La diffusione dei deepfake ha trasformato un fenomeno tecnologico in una criticità concreta per le organizzazioni, con ricadute immediate sui controlli interni, sulla continuità operativa e sulla protezione dei dati. Il rischio non riguarda più soltanto la circolazione di contenuti manipolati, ma investe attività essenziali come i processi di recruiting, le riunioni a distanza, il supporto tecnico e le procedure di accesso ai sistemi informativi.
Una minaccia che si inserisce nei processi ordinari
L’efficacia delle tecniche di impersonificazione rende sempre più difficile distinguere l’interlocutore autentico da quello contraffatto. In ambito aziendale, ciò significa esporsi a richieste fraudolente, autorizzazioni indebite e violazioni dei protocolli di sicurezza che possono verificarsi proprio nei momenti in cui l’attenzione operativa è più alta. La fiducia, in questo contesto, non può più essere data per scontata: deve essere verificata, presidiata e sostenuta da misure tecniche e organizzative adeguate.
Il Deepfake Readiness Benchmark Report di GetReal Security offre un quadro significativo della portata del fenomeno: 8 organizzazioni su 10 hanno già subito tentativi di impersonificazione e il 41% delle grandi imprese dichiara di aver inserito in organico candidati falsi o impostori. Dati che confermano quanto il problema sia già presente nelle dinamiche aziendali quotidiane, con effetti che travalicano il semplice rischio reputazionale.
Le implicazioni per il mercato assicurativo
Per il comparto assicurativo, l’evoluzione dei deepfake impone una revisione delle logiche di analisi del rischio cyber. La valutazione non può più limitarsi alla presenza di vulnerabilità tecniche tradizionali, ma deve considerare anche l’esposizione a frodi basate sulla manipolazione dell’identità, all’ingegneria sociale e alla compromissione dei canali di comunicazione digitale.
Ne discende un impatto diretto sulle condizioni di assicurabilità, sulle misure di sicurezza richieste agli assicurati e sulla delimitazione delle coperture connesse a eventi fraudolenti o a violazioni determinate dall’uso di identità sintetiche. In particolare, assumono rilievo le polizze che intercettano i danni derivanti da frodi informatiche, dai raggiri veicolati tramite contenuti audiovisivi alterati e dagli accessi non autorizzati ottenuti mediante tecniche di inganno evolute.
Presidio tecnologico e responsabilità organizzativa
Il contrasto ai deepfake richiede un approccio integrato, capace di unire strumenti di autenticazione più robusti, procedure di verifica multilivello e formazione del personale. L’adozione di questi presidi non è soltanto una scelta prudenziale: in molti casi rappresenta una componente essenziale della governance della sicurezza e della gestione diligente del rischio d’impresa.
La crescente sofisticazione di queste tecniche impone alle aziende di ripensare i propri modelli di affidamento, soprattutto nei contesti in cui una decisione presa sulla base di un volto, di una voce o di un’identità apparente può generare conseguenze economiche rilevanti. È proprio qui che il confine tra autenticità e artificio diventa giuridicamente e operativamente decisivo.
Un tema già centrale nel dibattito professionale
Il punto di vista più approfondito sul tema è stato illustrato da Luciana Cipolla, Partner di La Scala Società tra Avvocati, nell’articolo pubblicato su Monitor Legale.
L’articolo Deepfake e sicurezza aziendale: cresce il rischio di impersonificazione. La Scala Società tra Avvocati per Monitor Legale proviene da Iusletter.