Assegno unico universale e denatalità analisi dei dati Inps e impatto sulla spesa pubblica
Assegno unico universale e denatalità analisi dei dati Inps e impatto sulla spesa pubblica

Assegno unico universale e denatalità analisi dei dati Inps e impatto sulla spesa pubblica

Riduzione dei beneficiari e dinamica demografica

L’assegno unico universale per i figli a carico continua a rappresentare un intervento centrale del sistema di welfare familiare, con una spesa annua prossima ai 20 miliardi di euro. Tuttavia la platea dei beneficiari sta progressivamente diminuendo, riflettendo in modo diretto la crisi demografica che interessa l’Italia.

Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio sull’assegno unico universale pubblicato dall’Inps, nel mese di gennaio i minori e i giovani fino a 21 anni coperti dalla misura sono risultati inferiori di circa 256 mila unità rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. I destinatari complessivi sono scesi a 9,29 milioni con una contrazione di quasi tre punti percentuali su base annua.

La causa strutturale di questa riduzione è individuabile nella denatalità. Nel 2023 le nascite in Italia si sono attestate intorno alle 379 mila unità, scese ulteriormente a circa 370 mila nel 2024, nuovo minimo storico in attesa dei dati relativi al 2025 che, salvo inversioni di tendenza, si preannunciano ancora più contenuti. Parallelamente ogni anno un numero crescente di giovani esce dal perimetro dell’assegno al compimento del ventunesimo anno di età, e i nuovi nati non sono numericamente sufficienti a compensare tali uscite.

Se questa tendenza dovesse consolidarsi per l’intero 2026, le stime suggeriscono un risparmio per la finanza pubblica superiore al mezzo miliardo di euro, non per effetto di un contenimento selettivo della misura, bensì per la progressiva contrazione del bacino dei potenziali beneficiari.

Valore delle prestazioni e caratteristiche economiche delle famiglie

Importi complessivi e famiglie coinvolte

Nel solo mese di gennaio sono stati erogati circa 1,6 miliardi di euro a titolo di assegno unico universale a favore di 5,89 milioni di nuclei familiari. Il numero delle famiglie interessate risulta inferiore di circa 139 mila unità rispetto a gennaio 2025, con una flessione pari a circa il 2,3 percento, coerente con la riduzione del numero di figli fiscalmente a carico rientranti nel campo di applicazione della misura.

L’ammontare medio riconosciuto per ciascun figlio rimane sostanzialmente stabile, attestandosi su un valore intorno a 174 euro mensili. L’importo varia in funzione dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente e dei parametri previsti dalla disciplina vigente: si passa da una soglia minima di circa 58 euro mensili per figlio per i nuclei privi di attestazione ISEE o con ISEE superiore ai limiti massimi, fino a un massimo di circa 223 euro per i nuclei con redditi e patrimoni più contenuti.

Distribuzione territoriale e incidenza dei livelli di reddito

L’osservazione territoriale restituisce una mappa che rispecchia la composizione demografica e socioeconomica del Paese. I figli per i quali è corrisposto l’assegno unico universale risultano così ripartiti: circa 4,17 milioni nelle regioni del Nord, 1,75 milioni nelle regioni del Centro, 3,36 milioni nelle regioni del Sud e nelle Isole.

Pur in presenza di un numero assoluto di beneficiari più elevato nel Nord, gli importi medi mensili per figlio risultano più alti nel Mezzogiorno, segno di una maggiore concentrazione di famiglie con ISEE basso o molto basso. Nel dettaglio l’importo medio mensile si attesta intorno a 188 euro per figlio nel Sud e nelle Isole, a circa 166 euro nel Nord e a circa 168 euro nel Centro.

La misura mostra dunque una forte selettività a favore dei redditi più bassi. Oltre 4,8 milioni di figli appartengono a famiglie con ISEE inferiore a 17.500 euro, pari a circa il 52 percento del totale, per le quali l’assegno medio riconosciuto dall’Inps si colloca intorno ai 223 euro mensili per figlio. All’estremo opposto circa 1,6 milioni di figli, pari a circa il 17 percento del totale, sono inseriti in nuclei che non presentano l’ISEE e percepiscono l’importo minimo pari a 58 euro mensili per figlio.

Osservatorio Inps assegno unico universale come strumento di lettura del fenomeno

L’Osservatorio Inps sull’assegno unico universale si conferma un punto di riferimento per l’analisi congiunta delle politiche familiari e dell’andamento demografico. Attraverso i dati sulle erogazioni mensili, sulla distribuzione territoriale dei beneficiari e sulla loro collocazione nelle diverse fasce ISEE, è possibile cogliere non soltanto l’efficacia redistributiva della misura ma anche le conseguenze macroeconomiche del calo delle nascite, inclusi gli effetti sul bilancio pubblico nel medio periodo.

La progressiva riduzione della platea, rilevata con puntualità dall’Istituto, rende evidente come l’assegno unico universale si stia progressivamente trasformando da strumento prevalentemente espansivo a indicatore sensibile delle dinamiche demografiche interne, e suggerisce la necessità di un monitoraggio costante da parte del legislatore e degli operatori del diritto interessati alla materia della tutela della famiglia e dei minori.