L’evoluzione dei sistemi di intelligenza artificiale sta trasformando in profondità il modo in cui le imprese selezionano fornitori, negoziano condizioni e perfezionano transazioni. In questo scenario si colloca il recente test di Nuvei, operatore canadese specializzato in Advanced Payment Technology, che ha completato con esito positivo un proof of concept di commercio agentico. Un agente artificiale ha concluso autonomamente l’acquisto di un prodotto per conto di un rivenditore, eseguendo il pagamento direttamente sul circuito Visa mediante credenziali tokenizzate, ossia attraverso una identità digitale.
Dal pagamento automatizzato alla decisione di acquisto
L’aspetto più rilevante non riguarda soltanto la fase esecutiva del pagamento, ma l’intero ciclo decisionale che precede la transazione. La macchina, infatti, non si limita a veicolare un ordine già formato, ma può intervenire nella selezione di cosa acquistare, quando acquistarlo e a quale prezzo. Si tratta di una discontinuità significativa, perché riduce in modo marcato il ruolo degli intermediari e sposta verso sistemi algoritmici attività tradizionalmente presidiate da persone e strutture organizzative.
In prospettiva, soluzioni come quella sviluppata da Nuvei potranno essere impiegate nei processi di procurement e in molti altri ambiti operativi, consentendo alle imprese di affidare alle macchine porzioni sempre più ampie della propria capacità di spesa e di approvvigionamento. È un passaggio che anticipa il modello di impresa agentica, nel quale la componente decisionale diventa sempre più distribuita tra infrastrutture digitali e agenti artificiali.
Le previsioni sul ruolo degli agenti IA
Il fenomeno non è improvviso. Nel report AI 2027 elaborato dal gruppo di lavoro guidato da Daniel Kokotajlo, l’arrivo degli agenti IA nei prossimi mesi viene descritto come uno snodo capace di incidere su più livelli della vita civile e della governance d’impresa. Gli sviluppi recenti confermano quella traiettoria.
Anche sul piano istituzionale l’attenzione resta elevata. L’ONU, tramite l’Independent International Scientific Panel on AI, composto da 40 scienziati provenienti da diversi Paesi, ha segnalato nel Preliminary Report on AI che, con riguardo all’emergere dell’IA agentica, i rischi di questa tecnologia stanno crescendo più rapidamente della capacità di misurarli e governarli[1].
La spinta del mercato e lo scenario europeo
Le cautele degli organismi internazionali, tuttavia, non sembrano in grado di arrestare la corsa del commercio agentico in Europa. Le stime elaborate da McKinsey indicano un potenziale volume globale di transazioni pari a 1.000 miliardi di dollari entro il 2030 e compreso tra 3.000 e 5.000 miliardi entro il 2035. Numeri di questo tipo spiegano perché il settore continui ad attrarre investimenti, sperimentazioni e integrazioni sempre più sofisticate nei processi commerciali digitali.
La questione giuridica: identità, autonomia e soggettività
Il tema che si apre, però, è di natura giuridica prima ancora che tecnologica. Le società di capitali dispongono già oggi di una propria personalità giuridica e operano sul mercato attraverso nome, patrimonio e reputazione. Se, in aggiunta, tali soggetti dovessero essere supportati da sistemi capaci di elaborare una forma di volontà operativa autonoma, almeno in parte distinta da quella del management, e di perseguire obiettivi assegnati entro parametri predeterminati, il confine tra strumento e centro di imputazione dell’attività economica diventerebbe molto più sottile.
La domanda non riguarda soltanto l’efficienza del processo decisionale, ma l’assetto stesso delle relazioni tra impresa, algoritmo e responsabilità. Quando la scelta economica non è più il risultato immediato di una deliberazione umana, ma l’esito di un sistema che apprende, seleziona e agisce, il diritto è chiamato a misurarsi con categorie tradizionali che potrebbero rivelarsi insufficienti.
Il punto di equilibrio tra automazione, controllo e imputazione delle decisioni è già entrato nel dibattito giuridico e industriale. E proprio da qui occorre ripartire, perché il commercio agentico non è più una mera ipotesi di laboratorio, ma una concreta architettura di mercato che impone di riconsiderare, con rigore, il ruolo dell’impresa nell’ecosistema digitale.
[1] Il rapporto è stato presentato lo scorso 6 e 7 luglio a Ginevra durante il Global Dialogue on AI Governance.