La pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione europea segna un passaggio significativo nella disciplina del rapporto tra editori e piattaforme digitali, perché conferma la possibilità per gli Stati membri di riconoscere un compenso agli editori quando contenuti giornalistici vengono utilizzati online da soggetti terzi.
Il principio affermato non riguarda soltanto la ripartizione delle entrate nel mercato dell’informazione, ma incide direttamente sul riconoscimento del valore economico del lavoro editoriale, della selezione delle fonti e dell’attività di produzione giornalistica.
La legittimità di una remunerazione collegata all’autorizzazione
Secondo la Corte, il compenso può essere previsto purché risulti strettamente connesso all’autorizzazione concessa per l’impiego dei contenuti. In questo modo, la remunerazione non si pone come un onere sganciato dall’uso effettivo delle opere, ma come effetto della legittima circolazione dei contenuti digitali in un contesto regolato.
Si tratta di un passaggio che assume rilievo anche sul piano sistematico, perché rafforza la tutela della proprietà intellettuale senza comprimere in modo irragionevole la libertà d’impresa e la dinamica competitiva del mercato digitale.
Trasparenza, dati e correttezza delle trattative
La decisione valorizza inoltre la necessità di trattative trasparenti tra le parti, insieme all’accesso ai dati indispensabili per determinare in modo adeguato il compenso dovuto. Senza informazioni affidabili sull’effettivo utilizzo dei contenuti, infatti, qualsiasi criterio di remunerazione rischia di perdere precisione e affidabilità.
In questo scenario, la misurazione del valore economico delle notizie assume un ruolo centrale, perché la definizione del compenso non può prescindere dalla quantità, qualità e diffusione del contenuto impiegato dalle piattaforme.
Il peso delle nuove tecnologie nel mercato dell’informazione
Con l’espansione di intelligenza artificiale, motori di ricerca e strumenti di sintesi automatica delle notizie, il tema della remunerazione degli editori diventa ancora più delicato. La questione non riguarda soltanto chi produce il contenuto, ma anche chi lo organizza, lo indicizza e lo redistribuisce in forma nuova verso il pubblico.
È proprio in questo contesto che la decisione della Corte offre una chiave di lettura utile per ripensare il rapporto tra innovazione tecnologica e tutela del lavoro giornalistico, senza sacrificare l’equilibrio tra interessi economici diversi.
Per approfondire il tema e leggere il commento completo di Roberta Maria Pagani, Partner del Gruppo, è possibile consultare l’articolo dedicato su Battista 70 Phone.
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