Il quadro che emerge dai dati diffusi dalla Fim Cisl per il primo trimestre del 2026 è quello di una ripresa ancora disomogenea, ma tangibile. Le immatricolazioni in Europa e i volumi produttivi registrati in Italia mostrano un miglioramento rispetto al 2025, indicato dai sindacati come «l’anno nero dell’auto». Non si tratta di una soluzione definitiva delle criticità, bensì di un’evoluzione che consente di leggere il semestre con un cauto ottimismo.
Il peso del nodo industriale italiano
La situazione più delicata resta quella dello stabilimento di Cassino, che rappresenta l’eccezione negativa nel panorama nazionale. Qui la produzione segna un calo del 37,4%, a fronte di una media degli impianti italiani che evidenzia un aumento del 9,5% per i veicoli e del 22% per le autovetture. Nello stabilimento laziale, dove operano poco più di 2.000 addetti e l’attività si concentra su 5 o 6 giorni al mese, sono state assemblate meno di 3.000 vetture.
Le richieste sindacali su modelli e occupazione
Ferdinando Uliano, segretario della Fim Cisl, sollecita un chiarimento sui tempi di introduzione delle nuove Alfa Giulia e Stelvio, chiedendo anche un’accelerazione del lancio del futuro modello di alta gamma. Il sindacato guarda con attenzione anche a possibili operazioni industriali con nuovi partner, a partire da Leapmotor. Su questo punto la posizione è pragmatica: una collaborazione con Leapmotor o con altri soggetti è considerata utile se capace di sbloccare nuovi modelli e garantire occupazione.
In vista della presentazione del nuovo piano negli Stati Uniti, fissata per il 21 maggio, Uliano si attende indicazioni «concrete e credibili», idonee a offrire prospettive industriali e occupazionali a tutti gli stabilimenti italiani. In assenza di scosse di rilievo, l’anno potrebbe chiudersi con circa 500.000 veicoli prodotti, un livello prossimo a quello del 2023. Tra gli impianti in maggiore crescita figurano Melfi, con un aumento del 92,5%, Mirafiori, con +42,4%, Pomigliano con +6,7% e Modena con un incremento del 583%.
Il ruolo delle istituzioni nel sostegno al comparto
Nella lettura della Fim Cisl, il recupero produttivo non può essere affidato soltanto all’andamento del mercato. Uliano richiama infatti anche il governo, chiedendo che vengano individuate risorse adeguate per sostenere e rilanciare l’intero settore. La tenuta del sistema industriale italiano, in questa prospettiva, dipende dalla capacità di combinare investimenti, nuove piattaforme produttive e una strategia capace di proteggere l’occupazione.
Il riscontro europeo nelle immatricolazioni
Il segnale positivo arriva anche dal fronte commerciale. Nei primi due mesi dell’anno, nel mercato europeo, Stellantis ha immatricolato 696.676 veicoli, con un incremento del 5% rispetto al 2025. La quota di mercato sale così di 0,21 punti percentuali, raggiungendo il 17,5%, il valore più alto degli ultimi due anni. Considerando congiuntamente i risultati di Stellantis e di Leapmotor International, la crescita delle vendite aumenta allo 0,73% e la quota complessiva tocca il 18,1%.
Le parole del responsabile Europa
Il miglioramento viene letto dalla dirigenza come conferma del percorso avviato negli ultimi mesi. In una comunicazione indirizzata ai dipendenti europei, Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, ha osservato che «i primi tre mesi del 2026 hanno consolidato il processo di recupero già iniziato da Stellantis verso la fine dell’anno scorso» e che «il percorso di ripresa è solido e il piano di rilancio sta funzionando».
Resta dunque centrale la verifica della capacità del gruppo di trasformare questi risultati in una traiettoria stabile, capace di incidere non solo sulle quote di mercato, ma anche sulla continuità produttiva degli stabilimenti italiani e sulla qualità delle prospettive industriali che li riguardano.