Il quadro comunicato al Capital markets day
Nel corso del Capital markets day dedicato alle prospettive del gruppo, l’amministratore delegato di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, ha illustrato una traiettoria di rilancio che combina tre direttrici: sviluppo dei ricavi, revisione dell’assetto produttivo e riduzione dell’indebitamento. In questo contesto, è stata indicata la possibile ripresa di una politica dei dividendi, dopo un lungo periodo di sospensione.
Dividendo e ritorno alla remunerazione degli azionisti
La società ha prospettato la possibilità di riconoscere agli azionisti una cedola a partire dal 2028, con riferimento al bilancio 2027. La dichiarazione attribuita al CEO è la seguente: «Abbiamo valutato la possibilità di riconoscere agli azionisti una cedola già dal 2028, sul bilancio 2027».
L’impostazione viene ricondotta alla logica del cosiddetto total shareholder return, concepito come combinazione di valorizzazione del titolo e distribuzione di utili. Sul punto, la posizione espressa è sintetizzata nella frase: «La nostra visione è che il cosidetto total shareholder return non viene solo dall’aumento del titolo, ma anche dal dividendo».
Obiettivi economico finanziari al 2030 e presupposti operativi
Le indicazioni rese al mercato prospettano, entro il 2030, una crescita dei ricavi del 40% fino a 12,5 miliardi di euro e un utile netto pari a 500 milioni. La progressione descritta si accompagna a un percorso di miglioramento della marginalità e a un’ulteriore accelerazione nella riduzione dell’indebitamento, con una crescita media annua dei ricavi dell’8% e un incremento del 90% del margine operativo rispetto al 2025.
Inoltre, viene richiamato il dato comparativo di performance: il 2025 verrebbe archiviato con 110 milioni di utili, rispetto ai 27 milioni del 2024, come elemento funzionale a sostenere la credibilità della pianificazione.
Difesa: dalla percezione degli investimenti alla fase esecutiva delle commesse
Una componente centrale del piano è rappresentata dall’espansione nel comparto difesa. Secondo quanto riferito, il passaggio sarebbe da una fase caratterizzata dall’attesa di investimenti a una fase concreta di acquisizione di ordini. La dichiarazione riportata è: «La premessa è che finora nel settore della difesa c’è stata soltanto la percezione dell’arrivo di importanti investimenti dei paesi per noi strategici, in primis l’Italia, adesso, invece, stiamo entrando in una fase più concreta».
Nel breve periodo viene indicata l’aspettativa di circa 5 miliardi di euro di commesse in sei mesi, con conseguente esigenza di raddoppiare la capacità produttiva militare nei cantieri italiani. Il passaggio testuale è: «Nei prossimi sei mesi prevediamo di acquisire circa 5 miliardi di euro di commesse nel settore della difesa, con un carico di lavoro che comporterà la necessità di raddoppiare la capacità produttiva militare nei cantieri italiani».
Riorganizzazione dei cantieri: il principio dei vasi comunicanti
Per conseguire l’aumento di capacità senza nuovi siti produttivi, viene descritta una riorganizzazione interna, basata su un riequilibrio dei carichi tra impianti. Il modello viene definito come un principio di vasi comunicanti e, secondo quanto riportato, non richiede la costruzione di nuovi cantieri, in ragione della disponibilità complessiva di 18 cantieri.
La redistribuzione viene rappresentata come segue: saturazione del cantiere di La Spezia, quale cuore della produzione di navi militari, con concentrazione della costruzione del programma Fremm; trasferimento dell’eccedenza di lavoro a Castellammare di Stabia, destinato a evolvere verso un ciclo completo di realizzazione di unità militari, non più limitato alla produzione di tronconi. La dichiarazione riportata è: «Possiamo ottenere questo aumento grazie ad un principio di vasi comunicanti e con tempi che non richiedono la costruzione di nuovi cantieri. Lo possiamo fare perché abbiamo complessivamente 18 cantieri e il piano prevede una redistribuzione della capacità produttiva».
Romania e Vietnam: riallocazione dei tronconi e delle produzioni speciali
Nella logica di ottimizzazione dei costi e delle specializzazioni, viene indicato lo spostamento in Romania della realizzazione dei tronconi di scafo destinati alle navi da crociera, quale conseguenza della trasformazione di Castellammare di Stabia. In parallelo, si prevede il trasferimento delle produzioni speciali dalla Romania ai cantieri in Vietnam, con riferimento a navi da lavoro e piattaforme offshore. Sul punto, la sequenza è attribuita al CEO: «Da questa decisione discende la scelta di spostare negli impianti in Romania la realizzazione di tronconi di scafo destinati alle navi da crociera. Il tassello conclusivo è il conseguente trasferimento delle produzioni speciali (navi da lavoro e piattaforme offshore, ndr) dalla Romania nei nostri cantieri in Vietnam».
Efficienza, marginalità e indebitamento: l’effetto combinato della riallocazione
La riorganizzazione viene presentata come idonea a produrre benefici economici su due piani: incremento della capacità produttiva nel settore difesa e riduzione del costo orario nella produzione legata al settore cruise mediante la costruzione in Romania di grandi blocchi di acciaio. La sintesi riportata è: «Si traduce in un consistente miglioramento dell’efficienza operativa e della marginalità, sia grazie all’aumento della capacità produttiva nel settore difesa, sia al fatto che, trasferendo dall’Italia alla Romania la costruzione di grandi blocchi di acciaio, destinati alla navi da crociera, il costo orario di produzione diminuisce».
Da tale impostazione, secondo quanto dichiarato, discenderebbe un ulteriore miglioramento dei margini nel cruise e una riduzione significativa dell’indebitamento entro il 2030: «Il risultato è che l’attività di costruzione per il settore cruise migliorerà ancora i margini. Il livello di indebitamento si ridurrà significativamente entro il 2030 grazie a una crescita media annua dei ricavi dell’8% e a un aumento del 90% del margine operativo rispetto al 2025».
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