Rinnovo del consiglio di amministrazione di Banco Bpm e attenzione dell’Autorità Antitrust
Rinnovo del consiglio di amministrazione di Banco Bpm e attenzione dell’Autorità Antitrust

Rinnovo del consiglio di amministrazione di Banco Bpm e attenzione dell’Autorità Antitrust

Scenario generale e ruolo di Crédit Agricole

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha rivolto la propria attenzione al processo di rinnovo del consiglio di amministrazione di Banco Bpm, terzo gruppo bancario italiano guidato da Giuseppe Castagna. Secondo quanto riportato da La Stampa, l’Autorità presieduta da Roberto Rustichelli avrebbe trasmesso una comunicazione formale al consiglio di amministrazione dell’istituto milanese nelle scorse settimane.

Le parti interessate, sia l’Autorità Antitrust sia Banco Bpm, hanno scelto di non commentare pubblicamente la notizia. L’assenza di smentite induce tuttavia a ritenere che l’attenzione sia effettivamente concentrata sulla posizione che la banca francese Crédit Agricole, titolare di una partecipazione del 20,1 per cento nel capitale di Banco Bpm, potrebbe assumere in occasione del rinnovo del board previsto per aprile.

Le disposizioni della Legge Capitali sulla lista del consiglio uscente

Al centro dell’attenzione si collocano le nuove disposizioni introdotte dalla cosiddetta Legge Capitali in materia di liste presentate dal consiglio di amministrazione uscente nelle società quotate. Le norme, approvate nel marzo 2024, non hanno ancora trovato applicazione pratica nei gruppi quotati, ma il loro primo banco di prova è atteso proprio con le assemblee di Banco Bpm e di Banca Monte dei Paschi di Siena, entrambe chiamate ad eleggere il nuovo consiglio nel mese di aprile.

L’impianto normativo è stato concepito per consentire a soci di minoranza dotati di una partecipazione rilevante di incidere in maniera più significativa sulla composizione del consiglio di amministrazione, imprimendo una maggiore pluralità negli organi di governo societario. Questo meccanismo, nel caso concreto, potrebbe favorire in modo particolare Crédit Agricole.

Possibili scenari nella formazione delle liste e profili concorrenziali

Un nodo applicativo rilevante riguarda la riunione del consiglio di amministrazione di Banco Bpm, chiamato a deliberare sull’eventuale presentazione di una lista del consiglio uscente. Se il board deciderà di depositare tale lista senza includere alcuni dei candidati indipendenti indicati da Crédit Agricole, potrebbe aprirsi uno spazio di approfondimento da parte dell’Autorità Antitrust.

Crédit Agricole è infatti un concorrente diretto di Banco Bpm nel mercato bancario italiano e, al contempo, intrattiene con quest’ultimo rapporti di collaborazione attraverso joint venture industriali. In un simile contesto, la presentazione da parte della banca francese di una propria lista di minoranza potrebbe consentirle di ottenere un numero significativo di posizioni nel nuovo consiglio di amministrazione, indicativamente fino a quattro consiglieri espressi direttamente, oltre a due componenti del collegio sindacale.

Una configurazione del genere non ha precedenti nel sistema bancario italiano quotato e solleva, per sua natura, questioni di equilibrio tra la tutela della concorrenza e la partecipazione alle scelte di governance da parte di azionisti qualificati che operano anche come competitor.

La posizione pubblica di Banco Bpm e il confronto con Mps

In questo quadro si inserisce la precisazione resa dal presidente di Banco Bpm, Massimo Tononi, il quale ha evidenziato che la banca milanese e Mps sono concorrenti, specificando che non esiste alcun coinvolgimento di Banco Bpm nella lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Mps, nonostante la partecipazione del 3,74 per cento detenuta in quest’ultima.

Il tema Crédit Agricole risulta già oggetto di discussione interna al consiglio di Banco Bpm. L’eventuale formalizzazione da parte dei francesi di una loro lista di minoranza potrà determinare ulteriori iniziative di valutazione da parte dell’Autorità Antitrust, alla luce dei profili concorrenziali connessi al cumulo di relazioni azionarie, industriali e di mercato.

Il contesto industriale delle joint venture tra Crédit Agricole e Banco Bpm

Il rapporto tra i due gruppi non si esaurisce nella partecipazione azionaria. Una delle espressioni più rilevanti della loro collaborazione è rappresentata da Agos, società attiva nel credito al consumo partecipata per il 61 per cento da Crédit Agricole e per il 39 per cento da Banco Bpm.

La società ha conseguito risultati positivi, con la chiusura dell’esercizio 2025 che ha registrato un utile netto gestionale pari a 203 milioni di euro, in crescita del 7 per cento rispetto al 2024. Il ritorno sul capitale tangibile si è attestato al 15 per cento e i ricavi hanno fatto segnare un incremento dell’8 per cento. Questi dati confermano la rilevanza industriale della partnership e la sua incidenza nel segmento del credito al consumo.

Verso la prima applicazione concreta della nuova disciplina

Il rinnovo del consiglio di amministrazione di Banco Bpm si colloca dunque in un passaggio regolamentare cruciale, nel quale la nuova disciplina della Legge Capitali sulla lista del consiglio uscente si intreccia con la presenza di un importante azionista concorrente, portatore di interessi industriali condivisi ma anche di obiettivi autonomi di sviluppo nel mercato italiano.

L’evoluzione delle prossime settimane, tra decisioni interne del consiglio di Banco Bpm, eventuale deposito di liste da parte di Crédit Agricole e possibili approfondimenti da parte dell’Autorità Antitrust, rappresenterà la prima concreta verifica della capacità delle nuove regole di conciliare pluralismo nella governance societaria e salvaguardia delle dinamiche concorrenziali nel settore bancario.

L’articolo originario è disponibile al seguente indirizzo: Rinnovo del cda di Banco Bpm l’Antitrust accende un faro, pubblicato su Iusletter.