Il leasing si conferma uno dei canali più dinamici per il finanziamento degli investimenti in Italia, ma la sua evoluzione nel 2025 mostra un settore chiamato a coniugare espansione, selettività del rischio e adattamento a un contesto regolamentare e industriale in rapido cambiamento.
Il Rapporto Annuale Assilea sul Leasing 2025 restituisce l’immagine di un comparto in progresso, capace di superare la soglia di circa 36 miliardi di euro di nuovi finanziamenti e di oltre 745 mila contratti stipulati. L’incremento complessivo, pari a circa +5,8% in valore e +1,4% nel numero delle operazioni, conferma il rafforzamento del leasing come strumento di supporto agli investimenti produttivi, in particolare per le imprese di minori dimensioni.
Il dato non si esaurisce nella mera crescita quantitativa. Il Rapporto segnala infatti una composizione del mercato sempre più articolata, con comparti che mantengono un peso decisivo e altri che assumono un ruolo strategico nella trasformazione del tessuto economico.
Leasing e investimenti: funzione finanziaria e ruolo industriale
Nel quadro economico attuale, segnato da instabilità geopolitica, tensioni sui mercati energetici, incertezza negli scambi internazionali e condizioni monetarie ancora restrittive, il leasing conserva una funzione anticiclica di rilievo.
Non si tratta soltanto di una modalità alternativa di acquisto dei beni, ma di uno strumento che consente alle imprese di:
Accedere a beni strumentali senza assorbire liquidità in modo immediato
Questa caratteristica è particolarmente importante per le PMI, che possono così preservare risorse per la gestione corrente e per ulteriori investimenti.
Accompagnare la trasformazione tecnologica
Il leasing sostiene il rinnovo di macchinari, impianti e attrezzature, agevolando la transizione digitale e l’adeguamento dei processi produttivi.
Favorire la transizione energetica e il ricambio dei mezzi
Il settore finanzia soluzioni coerenti con gli obiettivi di efficienza energetica e di sostenibilità, contribuendo alla modernizzazione delle flotte e dei beni impiegati nell’attività d’impresa.
Il comparto auto tra crescita e discontinuità
Tra i segmenti più rilevanti resta quello automotive, che nel 2025 continua a pesare in modo significativo sul totale dei contratti. L’andamento, tuttavia, non è uniforme: autovetture, veicoli commerciali e mezzi pesanti seguono dinamiche differenti, risentendo delle condizioni del mercato e delle scelte di politica industriale.
Il Rapporto evidenzia che l’Italia conserva un ruolo di primo piano per numero di immatricolazioni, pur con un’incidenza dell’auto aziendale ancora inferiore rispetto ad altri grandi Paesi europei. Sul piano delle alimentazioni, la crescita delle immatricolazioni di veicoli a basse emissioni finanziati tramite leasing o noleggio a lungo termine conferma una transizione in atto, ma ancora incompleta.
Il passaggio verso una mobilità più sostenibile dipende dalla stabilità degli incentivi, dalla capillarità delle infrastrutture di ricarica e dalla capacità degli operatori di integrare servizi finanziari e servizi di mobilità. In assenza di queste condizioni, il processo di decarbonizzazione rimane disomogeneo.
Leasing strumentale e Nuova Sabatini: la leva più incisiva
Il comparto strumentale emerge come il principale motore della crescita. Nel 2025 lo stipulato registra un incremento complessivo di circa +15,2%, confermando il leasing di beni strumentali come canale privilegiato per finanziare macchinari, impianti, attrezzature e tecnologie.
Assume rilievo anche la Nuova Sabatini, che continua a sostenere gli investimenti delle PMI e a facilitare l’accesso a finanziamenti destinati a beni materiali e immateriali, anche in ottica 4.0 e green. Il Rapporto ne sottolinea la funzione di sostegno alla competitività del sistema produttivo, in quanto consente di accelerare l’ammodernamento degli impianti e di rafforzare la capacità di innovazione delle imprese.
In questo segmento il leasing non rappresenta solo un prodotto finanziario, ma una leva di politica industriale indiretta, utile a favorire crescita dimensionale, aggiornamento tecnologico e rafforzamento della produttività.
Leasing immobiliare e vincoli prudenziali
Il leasing immobiliare mostra un andamento positivo per il terzo anno consecutivo, con un aumento che riguarda sia gli immobili costruiti sia quelli da costruire. La componente di valore risulta particolarmente significativa, a conferma di una ripresa di interesse per operazioni legate agli immobili produttivi.
Resta tuttavia un comparto esposto a variabili sensibili, tra cui il costo del denaro, i tempi autorizzativi, l’andamento del mercato delle costruzioni, il merito creditizio dei richiedenti e i requisiti patrimoniali imposti agli intermediari.
Il Rapporto richiama in particolare il leasing in costruendo, evidenziando come la durata delle operazioni e il valore medio elevato dei contratti rendano il segmento particolarmente esposto alle regole prudenziali. Le evoluzioni collegate a Basilea 4 possono incidere sulla convenienza economica delle operazioni e sulla capacità di finanziare immobili destinati all’attività delle imprese.
Le imprese utilizzatrici e il profilo delle PMI
Il leasing mantiene un ruolo centrale per le PMI, che vi ricorrono per realizzare investimenti pur in un contesto di credito bancario selettivo. Il Rapporto evidenzia che le imprese utilizzatrici mostrano, in media, una maggiore propensione alla crescita, all’innovazione e all’apertura ai mercati esteri.
La forza dello strumento risiede nella sua capacità di finanziare beni funzionali all’attività senza compromettere eccessivamente la liquidità aziendale. Ne deriva un miglior equilibrio tra investimento e gestione del capitale circolante, aspetto particolarmente rilevante per le realtà di dimensione minore.
Il Rapporto segnala inoltre che la clientela leasing presenta indicatori di redditività mediamente migliori rispetto alla media delle imprese italiane, pur con fisiologiche differenze legate al settore e alla dimensione aziendale.
Sostenibilità, dati ESG e modelli di rischio
La sostenibilità attraversa l’intero impianto del Rapporto e incide in modo crescente sulle politiche di concessione e monitoraggio. Le società di leasing stanno progressivamente rafforzando governance, raccolta dati, reporting e gestione dei rischi climatici e ambientali, integrando i fattori ESG nei processi interni.
Il nodo più delicato riguarda la disponibilità delle informazioni da parte delle PMI. Molte imprese non dispongono ancora di sistemi strutturati per la raccolta e la rendicontazione dei dati ambientali e sociali, con inevitabili difficoltà nella valutazione del rischio e nella costruzione di modelli coerenti con gli obblighi informativi crescenti.
In questo quadro, la sostenibilità assume una valenza operativa oltre che regolamentare. Diventa infatti un elemento che incide sull’accesso al finanziamento, sulla struttura del rischio e sulla capacità competitiva dell’impresa nel medio periodo.
Qualità del credito e tenuta del portafoglio
Il Rapporto offre anche una lettura positiva della qualità del portafoglio leasing. La crescita del comparto è accompagnata da una rischiosità contenuta e da una minore incidenza dei deteriorati rispetto al credito bancario tradizionale. La composizione del portafoglio resta concentrata su auto, strumentale e immobiliare, ma con un progressivo miglioramento degli indicatori di rischio.
La riduzione dello stock di NPL e il contenimento delle posizioni deteriorate indicano una maggiore attenzione nella selezione della clientela e nella strutturazione delle operazioni. Resta tuttavia aperta la questione dell’impatto delle evoluzioni regolamentari, in particolare quelle connesse a Basilea 4, che potrebbero riflettersi sui requisiti patrimoniali e sulla sostenibilità di parte delle operazioni più complesse.
Digitalizzazione e rinnovamento operativo
Un ulteriore tratto distintivo del mercato riguarda la trasformazione digitale degli operatori. La digitalizzazione interessa ormai tutte le fasi del rapporto contrattuale, dall’origination alla stipula, dal monitoraggio alla gestione documentale, fino all’assistenza al cliente e al controllo del rischio.
Questa evoluzione non ha solo effetti organizzativi. Migliora i tempi di risposta, aumenta la tracciabilità, rafforza la qualità delle informazioni e consente di servire con maggiore efficacia una clientela composta in larga parte da PMI e imprese con esigenze finanziarie rapidamente variabili.
Le prospettive del 2026 tra continuità e variabili aperte
Le stime per il 2026 indicano una prosecuzione della crescita, pur in presenza di un quadro macroeconomico ancora fragile. Il sostegno principale dovrebbe provenire dal leasing strumentale e dalla continuità degli investimenti delle imprese, ma restano aperti i fattori di incertezza legati al contesto internazionale, alla disciplina prudenziale e all’evoluzione della domanda.
Il Rapporto mostra così un settore che non si limita a seguire l’andamento dell’economia, ma contribuisce a orientarlo attraverso la disponibilità di soluzioni finanziarie flessibili, selettive e sempre più integrate con i processi di trasformazione industriale e ambientale.
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