La strategia di Ferrari continua a poggiare su un principio che i vertici del gruppo considerano decisivo: la flessibilità. È questo l’assetto che, almeno finora, ha consentito alla casa di Maranello di assorbire senza contraccolpi le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e le prime oscillazioni legate all’ipotesi di un inasprimento dei dazi statunitensi annunciato da Trump il 1° maggio. Le consegne, dopo un avvio incerto, sono tornate su livelli ordinari e la gestione delle forniture ha retto grazie a una pianificazione anticipata in più aree geografiche.
Consegne in calo e risultati in crescita
Nel primo trimestre dell’anno, Ferrari ha registrato consegne pari a 3.436 unità, un dato che gli analisti hanno letto come effetto di una dinamica programmata per accompagnare il previsto cambio di modello. Dal gruppo, infatti, la lettura è diversa: si tratta di una scelta industriale coerente con l’obiettivo di agevolare la transizione della gamma. In parallelo, i conti restano robusti. I ricavi netti hanno raggiunto 1.848 milioni di euro, con una crescita del 3% rispetto all’esercizio precedente e del 6% a cambi costanti.
L’andamento economico conferma la tenuta della redditività: l’Ebit si è attestato a 548 milioni di euro, l’utile netto a 413 milioni e l’Ebitda a 722 milioni, in aumento del 4%. Un quadro che, sul piano industriale, appare coerente con gli obiettivi fissati dalla società, ma che non ha trovato pieno riscontro nella reazione di Piazza Affari.
La reazione del mercato e la posizione del management
Nonostante i numeri, il titolo Ferrari ha chiuso in ribasso del 3,95%, a 279,55 euro. Una dinamica che conferma come il mercato, almeno nell’immediato, continui a interpretare con cautela i risultati del gruppo. Interrogato sulle ragioni di questa persistente distanza tra performance operativa e andamento borsistico, l’amministratore delegato Benedetto Vigna ha scelto un approccio misurato, senza forzare spiegazioni che non ritiene solide sul piano causale.
«Se avessi la risposta farei un altro lavoro», ha osservato, aggiungendo che il management può incidere solo su ciò che rientra nella propria sfera di controllo, cioè risultati, esecuzione industriale e capacità di rispettare gli impegni. Per il resto, secondo Vigna, non emergerebbe un nesso diretto tra gli annunci societari e la reazione del mercato. Il riferimento al consensus degli analisti e perfino ai possibili effetti delle robot transaction mostra un’attenzione ampia alle componenti tecniche che influenzano i corsi azionari.
Dazi Usa e continuità operativa
Resta sullo sfondo la variabile più discussa, ossia l’eventuale applicazione di dazi Usa al 25%. Su questo fronte Ferrari non manifesta allarme. Vigna ha ribadito che l’azienda è pronta a reagire non appena tariffe e tempistiche saranno definiti in modo definitivo. La posizione è di attesa operativa, non di inerzia: il gruppo sostiene di essere nelle condizioni di adeguarsi rapidamente, anche alla luce dell’esperienza maturata negli ultimi mesi.
La forza del portafoglio ordini, che secondo il management si estende fino alla fine del 2027, rafforza questa impostazione. La casa di Maranello ritiene quindi confermati i target per il 2026, con una base commerciale che offre ampia visibilità e margini di pianificazione. In questa cornice si inserisce anche il lancio di Luce, la prima vettura elettrica Ferrari, attesa a Roma il 24 e 25 maggio per il debutto mondiale.
Innovazione, filiera e identità del marchio
Il nuovo modello rappresenta, nelle parole dell’amministratore delegato, la sintesi fra tecnologia avanzata e capacità di selezionare soluzioni eccellenti, sviluppate internamente oppure acquisite dove il mercato offre il meglio. Tra gli elementi citati figurano i magneti del motore, reperibili a Ginevra, come esempio di una filiera internazionale integrata in un progetto ad altissima specializzazione.
La scelta di puntare su un’elettrica, dunque, non è presentata come una rottura con il passato, ma come la prosecuzione di un metodo industriale fondato sull’incontro tra tradizione e innovazione. Ed è proprio su questo equilibrio che Ferrari intende continuare a costruire il proprio percorso, mentre il mercato resta libero di interpretarne i segnali con la consueta volatilità.