CAT NAT e premi assicurativi: come leggere davvero i numeri IVASS
CAT NAT e premi assicurativi: come leggere davvero i numeri IVASS

CAT NAT e premi assicurativi: come leggere davvero i numeri IVASS

La rilevazione IVASS sui contratti CAT NAT attivi al 31 gennaio 2026, resa pubblica il 31 marzo 2026, offre finalmente un quadro statistico più solido per interpretare il mercato delle coperture contro le calamità naturali. Il valore dell’indagine, però, non sta nella possibilità di ricavarne una tariffa standard. Si tratta piuttosto di una base informativa che consente di osservare i premi effettivamente praticati, distinti per provincia e per fascia di somma assicurata, con un livello di dettaglio utile ma non assoluto. Il primo dato da tenere fermo è proprio questo: la lettura corretta non è quella del preventivo medio, bensì quella del premio effettivo all’interno di un mercato ancora in consolidamento.

Il significato giuridico e pratico della rilevazione

Il documento IVASS ha un pregio immediato, perché rende più trasparente un comparto che, fino a poco tempo fa, offriva poche coordinate omogenee. Tuttavia, la comparabilità dei dati resta condizionata da un elemento decisivo: i contratti rilevati comprendono polizze stipulate sia prima sia dopo l’entrata in vigore dell’obbligo assicurativo. Ne discende una fisiologica disomogeneità, che impone prudenza nell’uso delle statistiche. Lo stesso Istituto richiama l’esigenza di confrontare solo coperture realmente simili, considerando localizzazione del rischio, valore dei beni, franchigie, scoperti ed eventuali garanzie accessorie. In assenza di questi correttivi, il dato numerico rischia di essere letto in modo troppo sbrigativo.

La vera informazione sta nella variabilità dei prezzi

Se si vuole comprendere la dinamica del mercato, il parametro più significativo non è il premio medio, ma la distanza tra il 20° e l’80° percentile. Questa fascia descrive il comportamento del 60% delle polizze più rappresentative e consente di misurare la dispersione reale dei prezzi. La mediana, da sola, non basta. In Lombardia, ad esempio, il premio mediano per 10.000 euro di somma assicurata è pari a 5,29 euro, con un intervallo compreso tra 2,99 e 10,06 euro. In Emilia-Romagna il quadro cambia nettamente, perché la mediana sale a 12,44 euro e la forbice si allarga tra 6,93 e 22,29 euro. Il dato più rilevante non è soltanto il livello, ma l’ampiezza della distanza tra i valori. Non cresce solo il costo della copertura, cresce soprattutto l’eterogeneità dei prezzi.

Questo andamento indica che il rischio territoriale incide in modo significativo, ma non esaurisce la spiegazione. Pesano anche le scelte tecniche delle imprese assicurative, la struttura delle franchigie, la selezione dei rischi e le politiche assuntive adottate nei diversi territori. Non sorprende, allora, che tra le regioni con una mediana a doppia cifra compaiano Calabria, con 14,29 euro, Umbria, con 12,52 euro, Emilia-Romagna, con 12,44 euro, e Molise, con 11,15 euro. Il mercato, in alcune aree, mostra ancora un equilibrio tariffario incerto, con differenze che non possono essere spiegate da un solo fattore.

La geografia del rischio incide sulla struttura del premio

Un altro elemento decisivo emerso dai dati è che la domanda non deve essere posta in termini generici, ma in relazione al luogo in cui il bene è assicurato e alla sua consistenza economica. La suddivisione in cinque fasce di valore assicurato consente una lettura più concreta per le imprese e mette in evidenza come, all’aumentare della somma assicurata, le differenze provinciali diventino più nette. L’Emilia-Romagna rappresenta in questo senso un caso paradigmatico: per importi più elevati, il divario tra province come Piacenza e Reggio nell’Emilia tende ad ampliarsi in modo sensibile, segnalando che la dimensione locale del rischio continua a incidere anche all’interno della stessa regione.

Per l’impresa questo significa che il prezzo non dipende soltanto dalla tipologia contrattuale, ma anche dall’allocazione territoriale del bene e dalla sua rilevanza economica. La maschera IVASS, letta correttamente, diventa allora uno strumento utile per capire se il premio proposto si colloca in una fascia ordinaria oppure se si discosta in modo marcato dai valori più frequenti del mercato. Non è un giudizio automatico sulla congruità del prezzo, ma un primo indicatore di orientamento che acquista valore proprio quando viene confrontato con elementi omogenei.

Un mercato più leggibile, ma non ancora pienamente stabilizzato

La seconda rilevazione conferma un comparto in espansione, ma ancora privo di una piena maturità tariffaria. Il numero delle imprese presenti e la quantità di contratti in essere aiutano a contestualizzare i risultati, perché dove il mercato è più ampio la lettura dei dati è più affidabile, mentre dove i contratti sono pochi le oscillazioni assumono un peso maggiore. Resta inoltre un limite strutturale della classificazione: la fascia oltre 2 milioni di euro appare troppo ampia e tende a comprimere situazioni molto diverse in un’unica categoria. Su questo punto un affinamento futuro sarebbe particolarmente utile, proprio perché le somme più elevate rappresentano una componente decisiva dell’equilibrio tecnico complessivo.

In questo quadro, i dati IVASS non esauriscono certo le domande aperte sul sistema CAT NAT, ma consentono di utilizzare una base oggettiva per distinguere tra prezzi tipici, eccezioni territoriali e possibili asimmetrie dell’offerta. Per imprese, intermediari e compagnie si tratta di un passaggio importante: il mercato diventa più leggibile, e la trasparenza assume un ruolo che non è solo informativo, ma anche regolatorio. Il confronto corretto, oggi, passa proprio da qui, dalla capacità di leggere il premio dentro il contesto tecnico e territoriale in cui è stato costruito.

Polizze CAT NAT, cosa dicono i nuovi dati IVASS proviene da Iusletter.