Il percorso strategico delineato dall’amministratore delegato Carlo Messina nel Piano d’impresa presentato il 2 febbraio individua un duplice profilo per Intesa Sanpaolo. Da un lato un gruppo che presidia la tecnologia come competenza distintiva, dall’altro una realtà che consolida il proprio ruolo di primario operatore europeo nel wealth management e nella protezione del patrimonio. La crescita futura è concepita come il risultato dell’integrazione strutturata di queste due dimensioni.
Investimenti nel quadriennio 2022 2025 e trasformazione organizzativa
Una parte significativa della trasformazione è già stata avviata. Nel periodo 2022 2025 il gruppo ha destinato 5,6 miliardi di euro all’evoluzione tecnologica e ha inserito in organico oltre 2.400 specialisti IT. Come evidenziato da Massimo Proverbio, Chief Data AI Innovation and Technology Officer del gruppo, tali risorse sono state indirizzate in modo sistematico sia sulle infrastrutture digitali sia sulle competenze delle persone, con livelli di eccellenza che vengono confrontati con i principali peer internazionali. I risultati operativi richiamati dal manager evidenziano un incremento della produttività gestionale del 23 per cento e di quella progettuale del 9 per cento, accompagnato da una riduzione dei costi unitari e da un miglioramento dei livelli di servizio.
Digitalizzazione dei servizi bancari e ruolo di Isybank
Una banca retail “nativamente digitale”
La trasformazione non ha riguardato soltanto i data center e le architetture IT. Un tassello centrale è rappresentato da Isybank, la banca digitale del gruppo dedicata alla clientela retail, concepita per offrire un’esperienza integralmente digitale. Oggi circa il 95 per cento dei prodotti destinati ai clienti privati risulta gestibile in modalità digitale, con un’evoluzione che ha progressivamente reso “nativa digitale” l’offerta di riferimento.
Omnicanalità dei percorsi cliente
Un ulteriore elemento qualificante è la costruzione di customer journey omnicanale. Circa il 70 per cento dei percorsi cliente è progettato in modo da consentire un passaggio fluido tra canali remoti come app e canali fisici come le filiali, senza interruzioni operative. Questo modello consente al gruppo di combinare la capillarità della rete territoriale con la rapidità e la fruibilità dei servizi digitali.
Il nuovo ciclo di piano industriale verso il 2029
Un secondo stadio di investimenti IT
La fase successiva del piano guarda all’orizzonte del 2029 e prevede un ulteriore sforzo in termini di capitale destinato alla tecnologia. Sono infatti in programma 4,6 miliardi di euro aggiuntivi di investimenti IT, che porteranno il totale a oltre 10 miliardi su due cicli di piano. Il fulcro di questa nuova fase è rappresentato da Isytech, la piattaforma core cloud sviluppata internamente e sinora applicata prevalentemente al segmento retail.
Isytech come piattaforma industriale proprietaria
La scelta di un’infrastruttura proprietaria, pur configurandosi come un’opzione coraggiosa sul piano industriale e strategico, sta producendo effetti tangibili in termini di riduzione della complessità, eliminazione di duplicazioni e maggiore standardizzazione dei processi e dei prodotti. I programmi del gruppo prevedono ora l’estensione progressiva di Isytech ad altri segmenti di clientela e a ulteriori geografie.
Efficienza, cloud e target di risparmio
Il piano industriale collega direttamente lo sviluppo della piattaforma alla generazione di efficienze. L’obiettivo dichiarato è quello di abilitare 500 milioni di euro di recupero di efficienza attraverso la trasformazione del parco applicativo in senso cloud based. La quota di applicazioni in cloud, pari a circa il 10 per cento a fine 2021, viene indicata in crescita fino al 64 per cento a fine 2025, con un target vicino al 100 per cento a fine 2029. Come sottolineato da Proverbio, non si tratta soltanto di risparmi della tecnologia in senso stretto, bensì di efficienze rese possibili dalla tecnologia in tutte le funzioni aziendali che su di essa si appoggiano.
Espansione europea del risparmio gestito con isywealth Europe
Dalla leadership domestica a una piattaforma scalabile
Il progetto che meglio sintetizza l’integrazione tra tecnologia e gestione della ricchezza è isywealth Europe. Si tratta di un’iniziativa che prevede circa 200 milioni di euro di investimenti, senza contributi immediati ai ricavi, con l’obiettivo di trasformare il vantaggio competitivo acquisito sul mercato domestico in una piattaforma scalabile in grado di operare su altri mercati europei.
In una fase in cui il consolidamento transfrontaliero tradizionale nel settore bancario rimane complesso, la banca ricerca modalità alternative per presidiare nuovi mercati. In questa prospettiva il gruppo valorizza tre elementi cardine. Anzitutto la propria leadership nel wealth management. In secondo luogo le partnership globali con operatori internazionali di rilievo, tra cui spicca BlackRock. Infine la forza congiunta della rete distributiva e delle fabbriche prodotto, con focus sui Paesi in cui il gruppo è già presente, in particolare Francia Germania e Spagna.
Modello distributivo ibrido
L’impostazione di isywealth Europe non si limita al canale digitale. Il modello distributivo è strutturato in forma ibrida, combinando piattaforme online, consulenti finanziari, private banker e filiali internazionali. La tecnologia diventa lo strumento per rendere scalabile e coerente questo ecosistema, mantenendo tuttavia centrale la relazione consulenziale con la clientela di fascia affluent e private.
Intelligenza artificiale tra innovazione e responsabilità
Use case, impatto organizzativo e nuove competenze
L’intelligenza artificiale rappresenta un ulteriore asse di sviluppo. All’interno del gruppo sono attualmente attivi circa 150 use case in produzione, distribuiti su processi rilevanti come antiriciclaggio, erogazione del credito, funzioni di controllo interno e sviluppo software. Secondo Proverbio l’adozione diffusa dell’AI richiederà un progressivo rafforzamento delle competenze tecniche e quantitative, ma anche un incremento delle capacità di judgment e di pensiero critico, in modo da presidiare in modo consapevole le decisioni automatizzate.
Approccio responsabile e collaborazione con il mondo della ricerca
La banca dichiara di voler perseguire un utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale, consapevole del ruolo che la fiducia riveste nel rapporto con i clienti e con i colleghi. A tale fine è stato sviluppato un lavoro di ricerca specifico in collaborazione con un consorzio guidato da Fujitsu e con università di rilievo internazionale come Berkeley e il Politecnico di Torino. L’obiettivo è garantire che l’evoluzione degli algoritmi e dei modelli di AI avvenga in un quadro che tuteli trasparenza, affidabilità e correttezza.
Scenario competitivo tra fintech e big tech statunitensi
Fintech come complemento dell’attività bancaria
Nel valutare le dinamiche competitive, il gruppo non individua nelle fintech la principale fonte di rischio sistemico. Secondo Proverbio, nel medio periodo soltanto pochi operatori fintech di grandi dimensioni rimarranno sul mercato, con un ruolo prevalentemente complementare rispetto all’attività bancaria tradizionale. La sfida più complessa viene invece ricondotta all’asimmetria competitiva con i grandi player tecnologici statunitensi.
Asimmetria regolamentare e ruolo delle istituzioni europee
Il manager evidenzia come questi operatori possano utilizzare l’intelligenza artificiale con vincoli regolamentari meno stringenti rispetto a quelli che gravano sugli intermediari bancari europei, mentre i mercati di origine rimangono spesso meno aperti alla concorrenza. Tale squilibrio viene considerato un rischio non ancora pienamente compreso a livello europeo, con l’implicita sollecitazione a un intervento tempestivo delle istituzioni di Bruxelles per evitare di trovarsi in futuro a fronteggiare una presenza dominante dei cosiddetti “colossi d’Oltreoceano”.
Automazione, relazione umana e specificità del wealth management
Il confine tra piattaforma digitale e fiducia del cliente
Il cuore della trasformazione interna si gioca sul bilanciamento tra automazione e relazione, soprattutto nel perimetro del wealth management. In questo ambito la tecnologia può potenziare in modo significativo la qualità e la tempestività della consulenza, ma non è idonea a sostituire la componente fiduciaria del rapporto con il cliente. Proverbio sottolinea la necessità di un “fine tuning” accurato nella definizione del livello di digitalizzazione, evitando sia un eccesso sia una carenza di canali digitali rispetto alle aspettative della clientela.
Per “fare banca per bene” occorre seguire le preferenze dei clienti, anticipandone le esigenze senza superare la soglia oltre la quale la relazione personale verrebbe percepita come sacrificata. In questo equilibrio tra tech company e banca di relazione si concentra la sfida più delicata per Intesa Sanpaolo, una sfida che si rinnova ogni giorno nelle scelte concrete di organizzazione, investimento e servizio alla clientela.
L’articolo originale Intesa Sanpaolo, 5 miliardi sul tech «Così cresciamo con cloud e Ai» è stato pubblicato su Iusletter.