Crisi d’impresa nel 2026: strumenti negoziali più utilizzati e procedure liquidatorie ancora diffuse
Crisi d’impresa nel 2026: strumenti negoziali più utilizzati e procedure liquidatorie ancora diffuse

Crisi d’impresa nel 2026: strumenti negoziali più utilizzati e procedure liquidatorie ancora diffuse

La lettura dei dati nel quadro del Codice della crisi

La quinta edizione dell’Osservatorio Unioncamere sulla crisi d’impresa, pubblicata a settembre 2026, offre una rappresentazione aggiornata dell’utilizzo degli strumenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza. L’analisi, realizzata da Unioncamere e InfoCamere sulla base delle informazioni presenti nel Registro delle imprese, confronta in particolare i primi semestri del 2024, del 2025 e del 2026.

Il dato centrale, nella prospettiva del Codice della crisi e dell’insolvenza, è la crescente attenzione verso gli strumenti che consentono una gestione anticipata della difficoltà aziendale. Accanto a questa tendenza, tuttavia, restano numericamente rilevanti le procedure con finalità liquidatoria, segno che molte situazioni di crisi emergono quando il margine di risanamento è già ridotto.

Composizione negoziata: lo strumento che cresce con maggiore continuità

La composizione negoziata conferma il proprio ruolo di principale indicatore dell’emersione tempestiva della crisi. Nel primo semestre 2026 sono state presentate 897 istanze, a fronte delle 875 del corrispondente periodo del 2025 e delle 454 del primo semestre 2024.

La progressione risulta ancora più evidente osservando i dati annuali disponibili: le istanze erano state quasi 600 nel 2023, 1.048 nel 2024 e 1.776 nel 2025. Il ricorso allo strumento si colloca quindi in una traiettoria di consolidamento, coerente con la funzione attribuita dal Codice della crisi alla prevenzione dell’insolvenza irreversibile.

Le imprese che accedono alla composizione negoziata

Nel primo semestre 2026 le società di capitali rappresentano l’80,7% delle imprese richiedenti. Le microimprese sono il 46,4% del totale, mentre le piccole imprese raggiungono il 40,4%.

Il valore medio della produzione è pari a circa 7 milioni di euro e il numero medio degli addetti è di 31. I comparti più rappresentati sono il manifatturiero, il commercio e, con una crescita sensibile, le costruzioni.

Concordato semplificato e accordi di ristrutturazione: due dinamiche diverse

Il concordato semplificato mostra un incremento nel confronto tra i primi semestri. Le domande presentate nel primo semestre 2026 sono 83, rispetto alle 63 dello stesso periodo del 2025 e alle 43 del 2024.

Le imprese che utilizzano questo strumento sono prevalentemente società di capitali e hanno dimensioni contenute. Il numero medio di addetti è pari a 16. Il valore medio della produzione è di 4,6 milioni di euro, in diminuzione rispetto ai 10 milioni registrati nel primo semestre 2025.

La stabilità degli accordi di ristrutturazione dei debiti

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti presentano invece un andamento sostanzialmente stabile. Nel primo semestre 2026 risultano 167 procedure, quasi in linea con le 168 del 2025 e con le 163 del 2024.

Le imprese interessate hanno mediamente 66 addetti e un valore della produzione di circa 11 milioni di euro. L’88% è costituito da società di capitali, dato che conferma la prevalenza di strutture societarie più organizzate tra i soggetti che accedono a tale percorso.

Concordato preventivo: riduzione delle domande nel semestre

Il concordato preventivo segue una direzione diversa rispetto agli altri strumenti considerati. Nei primi sei mesi del 2026 sono state presentate 451 domande, contro le 511 del primo semestre 2025 e le 490 del corrispondente periodo del 2024.

La flessione interviene dopo una fase di crescita osservata su base annua nel biennio precedente. Le imprese che accedono al concordato preventivo presentano caratteristiche dimensionali in parte vicine a quelle che ricorrono alla composizione negoziata: 33 addetti medi e circa 7 milioni di euro di valore medio della produzione. Le società di capitali rappresentano l’84,5% del totale.

Liquidazione giudiziale: numeri ancora elevati

Le procedure di liquidazione giudiziale restano un indicatore significativo della fragilità del tessuto imprenditoriale. Nel primo semestre 2026 sono state registrate 5.230 procedure, rispetto alle 5.286 dello stesso periodo del 2025.

La lieve riduzione semestrale deve essere valutata insieme al forte incremento rispetto al 2024, quando le domande erano state 4.222. Anche l’andamento annuale degli ultimi anni rimane crescente: le aperture sono passate da 7.685 nel 2023 a 9.203 nel 2024 e a 9.869 nel 2025.

Dimensioni delle imprese e distribuzione territoriale

Le imprese coinvolte nelle liquidazioni giudiziali sono mediamente di dimensioni ridotte: 7 addetti e circa 2 milioni di euro di valore della produzione. Le società di capitali rappresentano l’81,2% del totale.

I settori più interessati sono il commercio, le costruzioni e il comparto manifatturiero. Sul piano territoriale, nel primo semestre 2026 la Lombardia registra 1.036 casi, seguita dal Lazio con 844, dalla Campania con 478 e dalla Toscana con 417.

Liquidazioni coatte amministrative: crescita e specificità dei soggetti coinvolti

Nel primo semestre 2026 le liquidazioni coatte amministrative sono state 290, in aumento rispetto alle 254 del primo semestre 2025 e alle 211 del 2024.

La quasi totalità delle imprese interessate, pari al 98,6%, è costituita da cooperative, consorzi e società consortili. Tra i settori maggiormente rappresentati figurano le attività per la salute umana e l’assistenza sociale e le attività amministrative e di servizi di supporto.

Unioncamere segnala che alcuni dati dimensionali relativi a queste imprese devono essere valutati con cautela, per la limitata disponibilità di informazioni sugli addetti e sui bilanci depositati.

Il significato operativo dei dati per imprese e creditori

I dati dell’Osservatorio Unioncamere sulla crisi d’impresa, quinta edizione, settembre 2026, delineano un sistema nel quale convivono due fenomeni. Da un lato, aumenta il ricorso agli strumenti pensati per intercettare tempestivamente la difficoltà, con la composizione negoziata in posizione centrale. Dall’altro, le procedure liquidatorie restano su livelli elevati, soprattutto con riferimento a imprese di dimensioni minori e meno strutturate.

Per l’impresa, questi numeri confermano l’importanza di una verifica anticipata degli squilibri economici, patrimoniali e finanziari. Per i creditori, indicano la necessità di leggere tempestivamente i segnali di deterioramento della controparte, anche quando l’impresa non è ancora formalmente insolvente.

Fonte e perimetro informativo

I dati richiamati provengono da Unioncamere e InfoCamere, Osservatorio sulla crisi d’impresa, quinta edizione, settembre 2026. L’analisi è basata sulle informazioni presenti nel Registro delle imprese e riguarda le principali procedure disciplinate dal Codice della crisi e dell’insolvenza.

Lo Studio Legale Statella assiste imprese e privati a Milano in materia di crisi d'impresa e diritto fallimentare. Per un caso concreto puoi contattare lo studio.