Nexi e la difesa di un presidio strategico
Nexi e la difesa di un presidio strategico

Nexi e la difesa di un presidio strategico

Cassa Depositi e Prestiti sta rafforzando la propria linea su due fronti distinti ma collegati da un medesimo obiettivo strategico: preservare il controllo italiano su asset considerati rilevanti e valorizzarli senza ricorrere a dismissioni affrettate. Nel caso di Nexi, la posizione della società partecipata dalla Cdp è improntata alla cautela. Nel dossier Borsa Italiana, invece, la Cassa ha scelto la via giudiziaria per contestare un assetto di governance ritenuto non coerente con gli accordi tra soci.

Nel capitale di Nexi, Cassa Depositi e Prestiti detiene il 19,14% e considera il gruppo un asset industriale di rilievo per il sistema Paese. In questa prospettiva, le ipotesi di interesse avanzate dal fondo Cvc non sono state accolte come un segnale di apertura alla cessione di partecipazioni o di rami d’azienda. Il messaggio è netto: il controllo non è in vendita, soprattutto in una fase in cui la società ha già definito un percorso di sviluppo di medio periodo.

La reazione del mercato ha risentito delle indiscrezioni pubblicate dal Financial Times, che hanno spinto il titolo in rialzo fino al 9% nella prima parte della seduta, prima di un assestamento finale a 3,96 euro, pari a un incremento del 2,85%. Il movimento borsistico, però, non ha modificato l’impostazione di fondo: Nexi non appare orientata a smembrare le proprie attività per assecondare offerte selettive, anche alla luce delle scelte già compiute nei mesi precedenti.

Un precedente che pesa nelle valutazioni

Già nell’autunno scorso la società aveva respinto una proposta del fondo Tpg, che aveva messo sul tavolo un’offerta da un miliardo di euro per la divisione Digital Banking Solutions. Quel precedente è rilevante perché conferma una linea di gestione volta a privilegiare la coerenza industriale rispetto a operazioni di cessione mirate. Oggi quella impostazione resta intatta, anzi si consolida con il nuovo piano industriale al 2028 e con la nomina di Bernardo Mingrone quale amministratore delegato.

Con l’appoggio di Cdp e di H&F, che detiene il 22,23% del capitale, la società punta a un rilancio orientato alla creazione di valore nel medio termine. Il piano prevede una generazione di cassa in crescita fino a 2,4 miliardi nel triennio al 2028, rispetto ai 2,1 miliardi del triennio precedente, e la distribuzione di 1,1 miliardi ai soci sotto forma di dividendo. In questo quadro, la posizione di Cdp non è difensiva in senso passivo: al contrario, la Cassa ha più volte ribadito di voler incrementare la propria partecipazione in Nexi.

Borsa Italiana e il nodo della governance

Se sul fronte Nexi prevale la logica industriale, sul dossier Borsa Italiana la questione si sposta sul piano societario e governativo. Nell’assemblea degli azionisti di Borsa Italiana, la controllante Euronext ha rinviato al 5 maggio la decisione sulla conferma dell’amministratore delegato Fabrizio Testa. La sospensione non è casuale: è legata al procedimento instaurato davanti al tribunale di Milano, investito della domanda cautelare presentata da Cdp.

La richiesta al tribunale di Milano

La Cassa, che possiede l’8,08% di Euronext, ha chiesto la sospensiva dell’assemblea sostenendo che non sarebbero stati rispettati i patti di governance tra i soci. Secondo la sua impostazione, tali accordi stabiliscono con chiarezza che la scelta dell’amministratore delegato di Piazza Affari debba spettare alla componente italiana. La richiesta giudiziale si inserisce in una discussione più ampia sulla ripartizione delle prerogative gestionali e sul rispetto degli impegni parasociali.

Da tempo Cdp sollecita la nomina di un nuovo amministratore delegato per Borsa Italiana, ma la proposta è stata finora respinta dal quartier generale di Parigi. La mancata convergenza tra i soci ha reso necessario l’intervento dell’autorità giudiziaria. Nei giorni scorsi si è svolta una prima udienza e si attende a breve la decisione del tribunale milanese, che potrà incidere sull’assetto della governance e sui rapporti tra i soci di Euronext.

Una strategia coerente su partecipazioni e controllo

Le due vicende mostrano un’impostazione comune: Cassa Depositi e Prestiti intende presidiare i dossier nei quali ravvisa una rilevanza industriale o istituzionale per il Paese, evitando sia la dispersione di valore sia soluzioni imposte dall’esterno. Nel caso Nexi, la leva è il rafforzamento del progetto industriale; nel caso Borsa Italiana, la tutela passa dalla verifica del rispetto degli accordi di governance e dei poteri decisionali riconosciuti ai soci italiani.

In questo contesto, il mercato osserva con attenzione sia l’evoluzione del titolo Nexi sia l’esito del procedimento davanti al tribunale di Milano, chiamato a chiarire se l’assetto di governo di Borsa Italiana sia stato costruito e applicato in conformità agli impegni tra le parti.