitale iniziale può aprire l’accesso, ma sono disciplina fiscale, concorrenza regolata e protezione dell’aderente a trasformare lo strumento in una reale forma di previdenza complementare per le nuove generazioni.

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