La filiera logistica come bersaglio della frode digitale
La logistica moderna si fonda su ordini digitali, piattaforme di trasporto, documenti elettronici, sistemi di tracciamento e comunicazioni rapide tra mittenti, vettori, spedizionieri, magazzini e destinatari. In questo contesto l’intelligenza artificiale non incide soltanto sull’efficienza operativa, ma modifica anche la struttura del rischio.
La possibilità di generare contenuti verosimili, analizzare grandi masse di dati e replicare linguaggi aziendali consente agli autori di condotte fraudolente di inserirsi nella catena informativa prima ancora che nella movimentazione fisica della merce. Il punto debole non è più soltanto il carico, ma l’affidabilità dell’identità digitale di chi interviene nella spedizione.
Il rapporto INTERPOL Global Financial Fraud Threat Assessment 2026 segnala, per il periodo 2025 e 2026, un livello particolarmente critico dei tentativi di frode d’identità nel trasporto merci. Le perdite riconducibili a frodi informatiche hanno superato 442 milioni di dollari e il mercato europeo ha registrato l’incremento annuo più elevato, pari al +69%.
Identità sintetiche e deepfake nella gestione delle spedizioni
Uno degli sviluppi più rilevanti riguarda la costruzione di identità sintetiche. Dati reali, informazioni societarie reperibili online e contenuti generati artificialmente vengono combinati per creare profili apparentemente attendibili di vettori, committenti, spedizionieri o intermediari.
La frode può così realizzarsi senza sottrazione immediata e visibile del bene. L’autore della condotta ottiene l’affidamento della spedizione, intercetta istruzioni operative, modifica coordinate bancarie, induce a caricare la merce su mezzi non autorizzati oppure fa apparire regolare una documentazione alterata.
Il ruolo dei deepfake vocali e documentali
I deepfake vocali e documentali accentuano il rischio perché incidono sul momento decisionale. La voce di un dirigente, una comunicazione apparentemente proveniente da un fornitore abituale o un documento di trasporto graficamente coerente con quelli già utilizzati possono indurre il personale aziendale ad autorizzare pagamenti, variazioni di consegna o conferme operative.
Secondo i dati richiamati nel settore, nel biennio 2024 e 2025 le imprese hanno subito danni economici significativi, mentre soltanto il 7% degli operatori ha dichiarato di disporre di strumenti e formazione adeguati per individuare e prevenire frodi derivanti dall’uso illecito dell’intelligenza artificiale.
Il profilo giuridico: dalla truffa alla frode informatica
Le condotte realizzate mediante intelligenza artificiale possono assumere diverse qualificazioni giuridiche, da valutare in concreto in base alle modalità dell’azione, al vantaggio perseguito e al danno prodotto.
Quando l’autore induce la vittima in errore mediante artifici o raggiri, può venire in rilievo la truffa di cui all’art. 640 c.p. Se, invece, la condotta incide sul funzionamento di un sistema informatico o telematico, oppure interviene su dati, programmi o informazioni, può configurarsi la frode informatica prevista dall’art. 640 ter c.p.
Nei casi in cui vengano utilizzate identità altrui, profili digitali falsificati o credenziali riconducibili a soggetti reali, possono inoltre assumere rilievo la sostituzione di persona ai sensi dell’art. 494 c.p. e, ove ricorrano i presupposti, l’accesso abusivo a sistema informatico previsto dall’art. 615 ter c.p.
Responsabilità dell’impresa e modelli organizzativi
Per le società coinvolte nella filiera, il tema non riguarda soltanto la repressione penale dell’autore della frode. Assume importanza anche la capacità dell’organizzazione di dimostrare procedure di controllo adeguate, tracciabilità delle decisioni, verifiche sui partner commerciali e gestione documentata degli incidenti.
In presenza di reati informatici e di specifiche condizioni previste dalla legge, può assumere rilievo anche il d.lgs. 231/2001, in particolare per quanto concerne i presidi organizzativi e le misure idonee a prevenire condotte illecite nell’interesse o a vantaggio dell’ente.
Dati, sicurezza e obblighi di controllo
Le frodi basate sull’intelligenza artificiale spesso utilizzano dati personali, credenziali, recapiti aziendali, informazioni su dipendenti, fornitori e clienti. Per questo la gestione del rischio deve essere coordinata anche con il Regolamento UE 2016/679, soprattutto in relazione a minimizzazione dei dati, sicurezza del trattamento, controllo degli accessi e gestione delle violazioni dei dati personali.
Per gli operatori rientranti nei settori e nelle soglie rilevanti, la disciplina sulla cibersicurezza assume un peso ulteriore. La direttiva UE 2022/2555, nota come NIS 2, e il d.lgs. 138/2024 richiedono un approccio strutturato alla gestione del rischio informatico, con misure tecniche, organizzative e procedure di notifica degli incidenti.
Anche il Regolamento UE 2024/1689 sull’intelligenza artificiale contribuisce a spostare l’attenzione sulla governance dei sistemi, sulla trasparenza e sulla responsabilizzazione degli operatori economici che impiegano strumenti automatizzati nei processi aziendali.
Perché l’intelligenza artificiale amplifica il danno economico
L’uso illecito dell’intelligenza artificiale consente di moltiplicare condotte già note. False fatturazioni, richieste di rimborso senza resa, contestazioni fraudolente successive alla consegna, manipolazione di ordini e alterazione di documenti possono essere automatizzate e rese più credibili.
La complessità della filiera logistica facilita tali condotte. Ogni spedizione coinvolge più soggetti, più passaggi informativi e diversi sistemi gestionali. Se il controllo si limita alla corrispondenza formale dei documenti, una frode costruita con strumenti generativi può superare le verifiche ordinarie.
Il danno non coincide sempre con il valore della merce. Possono aggiungersi pagamenti non dovuti, costi di recupero, ritardi contrattuali, penali, perdita di clienti, blocco delle piattaforme, obblighi di notifica e possibili contenziosi con committenti o assicuratori.
Usare l’intelligenza artificiale come presidio difensivo
La risposta più efficace non consiste nel rinunciare alla tecnologia, ma nel governarla. Le soluzioni di Agentic AI Intelligence possono supportare il monitoraggio in tempo reale dei comportamenti dei vettori, l’individuazione di anomalie nei flussi logistici, la verifica della coerenza documentale e l’analisi delle relazioni tra soggetti economici.
Strumenti come Digital Twin e Graph Mapping consentono di rappresentare la filiera, individuare collegamenti ricorrenti tra imprese, mezzi, indirizzi, conti e referenti, nonché segnalare società schermo o schemi operativi anomali.
Controlli essenziali da integrare nei processi aziendali
Le imprese dovrebbero prevedere verifiche rafforzate sull’identità dei vettori e dei nuovi partner, procedure di conferma su canali separati per variazioni bancarie e istruzioni urgenti, conservazione dei log di accesso, formazione del personale sui deepfake e revisione periodica dei permessi sulle piattaforme di trasporto.
Particolare attenzione va dedicata alle clausole contrattuali. È opportuno disciplinare obblighi di sicurezza informatica, responsabilità per credenziali compromesse, tempi di segnalazione degli incidenti, audit sui fornitori critici, livelli minimi di verifica documentale e cooperazione in caso di frode.
Una mappa pratica del rischio per gli operatori logistici
Nel contratto con vettori, spedizionieri e fornitori tecnologici, il rischio da intelligenza artificiale deve essere trattato come rischio operativo e legale. La due diligence iniziale non è sufficiente se non viene accompagnata da monitoraggio continuo, aggiornamento delle procedure e verifica dell’effettiva applicazione dei controlli.
Una mappa efficace dovrebbe distinguere tra rischio identitario, rischio documentale, rischio sui pagamenti, rischio di accesso ai sistemi, rischio di trattamento illecito dei dati e rischio di interruzione del servizio. A ciascuna area devono corrispondere responsabilità interne, soglie di allarme e modalità di escalation.
Il presidio giuridico diventa così parte integrante della sicurezza logistica: non solo reazione all’evento fraudolento, ma costruzione preventiva di prove, procedure e controlli idonei a ridurre l’esposizione economica e a sostenere la posizione dell’impresa in caso di contenzioso, denuncia o richiesta risarcitoria.