Credito di imposta per la carta nel triennio 2026 2028 e sostegno pubblico all’editoria
Credito di imposta per la carta nel triennio 2026 2028 e sostegno pubblico all’editoria

Credito di imposta per la carta nel triennio 2026 2028 e sostegno pubblico all’editoria

La mancata proroga nel decreto Milleproroghe

Nel recente decreto cosiddetto Milleproroghe è venuta meno la misura del credito di imposta per l’acquisto della carta destinata alle imprese editoriali per il triennio 2026 2028. La ragione ufficialmente indicata è l’assenza di coperture finanziarie per i circa quaranta milioni di euro necessari a rifinanziare l’agevolazione fiscale. Si tratta di un intervento che il settore considerava essenziale per fronteggiare l’aumento dei costi industriali e per preservare l’equilibrio economico delle testate a stampa.

La Federazione italiana editori giornali Fieg aveva rivolto nei giorni precedenti un appello diretto alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sottolineando che il credito di imposta rappresenta «uno strumento di particolare importanza per garantire la sostenibilità economica delle imprese editoriali e la continuità della stampa di qualità». La decisione di non prorogare la misura è stata formalizzata martedì, all’esito delle verifiche sulle disponibilità di bilancio.

La posizione della Fieg e la rilevanza costituzionale del pluralismo informativo

La Fieg, per voce del proprio presidente Andrea Riffeser Monti, ha reagito con toni molto critici, dichiarando di prendere atto «con rammarico dell’ennesima decisione del governo che dimostra l’assenza di volontà di sostenere con i fatti un comparto fondamentale per la corretta informazione ai cittadini e per la salvaguardia della democrazia nel nostro Paese». In un successivo intervento la Federazione ha ribadito che la proroga del credito di imposta per la carta non dovrebbe essere letta come un mero sostegno congiunturale, ma come un «investimento nella pluralità e nella qualità dell’informazione, pilastri fondamentali della democrazia».

Il richiamo ai valori democratici e al pluralismo informativo si collega direttamente agli articoli 21 e 3 della Costituzione, che presidiano rispettivamente la libertà di manifestazione del pensiero e l’effettivo accesso dei cittadini agli strumenti di informazione. Nella prospettiva delle imprese editoriali, misure fiscali selettive come il credito di imposta per la carta contribuiscono a mantenere in vita una pluralità di voci e di testate sul mercato, in un contesto caratterizzato da crisi strutturale delle vendite e da profonde trasformazioni tecnologiche.

La replica del Governo e il ruolo del sottosegretario all’editoria

Le dichiarazioni del sottosegretario Alberto Barachini

Le affermazioni della Fieg sono state definite «irricevibili» dal sottosegretario all’editoria Alberto Barachini, il quale in un’intervista rilasciata al Corriere ha precisato che «il tema qui non è il governo disinteressato all’editoria, ma le risorse economiche, però il dialogo resta aperto». Secondo il sottosegretario, l’Esecutivo avrebbe già dimostrato un impegno finanziario significativo nei confronti del comparto.

Barachini ha ricordato che per il 2025 il settore editoriale ha beneficiato di complessivi 447 milioni di euro, «dei quali 120 per i contributi per le copie vendute, alle assunzioni di giovani e alla distribuzione delle edicole», con ulteriori 60 milioni già programmati per il 2026. Per il nuovo anno la dotazione complessiva attualmente stanziata si aggira intorno ai 360 milioni di euro, una cifra sensibilmente inferiore rispetto alle aspettative delle imprese ma comunque ritenuta rilevante dal Governo.

Il credito di imposta per la carta tra priorità e limiti di bilancio

In merito alla specifica misura sul costo della carta, il sottosegretario ha ricordato che «tutti sapevamo che quest’anno non c’erano fondi per quei crediti, non erano previsti in legge di Bilancio». La mancata previsione nella legge di bilancio comporta, anche sotto il profilo formale, l’impossibilità di prorogare automaticamente il beneficio in sede di decreto Milleproroghe, trattandosi di misura che richiede una copertura puntuale ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione e della legislazione contabile vigente.

Barachini ha tuttavia aggiunto che «il dialogo è aperto e il tema non è chiuso», anticipando un lavoro in corso per individuare «risorse non spese negli anni passati, come è avvenuto per i 120 milioni trovati nel 2025». La strategia prospettata punta quindi al recupero di fondi residui su capitoli preesistenti, da riallocare a favore dell’editoria, ipotesi che dovrà misurarsi con i vincoli di finanza pubblica e con l’eventuale necessità di interventi normativi ad hoc.

Quali strumenti di sostegno restano attivi

Contributi diretti, distribuzione e misure occupazionali

Nella ricostruzione fornita dal sottosegretario, il credito di imposta per la carta non costituirebbe lo strumento più rilevante all’interno dell’architettura degli aiuti pubblici al settore. Barachini ha evidenziato che le risorse destinate alle copie vendute e alla distribuzione nelle edicole garantiscono alle imprese una liquidità immediata e avrebbero pertanto una funzione prioritaria rispetto alle agevolazioni fiscali sui costi di produzione. Si tratta, in sostanza, degli interventi riconducibili alla disciplina dei contributi diretti all’editoria, che trovano fondamento nelle norme speciali di settore e vengono periodicamente rifinanziati con legge di bilancio.

Per il 2026 sono previsti 110 milioni di euro di contributi diretti a favore di cooperative e fondazioni editoriali, soggetti che tradizionalmente rientrano tra i principali beneficiari delle provvidenze pubbliche, in considerazione anche del ruolo svolto nel garantire la diffusione dell’informazione locale e specialistica. A tali somme si aggiungono 35 milioni destinati ai prepensionamenti nel comparto editoriale, misura che interviene sul piano della gestione occupazionale e del ricambio generazionale nelle redazioni.

Altri incentivi fiscali e trasferimenti collegati

Accanto ai contributi diretti, permangono ulteriori strumenti di sostegno, tra cui i crediti di imposta per gli investimenti pubblicitari e i rimborsi riconosciuti a Poste per il servizio di recapito degli abbonamenti, elementi che concorrono indirettamente a ridurre i costi di distribuzione e a sostenere le strategie commerciali delle testate. Restano inoltre i trasferimenti pubblici a favore della Rai e il contributo a Radio Radicale, anch’essi inquadrabili nel più ampio sistema di interventi a presidio del servizio di informazione e del dibattito pubblico.

Il sottosegretario ha tenuto a precisare che «non c’è alcuna chiusura e non è in discussione il diritto d’informare», ricordando che in passato «altri governi volevano azzerare i contributi all’editoria», ipotesi che non ha tuttavia mai trovato effettiva attuazione. Il quadro attuale, pur segnato da una riduzione delle risorse complessive rispetto agli anni precedenti, continua quindi a prevedere una pluralità di strumenti di sostegno, all’interno dei quali il credito di imposta per la carta rappresenta un tassello oggi mancante ma non definitivamente escluso dal dibattito politico e normativo.

La prospettiva futura tra sostenibilità economica e funzione pubblica dell’informazione

La contrapposizione tra la richiesta della Fieg e le esigenze di contenimento della spesa pubblica mette in luce la tensione strutturale tra due esigenze: da un lato la sostenibilità economica di un settore che svolge una funzione di rilievo costituzionale, dall’altro il rispetto degli equilibri di bilancio e dei vincoli posti dall’ordinamento contabile. La stessa discussione sul credito di imposta per la carta si inserisce in una riflessione più ampia sul modello di finanziamento dell’informazione e sul ruolo che lo Stato deve assumere nel garantire pluralismo e qualità delle notizie, specialmente in un’epoca di forte trasformazione digitale.

Le affermazioni governative sulla possibilità di reperire «risorse non spese negli anni passati» e la rivendicazione da parte della Fieg del credito di imposta come «investimento nella pluralità e nella qualità dell’informazione» lasciano intendere che il confronto proseguirà nei prossimi mesi, anche in sede legislativa, con la necessità di conciliare interessi economici, valori costituzionali e limiti di finanza pubblica in un equilibrio sempre più delicato.

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