Credito e sviluppo economico: perché la filiera del recupero vale più dei numeri
La gestione del credito non è più un segmento tecnico confinato alla sola fase patologica del rapporto obbligatorio. È, oggi, una componente strutturale dell’economia nazionale, capace di incidere sulla liquidità delle imprese, sulla continuità dei rapporti commerciali e sulla capacità di famiglie e consumatori di rientrare in un circuito creditizio ordinato.
Nel contributo pubblicato su Il Sole 24 Ore, Christian Faggella, Managing Partner di La Scala Società tra Avvocati, e Michela De Marchi, Secretary General di Unirec, ricostruiscono con chiarezza questo scenario, evidenziando come la credit industry sia diventata un presidio essenziale per l’equilibrio economico complessivo.
I dati del XVI Rapporto Unirec Nomisma
Le evidenze del XVI Rapporto Unirec Nomisma confermano la dimensione ormai sistemica del comparto:
Dimensione operativa
55,5 milioni di pratiche gestite
Valore economico affidato
188 miliardi di euro di crediti affidati, pari all’8,3% del PIL
Risultati conseguiti
22 miliardi di euro recuperati, equivalenti all’1% del PIL
Evoluzione della produttività
+15% di produttività e +40% di pratiche gestite negli ultimi cinque anni
Si tratta di dati che descrivono un comparto maturo, capace di reggere l’impatto delle trasformazioni economiche e di mantenere un ruolo decisivo nella circolazione della ricchezza.
La funzione economica del recupero
Il recupero del credito non produce effetti soltanto sul bilancio dei singoli operatori. La sua rilevanza si estende all’intero tessuto produttivo, perché consente alle imprese di liberare risorse, ridurre l’immobilizzo finanziario e affrontare con maggiore solidità il ciclo economico.
In questa prospettiva, l’attività di gestione dei crediti contribuisce anche a tutelare l’occupazione e a favorire la ripresa di relazioni creditizie sane, sia per i soggetti economici sia per i privati. Il suo impatto, quindi, non si esaurisce nella mera riscossione, ma si riflette sulla stabilità del mercato.
Le nuove condizioni operative del settore
L’evoluzione della credit industry impone oggi un salto di qualità. Alla tradizionale efficienza gestionale si affiancano obblighi e responsabilità sempre più articolati, che richiedono strutture organizzative adeguate e competenze specialistiche.
Tra i principali fattori di trasformazione emergono la compliance, la cybersecurity, la protezione dei dati, l’innovazione tecnologica e la valorizzazione del capitale umano. Sono ambiti che non rappresentano accessori del processo, ma elementi costitutivi di un modello moderno di gestione del credito.
Verso un modello integrato e sostenibile
La direzione verso cui il settore sta convergendo è quella di una filiera integrata, nella quale committenti, servicer e debitori partecipano, ciascuno secondo il proprio ruolo, alla costruzione di un equilibrio duraturo. L’obiettivo non è soltanto il risultato economico immediato, ma la tenuta complessiva del sistema.
In questo quadro, sostenibilità economica e sostenibilità sociale diventano criteri di valutazione inseparabili. Il recupero del credito assume così una funzione più ampia: non mera risposta all’inadempimento, ma strumento di regolazione responsabile dei rapporti economici.
La prospettiva che guida il settore
Il punto decisivo non è più chiedersi se la gestione del credito sia utile, ma come possa continuare a generare valore in modo efficace, sicuro e compatibile con le esigenze di tutela di tutte le parti coinvolte. È in questa direzione che si misura la capacità del comparto di incidere sull’economia reale e di accompagnarne l’evoluzione.
Proprio qui si colloca il contributo del confronto tra operatori, associazioni e professionisti del settore, chiamati a definire standard sempre più avanzati di affidabilità, tecnologia e responsabilità.
Per approfondire il tema, è possibile consultare l’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore.
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