Il quadro del procedimento in corso
La vicenda giudiziaria relativa al complesso siderurgico di Taranto torna al centro dell attenzione, questa volta davanti alla Corte d appello di Milano. Dinanzi ai giudici di secondo grado sono stati proposti due distinti reclami aventi contenuto tra loro antitetico.
Da un lato, Ilva spa e Acciaierie d Italia in amministrazione straordinaria chiedono la riforma del decreto con cui il Tribunale di Milano ha imposto l adozione, entro il 23 agosto, di una serie di misure di prevenzione e protezione ambientale e sanitaria, prevedendo in difetto lo spegnimento dell area a caldo a partire dal giorno successivo. Dall altro lato, gli undici residenti di Taranto, assistiti dall Associazione dei genitori tarantini, domandano che l arresto dell attività dello stabilimento sia disposto in via immediata e non subordinato alla scadenza indicata nel provvedimento.
L impugnazione proposta dalle società ha determinato la sospensione dell esecutività del decreto del Tribunale, in attesa della decisione di merito della Corte d appello. Sullo sfondo, la prosecuzione delle interlocuzioni industriali con il gruppo statunitense Flacks Group, che ha ribadito il proprio interesse all acquisizione degli impianti ma la cui trattativa risulta evidentemente condizionata dall esito della contesa giudiziaria e dalla stabilità del quadro autorizzativo.
Il ruolo del Governo e l iniziativa dei commissari
I commissari straordinari di Acciaierie d Italia, nelle ore successive all emanazione del decreto del Tribunale di Milano, hanno reso noto di avere conferito mandato ai propri difensori per la proposizione del reclamo, in un azione concordata con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
In particolare, il Ministro Adolfo Urso, in occasione di un recente vertice a Palazzo Chigi, aveva manifestato l esigenza di contrastare giudizialmente il provvedimento, dichiarando di avere richiesto ai commissari di attivarsi per scongiurare la chiusura dell area a caldo dello stabilimento di Taranto, mediante l impugnazione della decisione e la tempestiva definizione di una Autorizzazione integrata ambientale ritenuta sostenibile.
L Autorizzazione integrata ambientale come fulcro della controversia
Le prescrizioni della nuova AIA
Fulcro della controversia è la disciplina contenuta nella nuova Autorizzazione integrata ambientale rilasciata a luglio 2025. Il provvedimento autorizzatorio, articolato in 470 prescrizioni, è stato elaborato da un gruppo istruttore nel quale siedono diversi organismi istituzionali chiamati a valutare, ciascuno per il proprio ambito di competenza, le condizioni per l esercizio dell impianto nel rispetto dei limiti emissivi e delle migliori tecniche disponibili.
Il Tribunale di Milano, nel decreto oggetto di reclamo, ha ritenuto che alcune prescrizioni dell AIA non fossero state adeguatamente implementate, individuando specifiche aree di inadempimento che, a giudizio dei giudici di primo grado, giustificano la previsione dello spegnimento dell area a caldo in caso di mancato adeguamento entro il termine stabilito.
Le contestazioni sulle misure di monitoraggio e contenimento
Secondo il Tribunale, l azienda non avrebbe dato piena attuazione agli obblighi di monitoraggio delle polveri sottili, con particolare riferimento ai parametri PM10 e PM2,5. Inoltre, il provvedimento segnala criticità connesse all installazione di serbatoi contenenti sostanze pericolose e alla completa intercettazione delle emissioni, ritenute non ancora integralmente convogliate e controllate secondo gli standard imposti dall AIA.
Per i difensori di Ilva spa e Acciaierie d Italia, tali profili non configurerebbero vere e proprie violazioni, ma aspetti tecnici sottoposti a studi di fattibilità in corso riguardanti nuove modalità di gestione degli impianti e degli apparati di controllo. Le società richiamano, a sostegno delle proprie tesi, il numero elevato di verifiche cui il sito è stato sottoposto nel corso del 2025, pari a quasi mille ispezioni, evidenziando che, secondo la documentazione richiamata, i limiti emissivi sarebbero stati rispettati e ciò sarebbe stato attestato dalle competenti autorità di controllo.
Su questo punto, tuttavia, Ispra e Arpa Puglia hanno in precedenza segnalato alcuni superamenti dei valori limite previsti dall AIA, proponendo al Ministero dell Ambiente l adozione di una diffida nei confronti dell azienda. La difformità tra la prospettazione delle società e le risultanze indicate dalle autorità tecniche alimenta uno dei nodi centrali del giudizio di reclamo in corso a Milano.
La posizione dei residenti e dell Associazione dei genitori tarantini
Critica al rinvio dello spegnimento dell area a caldo
La prospettiva degli abitanti di Taranto che hanno agito in giudizio, sostenuti dall Associazione dei genitori tarantini, è radicalmente diversa. I ricorrenti ritengono che le cautele delineate dal Tribunale di Milano risultino insufficienti alla luce dei rischi ambientali e sanitari storicamente connessi all esercizio dell impianto.
L avvocato Maurizio Striano, insieme al collega Ascanio Amenduni, contesta in particolare la scelta del Tribunale di disporre la sospensione dell attività produttiva solo a decorrere da una data futura, subordinandone l efficacia al mancato adeguamento alle prescrizioni. Secondo i difensori dei residenti, la previsione di un termine dilatorio, definito termine di grazia, si porrebbe in contrasto con gli orientamenti della Corte di Giustizia dell Unione europea, la quale ha affermato l illegittimità di proroghe che consentano la prosecuzione di attività potenzialmente lesive in assenza di piena conformità alle condizioni autorizzative.
Riferimenti alla giurisprudenza europea
La critica degli abitanti si fonda sul principio, affermato a livello europeo, secondo cui la tutela dell ambiente e della salute pubblica non può essere subordinata a logiche meramente dilatorie basate su esigenze economiche o produttive, ove risulti già accertato il mancato rispetto delle prescrizioni che presidiano tali interessi primari.
In questa prospettiva, la parte civile sostiene che, una volta accertata l inosservanza di specifici obblighi imposti dall AIA, il giudice nazionale sarebbe tenuto a disporre la sospensione immediata dell attività inquinante, senza riconoscere margini temporali che potrebbero tradursi in un protrarsi dell esposizione della popolazione ai rischi ambientali contestati.
Interessi in conflitto e nodi ancora aperti
La vicenda che coinvolge l ex Ilva si presenta come un intreccio complesso tra la necessità di garantire un elevato livello di protezione dell ambiente e della salute, la tutela dell occupazione e la salvaguardia di un asset industriale di rilievo nazionale. All interno di questo equilibrio delicato, la nuova AIA del luglio 2025, le ispezioni condotte da Ispra e Arpa Puglia, le determinazioni del Ministero dell Ambiente e le scelte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy assumono un ruolo determinante.
La Corte d appello di Milano è ora chiamata a valutare, da un lato, la fondatezza delle doglianze delle società in amministrazione straordinaria che chiedono l annullamento del decreto del Tribunale o, in subordine, una significativa rimodulazione delle prescrizioni e dei termini fissati. Dall altro, dovrà esaminare le istanze dei residenti e dell Associazione dei genitori tarantini che invocano l immediata cessazione dell attività produttiva dell area a caldo, richiamando i vincoli derivanti dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia europea in materia di proroghe delle autorizzazioni ambientali.
L esito del giudizio di reclamo rappresenterà un passaggio decisivo non soltanto per il destino industriale del sito tarantino e per le prospettive di eventuali nuovi investitori, ma anche per definire, in concreto, il punto di equilibrio tra gli obblighi derivanti dall Autorizzazione integrata ambientale del 2025, le risultanze ispettive delle autorità tecniche e la portata delle garanzie che l ordinamento, anche attraverso il diritto dell Unione, riconosce ai cittadini esposti a rilevanti pressioni ambientali.