Due diligence immobiliare e riconversioni nel commercial real estate italiano: il valore degli asset passa da autorizzazioni, destinazioni d’uso e allocazione dei rischi
Due diligence immobiliare e riconversioni nel commercial real estate italiano: il valore degli asset passa da autorizzazioni, destinazioni d’uso e allocazione dei rischi

Due diligence immobiliare e riconversioni nel commercial real estate italiano: il valore degli asset passa da autorizzazioni, destinazioni d’uso e allocazione dei rischi

Il mercato italiano del commercial real estate nel primo semestre 2026 mostra un incremento significativo dei volumi, ma il dato economico assume rilievo soprattutto per le conseguenze giuridiche sulle operazioni. Secondo JLL, gli investimenti hanno raggiunto 7,8 miliardi di euro, con una crescita del 34% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel perimetro sono inclusi investimenti diretti, acquisizioni di terreni e share deal.

La lettura legale del fenomeno è immediata: l’investitore non valuta più soltanto la redditività attuale dell’immobile, ma la sua trasformabilità. Destinazione urbanistica, conformità edilizia, tempi autorizzativi, vincoli, contratti di gestione e struttura dell’acquisizione diventano elementi capaci di incidere direttamente sul prezzo e sulla bancabilità dell’operazione.

Volumi in crescita e selezione degli asset

Il secondo trimestre 2026, sempre secondo JLL, ha generato 4,3 miliardi di euro, pari al 45% in più rispetto al secondo trimestre 2025, collocandosi tra i migliori trimestri degli ultimi cinque anni. La composizione degli investimenti conferma una forte concentrazione su comparti con diversa natura giuridica e operativa.

Il Retail rappresenta il primo settore con 2,45 miliardi di euro, oltre il 30% del totale. Seguono Industriale e Logistica, con 1,25 miliardi di euro, e uffici, con circa 1,2 miliardi di euro. Il dato quantitativo, tuttavia, non segnala un mercato indistinto: la selezione resta elevata e premia gli immobili con flussi stabili, localizzazione forte e potenziale di valorizzazione.

I prime yield risultano sostanzialmente stabili: 4% per gli uffici a Milano, 4,5% a Roma, 5,3% per la logistica, 4,5% per il multifamily e 5,75% per l’Healthcare. La stabilità dei rendimenti prime non elimina il rischio giuridico, ma lo rende più determinante nella costruzione del business plan.

Capitali internazionali e investitori privati

La provenienza delle risorse modifica il grado di sofisticazione delle verifiche. I capitali internazionali rappresentano oltre il 75% dei volumi, contro una quota media di circa il 60% nel 2025. L’aggiornamento JLL Research di agosto conferma inoltre che la presenza degli investitori internazionali supera la media degli ultimi dieci anni.

Accanto agli operatori istituzionali cresce anche il peso di investitori privati e family office, pari a circa il 22%. Questa pluralità di soggetti comporta una maggiore attenzione alla documentazione contrattuale, alla qualità delle dichiarazioni e garanzie, alla disciplina delle condizioni sospensive e alla ripartizione dei rischi tra venditore, acquirente, sviluppatore e finanziatore.

Riconversioni: quando la due diligence immobiliare determina il valore

Il profilo più rilevante, per il professionista legale, riguarda le operazioni di riconversione. Nel comparto Office circa il 30% degli investimenti è stato destinato a trasformazioni verso funzioni alberghiere, PBSA e residenziali. Nel settore Hospitality, agli 860 milioni di euro di investimenti diretti si affiancano circa 260 milioni di euro relativi ad asset da convertire, in particolare da uffici a hotel.

Anche nel Living, ai 460 milioni di euro investiti si aggiungono ulteriori 300 milioni di euro di conversioni. Il PBSA cresce attraverso acquisizioni di terreni, trasformazioni immobiliari e operazioni di forward purchase.

In questo scenario la due diligence legale immobiliare non può limitarsi all’accertamento della titolarità, delle trascrizioni, delle ipoteche o dei contratti di locazione. Occorre verificare se il progetto economico sia giuridicamente realizzabile. La domanda centrale diventa se l’immobile possa essere trasformato, autorizzato, utilizzato e messo a reddito nei tempi previsti dal piano dell’investitore.

Le verifiche urbanistiche ed edilizie

Le operazioni value add richiedono un controllo approfondito della conformità urbanistica ed edilizia, della destinazione d’uso esistente e di quella prospettica, degli eventuali vincoli, dei titoli abilitativi necessari e della disciplina delle opere da eseguire. Un’irregolarità pregressa o una modifica di destinazione non assentibile può incidere sul prezzo, sul finanziamento e sulla stessa fattibilità dell’acquisizione.

Nei forward deal, il rischio si estende anche alla fase esecutiva. Ritardi nell’ottenimento dei permessi, varianti progettuali, prescrizioni amministrative o costi imprevisti possono ridurre il rendimento atteso. Per tale ragione le condizioni sospensive, i rimedi per il mancato avveramento, le garanzie tecniche e le obbligazioni dello sviluppatore assumono una funzione essenziale.

Asset deal, share deal e perimetro delle passività

La scelta tra asset deal e share deal non è neutra. Nell’asset deal l’attenzione si concentra sul bene, sui diritti reali, sui rapporti opponibili e sui profili autorizzativi connessi all’immobile. Nello share deal, invece, l’acquirente entra nel rischio societario e deve valutare anche passività fiscali, contenziosi, rapporti contrattuali, debiti, garanzie rilasciate e responsabilità pregresse.

La diversa struttura dell’operazione incide sulle dichiarazioni e garanzie, sugli indennizzi, sulle limitazioni di responsabilità e sui meccanismi di aggiustamento del prezzo. Nei progetti di trasformazione, tali strumenti contrattuali devono dialogare con la due diligence tecnica e amministrativa, perché il valore promesso dipende dalla concreta utilizzabilità futura dell’asset.

Data Center, Healthcare e Living: immobili inseriti in sistemi regolati

La crescita degli asset alternativi amplia il perimetro delle verifiche. JLL rileva circa 800 milioni di euro investiti nei Data Center, inclusi gli sviluppi, e oltre 700 milioni di euro nel Living & Healthcare. Nell’Healthcare circa il 75% dei volumi del semestre deriva da una sola operazione M&A relativa a un portafoglio di RSA.

Nei Data Center assumono rilievo anche le acquisizioni di terreni strategici nell’hinterland milanese. In questo comparto, la due diligence deve considerare non solo il titolo di proprietà e la destinazione urbanistica, ma anche infrastrutture disponibili, connessioni, requisiti tecnici, autorizzazioni, servitù, accessi e condizioni operative.

Nell’Healthcare e nelle RSA il valore immobiliare è strettamente collegato alla qualità del gestore, alla disciplina dei contratti di gestione e alla sostenibilità dell’attività regolata. L’immobile, da solo, non esaurisce l’oggetto dell’investimento: ciò che viene acquistato è la capacità del bene di funzionare stabilmente all’interno di un sistema autorizzato e operativo.

La documentazione contrattuale come strumento di governo del rischio

Nel mercato descritto da JLL, più liquido, internazionale e diversificato, la creazione di valore passa dalla capacità di governare il rischio legale prima del closing. Le clausole su autorizzazioni, destinazioni d’uso, conformità, consegna, avanzamento lavori, costi extra, mancato rilascio dei titoli, dichiarazioni del venditore e garanzie dello sviluppatore diventano parte integrante della strategia di investimento.

Per questo, la due diligence immobiliare deve essere impostata fin dall’inizio in funzione dell’operazione concreta: acquisto a reddito, riconversione, sviluppo, forward purchase, acquisizione societaria o portafoglio regolato. Il punto non è soltanto accertare chi sia proprietario dell’immobile, ma verificare se esista, in concreto, il diritto di trasformarlo, svilupparlo e utilizzarlo secondo le assunzioni economiche poste alla base dell’investimento.

Una griglia operativa per investitori e consulenti

Prima della firma, l’analisi legale dovrebbe quindi coordinare almeno quattro livelli: titolo e circolazione del bene, conformità urbanistica ed edilizia, struttura contrattuale dell’acquisizione, disciplina dei rischi futuri. In presenza di riconversioni o asset regolati, a questi profili si aggiungono autorizzazioni, requisiti dell’operatore, contratti di gestione e compatibilità del progetto con il cronoprogramma dell’investitore.

In un mercato nel quale si comprano sempre più spesso progetti di trasformazione, la qualità della due diligence immobiliare diventa uno degli strumenti principali per misurare il valore reale dell’operazione.