Un percorso verso la parità ancora troppo lungo
Le stime elaborate sui dati del World Economic Forum indicano che il completamento della parità di genere è ancora lontano. Il Global Gender Gap 2025 risulta infatti colmato soltanto al 68,8 per cento, con un avanzamento marginale di più 0,3 per cento rispetto all’anno precedente. In termini sostanziali permane un gap del 31,3 per cento, che, tradotto in proiezione temporale, equivale a circa 123 anni necessari per raggiungere una condizione di effettiva equiparazione tra uomini e donne.
Il contributo analitico dell’Osservatorio “Rita Levi Montalcini Svimez W20”
Questi dati vengono letti e sistematizzati dall’Osservatorio “Rita Levi Montalcini Svimez W20”, presentato a Roma, che offre una ricognizione organica delle disparità di genere a livello globale, con un focus specifico sull’Italia e sul Mezzogiorno. L’immagine che emerge è quella di un progresso lento e disomogeneo tra i diversi ambiti considerati dal Global Gender Gap.
Aree in cui la parità è prossima e settori ancora critici
Istruzione e salute: un divario quasi azzerato
Nei campi dell’istruzione e della salute il livello di convergenza tra uomini e donne si avvicina alla parità sostanziale. L’accesso ai percorsi formativi e ai servizi sanitari registra, in linea generale, minori squilibri rispetto ad altri settori, segnalando che le principali criticità non risiedono tanto nel capitale umano potenziale, quanto nelle condizioni effettive di utilizzo di tale capitale nel mercato del lavoro e nelle istituzioni.
Partecipazione economica: il nodo irrisolto
Il segmento della partecipazione economica rimane invece uno dei punti più deboli. Il relativo indicatore si ferma al 61 per cento, evidenziando un disallineamento significativo, che si traduce in minore accesso al lavoro retribuito, peggiori condizioni occupazionali e limitate opportunità di progressione di carriera per le donne. Il lavoro salariato continua a costituire il principale terreno di frattura in termini di dignità professionale e autonomia economica femminile.
Potere politico e rappresentanza: un divario ancora marcato
Ancora più problematico è l’ambito del potere politico, che presenta un livello di parità pari soltanto al 22,9 per cento. La sottorappresentazione femminile nei ruoli decisionali si riflette sia in ambito parlamentare sia all’interno delle assemblee regionali, con evidenti ripercussioni sulla capacità delle istituzioni di integrare in modo strutturale le istanze di genere nelle politiche pubbliche.
La posizione dell’Italia nel confronto internazionale
Nel ranking globale elaborato sulla base del Global Gender Gap, l’Italia occupa l’ottantacinquesimo posto, collocandosi a notevole distanza dai Paesi capofila quali Islanda, Regno Unito, Germania e Australia. Limitando l’analisi al perimetro dei Paesi del G20, l’Italia si posiziona all’undicesimo posto. Questo dato segnala una persistente difficoltà del sistema Paese a convergere verso gli standard dei principali partner economici e istituzionali, malgrado un quadro normativo formalmente orientato al principio di non discriminazione di genere.
Il mercato del lavoro italiano e le specificità del Mezzogiorno
Occupazione femminile e qualità del lavoro
Nel contesto italiano il lavoro retribuito rappresenta l’area in cui le disparità emergono in modo più netto. L’occupazione femminile registra livelli stagnanti e caratterizzati da un’ampia diffusione di part time involontario, con un differenziale retributivo che penalizza le donne in pressoché tutte le aree territoriali e categorie professionali. Tale condizione determina carriere discontinue, con effetti permanenti sull’ammontare dei trattamenti pensionistici, i quali risultano mediamente più leggeri del 44 per cento rispetto a quelli degli uomini.
Divari territoriali e inattività femminile nel Sud
I ritardi strutturali sono particolarmente accentuati nel Mezzogiorno, dove il modello occupazionale femminile mostra livelli di fragilità sistemica. In Basilicata, Puglia, Sicilia, Calabria e Campania i tassi di inattività femminile superano quelli di occupazione, anche al netto della quota di donne inattive per motivi di studio. Ciò indica una presenza ancora massiccia di lavoro non retribuito o sommerso e una difficoltà oggettiva ad accedere e a permanere nel mercato del lavoro formale.
Rappresentanza femminile nelle istituzioni italiane
Parlamento nazionale e confronto con il G20
La quota di donne elette nel Parlamento italiano si attesta al 32 per cento, posizionando l’Italia all’ottavo posto tra i Paesi del G20 in termini di rappresentanza parlamentare femminile. Sebbene tale dato segnali un parziale avanzamento rispetto al passato, permane un significativo scostamento rispetto a un equilibrio effettivo nei processi decisionali, specie nelle sedi in cui vengono definite le politiche economiche e sociali di maggiore impatto.
Consigli regionali e forti differenze tra i territori
La composizione di genere dei consigli regionali conferma un quadro assai eterogeneo. L’Umbria registra la percentuale più elevata di donne elette, pari al 42 per cento, mentre la Valle d’Aosta si colloca all’estremo opposto con una presenza femminile pari al 9 per cento. La variabilità territoriale sottolinea come le politiche di promozione della parità e gli strumenti di riequilibrio non siano applicati né percepiti in modo uniforme sul territorio nazionale.
Un avanzamento lento tra formalismo e realtà sostanziale
L’insieme degli indicatori analizzati conferma che la parità di genere, pur riconosciuta a livello formale e sostenuta da un quadro di principi consolidati, trova ancora ostacoli rilevanti nella sua attuazione concreta. La distanza temporale stimata in 123 anni per il pieno superamento del divario non rappresenta soltanto una proiezione statistica, ma traduce in termini cronologici la difficoltà di trasformare gli standard normativi in condizioni paritarie effettive nell’economia, nel lavoro e nelle istituzioni rappresentative.