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Contraffazione nell’Unione europea nel 2025: sequestri record, marchi violati e nuove rotte del falso

Un record che fotografa solo una parte del mercato illecito

Nel 2025 le autorità dell’Unione europea hanno sequestrato oltre 196 milioni di articoli contraffatti, per un valore stimato di circa 6,3 miliardi di euro. Il dato, indicato nel rapporto annuale della Commissione europea e dell’EUIPO sull’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale, rappresenta il livello più alto mai registrato ed è superiore di due terzi rispetto all’anno precedente.

La crescita dei sequestri conferma un rafforzamento dell’attività di controllo, ma segnala anche un mutamento del fenomeno. La contraffazione non si limita più all’ingresso di prodotti finiti alle frontiere esterne dell’Unione. Una parte rilevante delle condotte si sviluppa ormai dentro il mercato unico, anche attraverso il commercio elettronico e spedizioni frazionate.

Dogane e mercato interno: due piani distinti di intervento

Il rapporto aggrega i dati trasmessi dagli Stati membri e li esamina secondo due direttrici. La prima riguarda i fermi effettuati dalle dogane alle frontiere esterne, sulla base del regolamento (UE) n. 608/2013. La seconda riguarda i sequestri eseguiti all’interno del mercato unico dalle forze di polizia e dalle autorità di vigilanza del mercato.

La distinzione è giuridicamente e operativamente rilevante. I controlli doganali intercettano le merci nella fase di accesso al territorio dell’Unione, mentre i sequestri interni riguardano beni già immessi nei circuiti commerciali, depositati, distribuiti o preparati per la vendita.

I numeri dei sequestri interni

Nel mercato interno sono stati sequestrati oltre 175 milioni di articoli, per un valore di 4,55 miliardi di euro. L’aumento in volume è pari al 71%. Questo dato mostra che l’attività repressiva più consistente si concentra ormai sulla circolazione intracomunitaria delle merci, dove la filiera del falso può articolarsi in stoccaggio, confezionamento, etichettatura e distribuzione.

I fermi alle frontiere esterne

Alle frontiere i fermi hanno riguardato 42,1 milioni di articoli, più del doppio rispetto al 2024, per un valore di quasi 2 miliardi di euro. Si tratta del dato più alto dall’entrata in vigore del regolamento (UE) n. 608/2013.

Una parte rilevante dell’aumento deriva da un singolo sequestro eccezionale di 16 milioni di prodotti del tabacco. Tuttavia, il dato non si esaurisce in questo episodio, poiché i casi trattati sono cresciuti del 34%, indice di controlli doganali più selettivi e mirati.

Marchi, diritto d’autore e disegni: quali diritti vengono violati

Il marchio resta il diritto di proprietà intellettuale maggiormente colpito. Risulta coinvolto nel 60% degli articoli sequestrati e in quasi il 94% di quelli fermati in dogana. Seguono il diritto d’autore, pari al 39%, e i disegni e modelli, pari al 7%.

Alle frontiere oltre l’85% delle violazioni riguarda marchi dell’Unione europea. Il dato conferma la centralità del titolo unitario nella tutela doganale e nella repressione della contraffazione, in particolare quando le merci provengono da Paesi terzi e sono destinate al mercato dell’Unione.

Nel mercato interno cresce invece il peso del diritto d’autore. Il fenomeno è trainato da supporti registrati e software, che rappresentano il 32,8% degli articoli sequestrati e precedono i giocattoli, pari al 19,5%.

Etichette e imballaggi: la contraffazione costruita dentro il mercato unico

Uno dei dati più significativi riguarda etichette, cartellini e adesivi. Questa categoria è passata in un anno dal 2% al 13,4% dei sequestri nel mercato interno.

Il dato merita particolare attenzione perché tali materiali, considerati isolatamente, non sempre riproducono un prodotto contraffatto finito. Possono però servire ad attribuire un segno distintivo illecito a merci anonime già entrate nell’Unione, trasformandole in prodotti falsi in una fase successiva.

La diffusione di etichette, cartellini e adesivi mostra quindi che una parte della contraffazione viene assemblata, completata o confezionata sul territorio europeo, con conseguente elusione dei controlli doganali tradizionali sui prodotti finiti.

In questo contesto assume rilievo l’art. 10 del regolamento (UE) 2017/1001, che consente al titolare del marchio di vietare l’apposizione del segno su etichette e imballaggi e la loro commercializzazione quando sussiste il rischio che tali materiali vengano utilizzati per prodotti contraffatti. La norma consente di intervenire in una fase anticipata, prima che il bene venga presentato al consumatore come prodotto recante il marchio illecito.

Origine delle merci e canali di trasporto

Quanto alla provenienza, la Cina resta il principale Paese d’origine delle merci fermate, con quasi il 41% degli articoli. Seguono la Turchia e Hong Kong.

I volumi maggiori transitano tramite trasporto su strada e trasporto marittimo. Tuttavia, il numero più elevato di singoli interventi riguarda corrieri espressi e spedizioni postali. I soli corrieri hanno registrato oltre 45.000 interventi.

Questo dato riflette l’impatto del commercio elettronico. La distribuzione del falso avviene sempre più spesso mediante piccoli pacchi, ordini individuali e spedizioni frammentate, con conseguente maggiore difficoltà di intercettazione rispetto ai carichi commerciali tradizionali.

Il ruolo dell’Italia nei sequestri europei

L’Italia rappresenta da sola il 73,9% di tutti gli articoli sequestrati nell’Unione e l’80,2% di quelli fermati nel mercato interno. Si tratta di una quota molto superiore a quella di Francia e Paesi Bassi, che si attestano rispettivamente intorno al 6% e al 5%.

Il primato italiano deriva quasi interamente dai sequestri eseguiti sul territorio nazionale. Tali sequestri valgono oltre 71 punti percentuali del totale, mentre i fermi doganali italiani pesano poco più di due punti percentuali.

Il dato deve essere letto con prudenza. Il numero degli articoli sequestrati misura anzitutto l’intensità dei controlli e l’efficacia dell’azione delle autorità, non necessariamente la maggiore diffusione del falso in un determinato Paese. Nel caso italiano emerge soprattutto il ruolo delle forze di polizia nel presidio del mercato interno.

Efficienza delle procedure doganali e limiti dell’intervento

Le procedure doganali mostrano un livello elevato di efficacia. Quasi l’85% dei procedimenti si è concluso con la distruzione delle merci.

Il sistema resta però fortemente dipendente dall’iniziativa dei titolari dei diritti. Gli interventi d’ufficio delle dogane si fermano all’1,8%. Di regola, il fermo richiede una domanda di intervento da parte del titolare, che consenta alle autorità di riconoscere e bloccare le merci sospette.

Nel 5,5% dei procedimenti il titolare non ha dato seguito alla notifica della dogana. In tali casi si perde un’occasione di tutela già avviata, con il rischio che l’intervento pubblico non produca effetti sostanziali in assenza di una reazione tempestiva del soggetto titolare del diritto.

La dimensione economica del falso e la tutela dei titolari

Il rapporto invita a valutare i dati record in una prospettiva più ampia. Il commercio di merci contraffatte verso l’Unione è stato stimato in 99 miliardi di euro nel 2021, pari al 4,7% delle importazioni. I fermi alle frontiere intercettano circa lo 0,4% di tale fenomeno.

Per i titolari di marchi, opere protette, disegni e modelli, la domanda di intervento doganale resta uno strumento necessario, ma non sufficiente. Deve essere affiancata da un monitoraggio costante delle vendite online, dall’attenzione ai canali di spedizione e dall’azione contro etichette, cartellini, adesivi e materiali di confezionamento.

Commissione europea ed EUIPO sottolineano inoltre la necessità di un coinvolgimento più stretto di trasportatori e piattaforme di commercio elettronico. È su questo terreno, tra cooperazione privata, vigilanza pubblica e iniziativa dei titolari, che si gioca oggi una parte decisiva dell’enforcement dei diritti di proprietà intellettuale.

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